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Scritto Venerdì 12 agosto 2016 alle 12:05

Lecco/17: via dei tirabagia, instancabili lavoratori del ferro

La via dei tirabagia
Quattro passi lungo il Gerenzone, torrente di ricordi con la storia dell'industria del ferro. C'è la via dei Tirabagia, singolare tracciato pedonale, che collega il quartiere San Giovanni a Rancio e che affonda nel cuore delle officine di un tempo. I tirabagia sono stati oscuri, silenziosi, ma quanto instancabili protagonisti della lavorazione del ferro. Operavano con il grembiule di cuoio o di spessa stoffa annerita, i calzoni di fustagno, gli zoccoli; lavoravano in locali dove il fuoco rende l'aria rovente.

 Gli anziani ricordano i trafilieri dei piccoli complessi: uomini robusti, abituati a durissima fatica, che riposavano un'ora scarsa a mezzogiorno per una frugale colazione consumata sui muriccioli della Fiumicella. Il corso d'acqua, canalizzazione artificiale del Gerenzone, ha alimentato le ruote motrici. In località Castagna del quartiere San Giovanni, lungo via Partigiani, si può imboccare la via Tirabagia, che scende subito verso il solco del Gerenzone. Sbuca in via Mazzucconi ed esce da una "fessura", dopo aver superato il corso d'acqua con un ponticello raggiungibile attraverso logorati gradini. La passeggiata avviene in un "anfiteatro" che si spalanca tra vecchi edifici consumati dal tempo e rinnovate abitazioni; lambisce un tratto secco di Fiumicella, sfiora i muri anneriti di fucine ed officine, dove si può ancora ascoltare, in qualche tratto, il palpito rumoroso delle trafile di ferro. Si osserva l'acqua del Gerenzone che scende all'ombra di una vecchia "torre", camino in mattoni di un'industria della vallata.

Nel 1960, anno del boom economico, durante una seduta del Consiglio Comunale di Lecco, il consigliere Gianni Discacciati, che era anche presidente dell'Azienda Turismo, propose di dedicare un monumento ai tirabagia, citando anche l'esempio dei vignaioli a Bertinoro di Forlì. Non è stato costruito il monumento, ma c'è una via tutta per loro anche se un po' isolata e dimenticata. Il percorso rinnova un paesaggio dominato dal lavoro duro che ha generato le fortune imprenditoriali del territorio lecchese.

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A.B.
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