Scritto Luned́ 26 febbraio 2018 alle 18:20

La toccante esperienza della prima ospite: ''qui ho trovato degli amici, mi sento viva''

Per qualche anno ha vissuto nel sud Italia, accontentandosi di uno stipendio di 500 euro mensili: arrivata a Lecco, con il salario salito a 900 euro, pur sempre per 54 ore settimanali di lavoro, pensava di aver trovato l’America. Poi all’improvviso un malore, quel “la stiamo perdendo” udito benissimo dalla voce del medico che in pronto soccorso l’ha accolta, senza essere in grado di ribattere “ma come? I miei occhi sbarrati vedono una strana luce ma io sento tutto”. L’operazione, il risveglio e i conti da fare con un tumore alla testa che, nemmeno dopo un secondo intervento e l’ennesimo ciclo di chemioterapia è stato – ad oggi – del tutto eradicato, cambiandole di fatto la vita. Eppure Maria, 63 anni, badante ucraina sola in Italia, riesce ancora a essere positiva: “i miei figli me lo dicono sempre: sono stata fortunata ad ammalarmi qui. Nel mio Paese non mi avrebbero salvata. Ci sono anche bravi dottori ma poi manca tutto…”.

Maria nella sua stanza

Nella piccola Lecco ha trovato invece un doppio appiglio: specialisti attenti alla cui mani si è affidata, per ben due volte, animata da una profonda fede capace di farle ritenere che sia stato il Signore a guidare il loro agire durante sedute operatorie protrattesi anche oltre il previsto. E soprattutto una casa… amica. Maria è l’ospite “zero” di “CasAmica Francesco e Antonio”. Vi è approdata nell’agosto del 2016 quando ancora la struttura non era nemmeno stata inaugura. E vi è ancora. La stanza 13 è diventata la sua stanza. Piccola ma colorata, come vuole la Presidente in persona, attenta a dettagli come le tinte dei luoghi comuni e dei corridoi, capaci di “dare personalità” ad ambienti che per qualcuno sono solo punti di appoggio per brevi soste e per altri, diventano invece, a tutti gli effetti, per l’appunto, casa.

CasAmica

“Qui ho trovato degli amici”
sostiene con convinzione Maria, facendo riferimento ai volontari su cui può contare per i piccoli spostamenti da e verso gli ospedali nonché per fare la spesa e disbrigare quelle piccole incombenze burocratiche che ti rincorrono sempre, anche da malata. “Vengono anche con me a parlare con i medici che parlano sempre troppo veloce e io non riesco a seguire tutto il discorso o mi dimentico tutto prima di uscire. Qui poi mi sento ancora viva: faccio piccoli lavoretti come portare fuori i sacchi della spazzatura la sera oppure aiutare la signora delle pulizie a stendere e piegare i suoi stracci. Mi tengo attiva e sto meglio: quando mi fermo, sul letto penso invece alla mia malattia…”.
Avendo assistito al taglio del nastro e fermandosi in via alla Rovinata 37 ancora per mesi e mesi, nel tempo Maria si è cucita addosso il ruolo di “mascotte” di “CasAmica Francesco e Antonio”, facendo conoscere a operatori e volontari anche la figlia, venuta in Italia per qualche tempo per starle accanto, trovando poi il modo di ricambiare l’affetto che quotidianamente riceve cercando di essere sempre sorridente e positiva. “Quando mi sono ammalata, all’inizio, per un breve periodo sono stata a casa di una mia amica. Quando mi sono ripresentata dal dottore, forse anche perché non parlavo ancora bene l’italiano, non riuscivo a fargli capire che mi ero trasferita dalla casa di mia amica a casAmica” ricorda scherzando, conservando la classica cadenza delle donne dell’Est che ne tradisce le origini. Non sa, Maria, se tornerà mai nella sua Ucraina. I tre nipotini, per distinguerla dalla mamma del loro papà che porta il suo stesso nome, la chiamano “nonna Italia”. “Mia figlia quando ha visto le carte dell’ospedale e ha letto il costo delle cure che ho ricevuto si è subito agitata: come possiamo trovare tutti questi soldi? Mi chiedeva, non sapendo che, avendo sempre versato i contributi, l’assistenza mi viene riconosciuta gratuitamente. Adesso dovrò fare un altro ciclo di chemioterapia poi una risonanza che dirà se il mio male c’è ancora… poi chissà. Io per ora resto qui…”.
A.M.
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