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Scritto Sabato 12 marzo 2016 alle 15:58

Abbadia: l'ex pugile Silvio Branco si racconta, da uomo migliore

77 incontri disputati, 63 vinti di cui 37 per KO, 11 persi di cui 4 per KO, 3 incontri pareggiati: sono questi i numeri di Silvio Branco, 'il barbaro', così come è stato soprannominato l'ex pugile che passando dalla categoria dei pesi medi, ai supermedi, ai mediomassimi e infine ai massimi leggeri è salito più volte sul 'tetto' del mondo incoronato campione del mondo  WBA  e Silver WBC nei pesi massimi leggeri. Una vita sul ring, iniziata all'età di 14 anni nelle vesti di gracile ragazzino di soli 36 kg che avrebbe dovuto guadagnarsi con  grinta e sudore la stima dei compagni di palestra e terminata il 6 maggio 2014, a quarantasette anni, quando ha appeso i guantoni ritirandosi "integro nel fisico e migliore come uomo".

Silvio Branco

Di questa brillante carriera, costellata da successi, gioie e dolori, colpi dati e 'ganci' ricevuti, che son quelli che ti formano, che ti creano il carattere, il 'barbaro' ha voluto parlarne in un libro, 'Il tunnel trasparente', quel tunnel che per il campione iniziava nel primo giorno di preparazione ad una gara e che lo portava dritto dritto al momento della salita sul ring: fuori dal tunnel, la vita che scorreva, il mondo che si muoveva, caotico, incessante, rumoroso. Dentro, il silenzio della concentrazione, il respiro del campione, il ritmo cadenzato dei colpi al sacco.

Giovanni Favero

A destra Firmino de Marcellis

117 pagine che racchiudono una storia di 'box e resilienza' e che ieri sera sono state presentate sul palco dell'Oratorio Frassati di Abbadia Lariana dalla voce dello stesso Branco incalzato dalle domande di chi lo ha guidato nella stesura dello stesso, e quindi  Giovanni Favero, imprenditore e creatore di progetti multimediali che sfidano l'editoria e Antonio Voceri, giornalista professionista con un lungo passato da sportivo.

Don Vittorio

Il racconto corale, introdotto dalle immagini del campione sul ring, ha attraversato la vita di un uomo, prima ancora che pugile, che ha imparato ad affrontare le sfide della vita a testa alta, senza mai peccare di presunzione. Entrato nel mondo dei professionisti a soli 22 anni, a 27 Branco sigla la sua prima conquista del titolo italiano dei pesi medi, che seppe difendere per ben 4 volte prima di passare agli internazionali. Su nella scalata dei successi, i traguardi del campione ne hanno reso noto il nome: un ricordo tra i tanti, l'anno 1996,  quando Silvio Branco sfida  il campione americano Thomas Tate per il titolo mondiale versione WBU e si  aggiudica l'incontro ai punti, dopo 12 splendidi round di totale equilibrio.

Luca Marasco e Silvio Branco

Dietro tanti successi, ha spiegato l'ex pugile, la miscela di ingredienti perfetta: "Bisogna avere un sogno, un minimo di DNA e tanta ma tanta costanza negli allenamenti. Mi allenavo 5 ore al giorno, sempre con la massima scrupolosità, perché a questi livelli la differenza tra il numero 1 e il numero 2 del mondo è davvero minima". Per ogni grande campione, però, anche il merito di un grande allenatore: "combattevo il palazzetti con 10.000 persone che urlavano e io sentivo solo la voce del maestro". Un rapporto 'epidermico' il loro, quasi 'ombelicale', come lo ha definito lui stesso: "in un round di tre minuti l'allenatore deve essere velocissimo a leggere il combattimento e scegliere quale tattica adottare per vincere. Mi sono sempre fidato ciecamente di lui, di ciò che mi diceva".

Dal maestro, dagli incontri, da se stesso, Branco ha imparato a non cedere alla presunzione e nemmeno alle provocazioni, ma soprattutto a conoscere la paura senza scacciarla via: "La paura c'è, è quella che non ti rende incosciente, è una componente importante per vincere". Di tutto questo, l'ex pugile ha fatto tesoro, portandoselo con se anche giù dal ring, quando il momento di smettere è arrivato. Quel che rimane del 'barbaro', oggi, sono i successi, le irripetibili emozioni, la fatica, i guantoni con i segni delle gioie e dei dolori, e l'indescrivibile appagamento di chi ha affrontato sacrifici disumani ma ne è stato ripagato. Quel che è diventato Silvio Branco, oggi, è forse quello che don Vittorio, intervenuto ieri sera sul palco, ha scorto in lui: "un campione umile, equilibrato, ricco di valori e comprensivo dei profondi sentimenti umani".

Antonio Voceri, Luca Marasco, Silvo Branco e Giovanni Favero

Al termine della serata, i pugili di ieri e di oggi presenti in sala sono saliti sul palco per una foto assieme a Branco: tra di loro, anche l'ex campione mandellese Firmino de Marcellis e il trentaduenne Luca Marasco, la promessa calolziese che si prepara ad affrontare un nuovo match in programma il 14 maggio a Bergamo.
Giulia Achler
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