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Scritto Mercoledì 15 giugno 2016 alle 19:22

La Lecco perduta: ''alle quattro strade''

L’incrocio “delle quattro strade”, oggi largo Montenero con corso Matteotti, è stato per decenni il nodo viabilistico principale di Lecco, anche per le vicinanze con la stazione ferroviaria.
    Le quattro strade esistono ancora, anzi sono divenute cinque: Volta, Bovara, Resinelli, Grassi, Matteotti. La strada che sale lungo via Grassi, giungendo da via Cavour e procedendo verso via Volta, non collega più con l’importantissima Strada Nazionale dello Stelvio, definita dalle guide di metà Novecento “strada modello, con un ottimo fondo e senza polvere”.

I lavori che nell’estate 1996 hanno completamente cambiato l’incrocio delle “quattro strade”, oggi largo Montenero/corso Matteotti

    La Nazionale toccava la località Galandra; lambiva, quindi, le prime pendici del monte San Martino, a fianco del Bersaglio, passava sul valico con il dosso collinare di Santo Stefano, prima di scendere al lago nella zona di Pradello. Nel 1932 il vecchio importante tracciato venne superato dal nuovo lungolago, che andava oltre la località Brick, per raggiungere le Caviate, dove la strada un tempo si trovava bloccata da uno sperone roccioso, che affondava nelle acque del lago.
    I viaggiatori che entravano in Lecco dal Ponte Visconteo sull’Adda, per andare oltre, verso la sponda lariana, dovevano transitare dalle “quattro strade” per imboccare la Nazionale per Sondrio e per Chiavenna, mentre seguendo l’indicazione esistente con targa verso Castello iniziavano a salire verso la Valsassina, nella strada che ancora serpeggia nella vallata del Gerenzone.
    Alle “quattro strade”, nel 1928, venne collocata una delle prime pompe di benzina della città di Lecco, considerando proprio l’importante ruolo di nodo stradale sulle principali direttrici. Un altro storico impianto di benzina venne inaugurato nel 1932/’33, su progetto di Mario Cereghini, in località Brick, sul lungolago di Lecco, dove oggi la Statale 36 si raddoppia nelle due distinte corsie. Era allora il limite massimo dell’arteria viabilistica rivierasca lecchese, prima, appunto, del nuovo tracciato sulla sponda da Caviate a Pradello, dove scendeva l’antica strada di Santo Stefano.
A.B.
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