Scritto Venerd́ 11 gennaio 2019 alle 11:12

Malgrate: entro fine mese i richiedenti asilo lasceranno la frazione Porto

In Commissione anche gli sfratti e i costi (insostenibili) per i ricoveri
Via Roma
Sono sei i richiedenti asilo politico ospitati in due appartamenti gestiti dalla Cooperativa “Itaca” in via Roma, a Malgrate, che entro la fine del mese dovranno definitivamente lasciare gli alloggi. “Si tratta di uomini tra i 25 e i 35 anni a cui era stato riconosciuto il permesso di soggiorno umanitario ma ai quali, in seguito all’approvazione del Decreto Sicurezza, che ha modificato le normativa relativa agli Sprar e all’erogazione dei contributi ad essi destinati, non è ancora stata assegnata una struttura di accoglienza definitiva”. A comunicarlo, nel corso della Commissione consiliare svoltasi giovedì 10 gennaio, il Sindaco Flavio Polano, che ha definito il tema “incandescente”.
“Anche tra i 70-80 migranti ospitati nell’area ex Moroni, in via Provinciale – ha proseguito il primo cittadino – sono presenti alcune mamme con bambini con permesso umanitario: la Cooperativa si vede costretta a mandarle altrove, proprio per la mancanza di fondi statali. Per due mesi, probabilmente, le richiedenti asilo staranno ad Abbadia, dopodiché interverranno la Prefettura e il Presidio Sociale, che dovranno valutare la situazione alla luce della rinnovata legislazione nazionale”. Tra l’altro, come sottolineato dal primo cittadino, la stessa area ex Moroni in zona Fabusa, sede Sprar, dovrà cambiare destinazione dopo l’approvazione del Decreto Sicurezza, diventando – forse – un centro educativo gestito da “Itaca”.
Flavio Polano
Il tema “migranti” è stato toccato anche da Francantonio Corti, che ha evidenziato la necessità di maggiori controlli per le vie del paese da parte delle Forze dell’ordine e l’installazione di ulteriori telecamere, “onde evitare spiacevoli situazioni, come la presenza di siringhe nei parchi pubblici frequentati dai richiedenti asilo”: “Se certe zone fossero presidiate, la delinquenza – sia essa “italiana” o “straniera” – diminuirebbe”, ha commentato il Consigliere di minoranza. Per Polano, invece, il vero problema sarebbe quello della mancanza di agenti di polizia necessari a organizzare pattuglie: “Le telecamere non sono una panacea, ci vorrebbe una presenza capillare sul territorio, ma siamo fortemente sotto organico e lo sappiamo – ha dichiarato il Sindaco - Dobbiamo sperare che qualcosa cambi e ci venga permesso di fare nuove assunzioni. Nel frattempo, importanti sono le segnalazioni dirette dei cittadini e non per interposta persona”.
La Commissione di ieri è stata inoltre l’occasione per illustrare la situazione degli sfratti per morosità. Quattro, nel corso dell’anno 2018, i nuclei familiari – prevalentemente di origine straniera e senza reddito fisso – costretti a lasciare l’immobile locato a causa del mancato pagamento del canone d’affitto alle scadenze previste. “Trattandosi di famiglie con minori a carico, siamo riusciti ad assegnare loro delle risorse e a ricollocarle in diverse strutture pubbliche”, ha spiegato l’assistente sociale, la Dottoressa Veronica Ricci. “Al momento abbiamo due monolocali liberi, proprio perché le situazioni di emergenza sono sempre più comuni e dobbiamo essere pronti ad intervenire nell’immediato, facendo tuttavia comprendere ai soggetti che andiamo ad aiutare la necessità di non “adagiarsi” e riattivarsi il prima possibile per trovare un lavoro e reinserirsi in società”. L’anno scorso, inoltre, i Servizi Sociali di Malgrate hanno attivato due DGR, mettendo a disposizione – grazie al “Piano regionale” di prevenzione e contrasto alla povertà – 1.500 euro a nucleo familiare per sostenere le morosità ed evitare gli sfratti. “A sostegno delle famiglie indigenti, naturalmente, intervengono anche la Parrocchia e la Caritas”, ha aggiunto Polano.
Per quanto riguarda, infine, i ricoveri a carico dell’Ente Comunale, ad oggi - come ricordato dalla Dottoressa Ricci - sono sei i cittadini malgratesi ospiti di apposite strutture sanitarie. Si tratta in particolare di quattro persone anziane non autosufficienti, di una persona adulta e di un giovane disabile con disturbo della sfera mentale ricoverato fuori regione.
“Quest’ultimo caso, seguito anche dal CPS lecchese, è particolarmente “gravoso” per il Comune – ha spiegato l’assistente sociale – Ci siamo mossi con l’ASST di Lecco per cercare di suddividere la spesa tra quota sociale e quota sanitaria, ma il costo continuerà ad essere alto (circa 200 euro al giorno, ndr.)”.
Un costo “insostenibile” secondo il primo cittadino Flavio Polano, che ha evidenziato i problemi di gestione di spese assistenziali simili da parte dei piccoli enti comunali: “Solo l’anno scorso abbiamo dovuto destinare 100.000 euro in più per sostenere l’onere: uno stanziamento senza dubbio significativo”, ha dichiarato. “Siamo comunque intenzionati a chiedere un’integrazione sociosanitaria più “marcata”, richiedendo un potenziamento delle Residenze Sanitarie per Disabili del nostro territorio, affinché possano fare fronte a situazioni del genere”. Più contenuti, invece, i costi per i ricoveri dei soggetti a deterioramento cognitivo: “In questo senso il Comune sta cercando di lavorare, anche attraverso il Centro Polifunzionale “Donadoni” di via Manzoni - che conta attualmente dieci ospiti - e al “Progetto Lago” di prevenzione dell’isolamento sociale, pensato insieme alle Amministrazioni di Valmadrera, Civate, Pescate e Oliveto Lario, per cercare di “intercettare” i bisogni degli anziani in una situazione critica, prima che essa sfoci in un vero e proprio disagio psicologico, dovuto spesso anche alla difficoltà economica e alla solitudine”.
Marta Colombo
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