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Scritto Lunedì 09 gennaio 2017 alle 21:22

Lecco: celebrata la Festa del Tricolore nel ricordo di Pino Galbani

Sono state molte le autorità e i semplici cittadini che hanno voluto partecipare nella serata di oggi, lunedì 9 gennaio, alla Festa del Tricolore che si è tenuta presso il polo museale di Palazzo Belgiojoso. Dalle ore 17.30 alle 19 sono state aperte in via straordinaria le sale della Resistenza del Museo Storico e l'iniziativa è stata anche occasione per commemorare Pino Galbani e il suo infaticabile impegno per trasmettere la memoria ed educare ai valori di pace e democrazia.

Filippo Di Lelio, Liliana Baccari, Francesca Bonacina, Angelo De Battista

Dopo un breve intervento inaugurale di Mons. Cecchin a fare gli onori di casa è stato il direttore del polo museale Mauro Rossetto, che ha ceduto la parola al Prefetto di Lecco Liliana Baccari: "insegniamo ai nostri figli il significato più profondo della bandiera perché, come ha sottolineato il presidente Mattarella, il valore dell'unità nazionale va considerato con sguardo rivolto non tanto al passato quanto al futuro per quello che saremo in grado di costruire, sia come popolo animato da un comune sentimento sia come nazione. Di questo dobbiamo essere fieri e perciò senza retorica ma con intima convinzione esclamiamo insieme viva il tricolore, viva la nostra bandiera, viva l'Italia" ha concluso, ricordando la figura di Pino Galbani proprio nel nome di questi valori.

"Avere un simbolo che unisce tutti sotto alcuni valori come accade con il nostro tricolore non è una cosa scontata e data una volta per tutte, lo vediamo bene in questi tempi difficili - è quindi intervenuta il vicesindaco di Lecco Francesca Bonacina - Festeggiare questa ricorrenza e dedicarla a Pino Galbani è un messaggio forte, quello di qualcuno che con la propria vita ha testimoniato in qualche modo questo simbolo nei momenti bui della deportazione a Mathausen ma anche in maniera fortissima nelle scuole tra le giovani generazioni. Su questa traccia, sulla narrazione che lui ha saputo fare di queste vicende, avvicinandole grazie alla propria testimonianza di uomo giovane che ha saputo portare avanti i propri valori anche in tempi difficili, vogliamo continuare a lavorare ognuno nel proprio ruolo e compito. Abbiamo sempre bisogno di dare al tricolore un messaggio di speranza, rileggendo il passato e interpretandolo per cercare gli elementi che rendono la bandiera un momento di unità e non di divisione".

Una decisa adesione al valore del tricolore è stata espressa anche dal presidente di Assoarma Lecco Filippo di Lelio, mentre interamente dedicato a Pino Galbani è stato l'ultimo intervento, quello del professor Angelo De Battista, socio dell'Anpi Lecco: "Pino era un uomo non di parte ma che prendeva parte, esprimendosi apertamente anche in discussioni riguardanti i concetti di patria e di bandiera, che sono stati spesso materia e ostaggio del discorso politico. Anche oggi la patria viene strumentalizzata da nazionalismi aggressivi come mezzo oppressivo di altre patrie; sono certo che l'idea di bandiera e patria a cui Pino era legato è quella che inizia col riscatto civile dell'Italia l'8 settembre 1943 ed è in questo quadro che si colloca l'azione che ha sviluppato negli anni sul nostro territorio". L'Italia a cui era legato Pino - ha spiegato - era quella che lui stesso aveva contribuito a ricostruire negli anni del dopoguerra, fondata sul lavoro e sui diritti, un'Italia indivisibile ma attenta alla partecipazione e alle autonomie e soprattutto un'Italia che ripudia la guerra; un'Italia democratica insomma, che anche se non rispecchiava pienamente l'ideale del periodo postbellico aveva sempre appassionatamente difeso. "Era dell'idea che questa Italia e questo patrimonio andassero difesi e ha scelto di contribuire con lo strumento della memoria e del racconto: proprio per questo ha voluto dare vita a un libro che non parlasse solo della sua esperienza ma anche quella del territorio lecchese e dell'Italia intera, come unica garanzia perché quei terribili fatti non si ripetano più" ha proseguito De Battista, ricordando come nella stesura del libro Galbani avesse voluto sottolineare che anche nelle condizioni peggiori l'umanità non svanisce: "per lui le vicende della guerra e della deportazione dovevano alimentare l'idea di fratellanza e comprensione tra i popoli; la sua posizione non era retorica ma frutto delle sue convinzioni e si riverberava nelle sue azioni".
E.T.
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