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Scritto Lunedì 31 ottobre 2016 alle 08:15

Ricostruzione del seno: impiantate dal dr.Guzzetti al Manzoni e al Mandic 4 membrane Braxon, sono le prime in Lombardia

La spesa sostenuta – per ciascuna – da una realtà tutto sommato piccola, rispetto ai grandi centri specializzati, come l’Asst di Lecco non è stata certo irrilevante. Ma la quinta verrà impiantata in settimana, le altre quattro sono state utilizzare, al Manzoni e al Mandic, nei giorni scorsi. Sono le primissime in Lombardia, seppur la tecnica sia stata “lanciata” in Inghilterra ormai anni or sono: grazie all’indubbia professionalità del dr. Tommaso Guzzetti, responsabile della struttura semplice dipartimentale di Chirurgia Plastica e suo unico membro effettivo, in attesa dell’arrivo del nuovo collega risultato vincitore dell’atteso concorso recentissimamente espletato, il già variegato campionario delle modalità di ricostruzione del seno, post-mastectomia, tra le quali scegliere a Lecco come a Merate, per trovare la soluzione più appropriata per ogni singola paziente, si è arricchito di un’ulteriore elemento. Si chiama Braxon ed è un involucro di origine animale all’interno del quale avvolgere la protesi di silicone prima di essere inserita in sede. Deve essere cucita – “da buon figlio di sarta” come asserito dal dr. Guzzetti – direttamente dal professionista prima dell’impianto per andare a creare una sorta di impalcatura che – venendo poi riassorbita – guiderà alla cicatrizzazione, facendo in modo che non ci sia contrattura capsulare e dunque che la protesi stessa non venga “schiacciata”, creando difetti dal punto di vista estetico.

Il dr. Guzzettti durante una dimostrazione con una protesi avvolta dalla membrana Braxon

“Si tratta – ha spiegato il chirurgo plastico – di una tecnica one step sovrapettorale ovvero di una procedura chirurgica che ci permette, in una sola volta, di eseguire la ricostruzione del seno senza toccare il muscolo pettorale che viene quindi preservato nella sua totale integrità”. Questo dunque uno dei vantaggi di Braxon, il cui utilizzo è subordinato ad un accurato intervento demolitivo, il più conservativo possibile nonché ad una serie di indicazioni. La membrana risulta infatti adatta – ha illustrato il professionista, dimostrandosi ancora una volta pronto a vincere pregiudizi ed ad allargare le proprie conoscenze, portando a Lecco il “top” – “per mammelle medio-grandi e per pazienti che hanno uno spessore cutaneo adeguato”.

Il risultato ottenuto in sala operatoria cucendo la membrana sulla protesi in silicone


Si tratta al contempo di una proceduta inimmaginabile fine a qualche anno fa perché di fatto, oltre alla protesi si va a inserire un secondo elemento “estraneo” al quale viene – paradossalmente – chiesto di favorire l’ingrowing del tessuto della paziente che, con il tempo, dovrebbe andare a sostituire la membrana stessa.
Insomma, per dirla con un’espressione scelta proprio dal dr. Guzzetti, “non tutte le donne possono portare la stessa gonna”. E nel suo guardaroba di sapere, il camice bianco, “strappato” dal dr. Lovisari al Sant’Anna di Como per impreziosire l’offerta lecchese ormai qualche anno fa, ha aggiunto una “taglia” in più.
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Alice Mandelli
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