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Scritto Mercoledì 09 settembre 2015 alle 14:33

'Fondo di solidarietà': le casse dei comuni dissanguate dallo Stato che preleva e non restituisce. Ecco i dati dei 90 comuni. ''Mannaia'' sulle piccole realtà della valle considerate turistiche


"Cosa vuole che le dica? Quando abbiamo visto i tagli ci siamo seduti e guardati in faccia. Poi ci è venuto da ridere. Ma era un riso isterico, accompagnato dallo scuotere della testa e dalle mani nei capelli. Con la scusa che siamo comuni montani, ci dicono che siamo ricchi e quindi avendo tante seconde case, incameriamo molta IMU. Per questo ci spremono. Ma un conto è imporci un contributo per le situazioni disastrate, un altro è metterci in ginocchio e costringerci a tagliare servizi e chiedere continui sacrifici ai cittadini"
.
È lo sfogo, emblematico, di una responsabile della ragioneria di un'amministrazione della valle che, "interrogata" sulle cifre enormi che il suo comune è chiamato a devolvere allo Stato, ha risposto lasciandosi andare a un moto di sconforto. Nella stessa situazione sono però tutti i comuni della provincia di Lecco che, chi più chi meno, si trovano a dover abbassare la testa (per non dire altro) e ad assistere all'ennesimo prelievo da parte dello Stato centrale nelle casse comunali.
Un tempo si chiamavano semplicemente "trasferimenti erariali" poi sono diventati "fondo sperimentale di riequilibrio" e "fondo perequativo per province e comuni" ora costituiscono il "fondo di solidarietà" e in pratica rappresentano quanto lo Stato restituisce al comune, sotto forma di diverse voci, ma pur sempre quale entrata più consistente. Ora se di certo non si può parlare di consistenza, nemmeno si può più parlare di entrata. I trasferimenti infatti sono praticamente pari a zero.

Ma chiariamo meglio il quadro.

La peculiarità del fondo di solidarietà comunale (FSC), come illustrato da una audizione dell'onorevole Pier Paolo Baretta, sottosegretario di Stato, è quella di essere alimentato con una quota di gettito IMU di spettanza dei comuni (38,23%) diversamente da quanto accadeva per il fondo sperimentale di riequilibrio.
Nel 2013 tale fondo, per tutti i comuni interessati (regioni a statuto ordinario), ammontava a 6.957.454.319,09 euro. Nel 2014 tale cifra è scesa a 6.339.884.208,94 euro e nel 2015 si è scivolati fino a 4.773.745.010,47.
In parole povere il FSC rappresenta una cassa alimentata dai comuni tramite parte del gettito IMU (38,23%) generato dall'aliquota standard. Una cassa che dovrebbe servire per redistribuire in maniera equa le risorse, con modalità fissate dal decreto del presidente del consiglio, raccogliendone la mission di limitare le disuguaglianze del gettito immobiliare tra città ricche e città povere.
Ogni comune, in pratica, lo alimenta e se ne vede ritornare una parte calcolata su complesse formule che tengono conto anche di spesa storica, entrate Imu e Tasi, fabbisogni standard, capacità fiscale.
Il risultato per quest'anno, traducendo in numeri lo sfogo della responsabile di ragioneria, sono comuni che si sono visti azzoppare le entrate. Anzi si sono trovati ad essere debitori nei confronti di tale cassa.

Abbiamo estrapolato dal sito della finanza locale i dati e abbiamo messo a confronto due anni, il 2014 e il 2015.
Ecco cosa ne esce:


