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Scritto Lunedì 22 agosto 2016 alle 22:35

Lecco: FILCA Cooperative chiede il concordato, il Tribunale concede 120 giorni per presentarlo. ''E il piano industriale?''

Il Tribunale di Lecco
Il 9 agosto la prima sezione civile del Tribunale di Lecco - presidente Mirco Lombardi e giudice relatore Giordano Lamberti - ha concesso a FILCA COOPERATIVE 120 giorni di tempo per la presentazione della documentazione completa relativa al ricorso per l'ammissione alla procedura di concordato preventivo depositato dalla società stessa presso la cancelleria del medesimo Foro lo scorso 13 luglio, data dalla quale decorrerà quindi il termine fissato per la necessaria integrazione, con la formulazione della proposta e del piano nonché per la consegna degli atti mancanti. Con il medesimo decreto - pubblicato in data odierna sulla pagina dedicata alle "altre procedure" del Portale dei Fallimenti - i giudici hanno altresì disposto "che il ricorrente depositi entro il giorno 30 di ogni mese (con prima scadenza al 30 settembre) una relazione informativa sugli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione compiuti (questi ultimi previa autorizzazione del Tribunale)". Chiesto inoltre il costante aggiornamento in merito alla predisposizione dei documenti attesi nonché sulla ricezione di eventuali pignoramenti o istanze di fallimento. Contestualmente, "considerata la complessità e la varietà delle questioni", il collegio ha provveduto anche alla nomina di un commissario giudiziale nella figura di Riccardo Nucera, ragioniere con studio in Lecco.
Salvo ulteriori proroghe, entro la fine dell'anno si conoscerà dunque la sorte di FILCA, società cooperativa con sede legale in città, leader tra le realtà edilizie di questo tipo in Lombardia, presente in tutta la regione con una capillare rete di uffici a supporto dei propri affiliati "firmatari", in più di trent'anni di attività, di oltre 800 interventi edificatori, in 280 comuni del Nord Italia, con 17.000 unità immobiliari consegnate, quasi 600 ancora in costruzione e, stando al sito internet aziendale, oltre 1.200 - almeno sulla carta - in programma.
La storia societaria affonda le proprie radici nel 1979 quando l'attuale Presidente Giacomo Fumeo, nell'ambito di un'azione di completo rinnovamento degli organi sociali, assume la guida del già avviato Consorzio di cooperative F.I.L.C.A. Casa, una piccola struttura di assistenza alle società affiliate, in prevalenza operativa nella zona di Lecco, con episodiche presenze nella Brianza milanese e nel Comasco: in tutto una dozzina di operatori in attività, circa 550 milioni di lire di fatturato annuo e un patrimonio-fondo consortile di 3 milioni di lire. Il 12 novembre 1985 Filca assume la veste giuridica di Società Cooperativa a responsabilità limitata. Si costituisce così il Consorzio F.I.L.C.A. Casa Lombardia Società Cooperativa che nel 1989 diverrà poi FILCA COOPERATIVE. L'azienda conosce un primo significativo sviluppo, anche a livello territoriale, negli anni Ottanta. Alle sedi di Lecco e Milano, si aggiungono gli uffici di Bergamo, Busto Arsizio, Como, Saronno, Varese, Desenzano del Garda e Pavia. Nel periodo immediatamente successivo rafforza la propria fisionomia regionale con il potenziamento dell'ufficio meneghino.
Giuseppe Cantatore
Il tracollo è storia invece dei giorni nostri, con ultimo atto rappresentato appunto dalla richiesta di ammissione al concordato preventivo, datata luglio, un mese dopo la sottoscrizione - negli uffici della Regione - dell'accordo sindacale che ha sancito la messa in mobilità di 53 dipendenti su 86. Un passo a cui si è arrivati "con il mal di pancia" per dirla utilizzando l'espressione scelta da Giuseppe Cantatore, sindacalista della Cgil che segue la "vertenza" FILCA fin dall'origine, quasi tre anni fa. "Inizialmente ci è stato riferito di problemi di commesse, della fatica di portare a termine una serie di interventi in corso" ha spiegato, riavvolgendo il nastro fino alla prima proposta "facciamo un periodo di cassa integrazione per vedere come gestire tale questione". "Vista la situazione di oggettivo sovraccarico di forza umana rispetto al lavoro, abbiamo deciso di non aprire la cassa bensì di optare per il contratto di solidarietà, per tutti i  dipendenti, con picchi di massima riduzione del 30% dell'orario, per un anno, prorogabile. Ci è stato poi detto che tale soluzione si era rivelata essere insostenibile non dal punto di vista economico ma organizzativo e che si riteneva più opportuna la cassa integrazione straordinaria. Abbiamo accettato: è durata più di un anno. Poi però iniziano le difficoltà nel pagare le mensilità correnti: 3, 4, 5 fino ad arrivare a un massimo di 9, con un'esposizione quindi molto elevata verso i lavoratori. Finita la cassa si fanno altri ragionamenti sugli esuberi che dal 30% ipotizzato all'inizio salgono a 53 unità su 86. Ci hanno raccontato ripetutamente di avere però un complesso piano industriale - a scatole cinesi, per FILCA e le singole cooperative affiliate - volto a ridurre i costi e ad arrivare a far sì che un pool di banche inietti nuova liquidità fino al 2020, con una parte destinata alle necessità immediate e una parte che avrebbe poi risanato lo stato debitorio. L'obiettivo dichiarato era di portare a termine, in tre anni, gli interventi già in corso. Per fare ciò si prevedeva la mobilità seguita poi da un processo di razionalizzazione". E' dunque su queste basi che si fonda l'accordo sindacale siglato a inizio estate in Regione, attraverso il quale ai 53 lavoratori in esubero viene garantito un riconoscimento economico quale incentivo all'esodo, il pagamento - dilazionato nel tempo - delle retribuzioni arretrate e entro dicembre 2016 il saldo del Tfr. "Tu che il 17 giugno firmi questo accordo e il 13 luglio ti presenti in Tribunale mi hai preso letteralmente per il culo" afferma, senza troppi giri di parole, quest'oggi Cantatore, appresa la notizia della concessione a FILCA, da parte dei giudici, del termine di 120 giorni per la presentazione del piano concordatario (liquidatorio o in continuità al momento non è ancora dato sapersi).
"Le ripetute dichiarazioni non si sono mai concretizzate. L'azienda però ora ha tutto il tempo per predisporre la documentazione senza poter essere aggredita da nessun creditore, privilegiato o chirografario che sia" aggiunge il sindacalista, evidenziando come la presentazione della domanda di ammissione al concordato abbia spazzato via i presupposti dell'accordo sancito solo due mesi fa. "La concessione dei 120 giorni posticipa tutte le scadenze che non saranno dunque sicuramente rispettate. Vedremo anche se impugnare i licenziamenti già attuati perché sono venute meno le condizioni alla base degli stessi: i dipendenti se così fosse hanno la titolarità di chiedere di essere reintegrati".
Il primo passo, per valutare poi il da farsi, sarà la richiesta di un incontro con il rag. Nucera.
Le altre pagine della storia di FILCA sarà invece il tempo a scriverle, con la penna al momento in mano ai professionisti chiamati dalla società a redigere la proposta concordaria.
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A.M.
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