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Scritto Mercoledì 31 agosto 2016 alle 14:55

Lecco perduta/23: fino al 1993 c'era la Badoni

Lavoratori della Badoni in assemblea nel complesso di corso Matteotti nel 1992
La sirena della Badoni Antonio, costruzioni meccaniche di corso Matteotti, in quartiere Castello, cessò di suonare, dopo 150 anni, nel 1993. Badoni era un nome di Lecco nel mondo. Già nel 1864 il prefetto di Como, in una relazione al Governo, sottolineava il ruolo della Badoni che, "con la fabbricazione delle ottime lastre per la corazzatura delle navi, ha offerto alla nostra Marina Militare la possibilità di diminuire il tributo che pagava all'industria forestiera".
    Era il dicembre 1841 quando Giuseppe Badoni acquistava da Massimiliano Giovanni Rinaldo di Stampa di Soncino, una estesa aerea, in Comune di Castello. Badoni acquistava il vasto terreno per realizzare un moderno centro industriale. Era una collocazione che diventerà ancora più favorevole venti anni dopo, con il primo collegamento ferroviario nella vicina stazione. Da allora Badoni è stato a Lecco, lungo corso Matteotti, divenuto tale dopo la Liberazione 1945 e, dal 1856, ha avuto un complesso a Bellano, poi rilevato dal Cotonificio Cantoni.
    Ponti della Badoni si trovano in tutto il mondo. I lecchesi che percorrono l'autostrada Salerno-Reggio Calabria possono avere un fremito di orgoglio civico transitando sul colossale viadotto Italia, al confine tra le regioni Basilicata e Calabria. E' stata la Badoni che ha realizzato la travata d'acciaio che ha consentito di superare l'ostacolo naturale più imponente che l'autostrada del Sole, nella sua corsa verso il sud della penisola, ha trovato: supera il vallone del fiume Lao con un'altezza d'alveo che raggiunge il tetto di 255 metri.
    La preparazione dei pezzi si svolse a Lecco tra il maggio 1967 e l'aprile 1969. Fu necessario costruire 600 pannelli che, dopo essere stati montati e provati in loco, vennero trasferiti sul cantiere dall'impresa Battazza. Materiale complementare venne spedito con ferrovia fino alla stazione di Lagonegro. Il primo elemento è stato posto in opera nel marzo 1968. L'ultimazione dei lavori è del maggio 1969; l'inaugurazione del viadotto è stata nel 1970. Le cronache del tempo riferiscono che la Badoni di Lecco, con il viadotto Italia, aveva realizzato il lavoro più originale ed ardito degli ultimi anni, nel settore dei ponti metallici di grande luce. I tre settori erano rispettivamente di 125 metri (con la difficoltà di una curva), 175 e 125. Nella zona di costruzione del viadotto, in località Bosco Selvaggio del Comune di Laino Borgo, a 530 metri di quota, era stato realizzato un villaggio residenziale con 170 posti letto. Ospitò anche il gruppo dei tecnici e montatori della Badoni, che raggiunse le 50 unità. Il tetto massimo di dipendenti della Badoni nel complesso di corso Matteotti toccò il numero di 800 negli anni del boom economico 1960. Erano 250 quando la sirena non suonò più, nel 1993.
A.B.
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