Nel 2014 il comune di Ballabio riceveva dallo Stato 34.228 euro e alimentava il fondo con 532.884 euro. Nel 2015 è "debitore" verso tale cassa di 94.998 euro (il FDS è infatti negativo) e deve alimentarlo ancora con 533.048.
Trattandosi di una quota prelevata sul gettito IMU, la municipalità non vede nemmeno questi soldi perchè le vengono prelevati direttamente alla fonte. Il contribuente fa il versamento con l'F24. A questo punto l'agenzia delle entrate riceve la somma e la "splitta" direttamente allo Stato, facendo un recupero immediato.
Drammatica la situazione di piccoli comuni, considerati turistici e per questo ricchi, come Barzio. Da due anni il FDS risulta negativo per qualcosa come - 668.772 nel 2014 e - 832.301 nel 2015 e a questo si aggiungano i 908.534 e i 908.814 versati per alimentare le casse.
Passa da un FDS positivo (48mila euro) a uno negativo (-53mila euro), il comune di Abbadia che già ne versa 370mila euro come quota di alimentazione.
Non va meglio a Bellano dove da un -128mila euro del FDS si è passati a un - 256mila euro con alimentazioni molto simili nei due anni e che si aggirano attorno al mezzo milione di euro ciascuno.
Dovrà fare a meno del 20% delle entrate su questa voce, pari a 250mila euro, il comune di Calolziocorte che versa invece per l'alimentazione 780mila euro.
Da mila 123mila euro scende a 10mila, Dervio che riceve solo briciole a fronte di oltre 350mila euro "trattenuti" per l'alimentazione. Ne riceveva già pochi Varenna (10.167 euro nel 2014), ora si trova ad essere debitoe verso il fondo di 59mila euro, pur contribuendo con 240mila per alimentarlo.

Dimezzata la quota spettante a Barzanò (da 323mila euro a 165mila) e invariata quella trattenuta per l'alimentazione (4040mila euro)
Non va di certo meglio Casatenovo che ha visto una contrazione del 36%, passando da 875mila euro a 564mila cui si aggiunge la quota trattenuta sull'IMU pari a 773mila euro ogni anno.
Un taglio quasi a metà anche per Costa Masnaga (-46%) dove il fondo di solidarietà è sceso da 344mila euro a 185mila euro mentre è rimasta stabile l'alimentazione pari a 400mila euro.
A Missaglia sindaco e assessore avevano scritto una missiva a Renzi "raccontando" tutto il loro disappunto per il buco da 200mila euro che il comune si trovava a dover ripianare.
Il fondo di solidarietà, infatti, è passato da 468mila euro (435 al netto di detrazioni) a 217mila euro mentre la quota per alimentazione è rimasta stabile a 640mila euro.
A Monticello il taglio è stato del 27%, con un fondo rimasto positivo ma sceso da 665mila euro a 484mila euro e una quota "trattenuta" pari a 294mila euro.
Oggiono è diventato debitore. La quota del suo fondo da 255mila euro è passata a -22mila euro mentre sono ben 858mila i soldi trattenuti sull'IMU.

Veniamo ora al meratese partendo dal "capoluogo".
Il FDS per palazzo Tettamanti è passato da 855mila euro a 302mila euro mentre la quota da versare nella cassa comune è rimasta pari a 1.3milioni di euro per il 2014 e per il 2015. Un taglio pari al 65% che non si sa nemmeno più come definire.
- 30% a Brivio dove il FDS è sceso da761mila e 534mila euro mentre l'alimentazione si è assestata a 360mila euro.
Si sale a un - 52% per Calco dove la sforbiciata ha lasciato sul piatto 131mila euro contro i 274mila mentre ha chiesto di versare 351mila per l'alimentazione.
-37% a Cernusco, - 36% a Imbersago, - 62% a Olgiate.
Paradossale il caso di Montevecchia a cui verrebbe da consigliare di respingere l'elemosina: da 93mila euro il comune si è trovato a ricevere 337 euro mentre la sua quota per l'alimentazione è rimasta stabile a 192mila euro.

Un'altra chiave di lettura la dà anche il raffronto tra quanto il comune versa per alimentare il fondo e quanto se ne vede restituito. Un rapporto sempre a favore della Cassa, non si capisce nemmeno perchè, e che ora per molti, moltissimi comuni è diventato solo debitorio nei confronti dello Stato: l'ente locale deve sempre versare e anche quanto gli spetterebbe (almeno stando alla voce "fondo di solidarietà) gli viene trattenuto, anche se verrebbe quasi da dire "estorto".

Insomma una situazione a dir poco disastrosa in una parte d'Italia virtuosa che paga lo scotto di questo suo agire come il "buon padre di famiglia", sottoposto oltretutto ai vincoli del patto di stabilità.
Un prelievo continuo, un vero e proprio stillicidio che non basta mai, che deve andare a ripianare situazioni vergognose ma che, a dire il vero, ci vede continuamente piegati a novanta, pronti a pagare, tacere e subire.
Primi fra tutti i nostri parlamentari.

Saba Viscardi
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