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Scritto Mercoledì 11 gennaio 2017 alle 13:20

Gilardoni: il Procuratore parla di 'negligente irragionevolezza dell'organo di gestione', tanti gli aspetti da salvaguardare. Anche la sicurezza Nazionale

Il procuratore capo Antonio Angelo Chiappani
"Cosa aspetta la Procura ad intervenire?" chiedeva mesi fa il sindaco di Mandello Riccardo Fasoli. Indirettamente la risposta è arrivata oggi, "the day after" la notifica ai 6 indagati e alle 54 ipotizzate persone offese dell'avviso di chiusura delle indagini, direttamente dal Procuratore Capo Antonio Angelo Chiappani, impegnato a tirare le fila di una complessa attività investigativa scaturita - come spiegato anche dal Capo della Squadra Mobile cittadina - da una serie di richieste di intervento avanzate, in momenti differenti, direttamente da singoli dipendenti "esasperati" ma anche dall'Ats e dall'Ispettorato del lavoro a seguito di alcuni controlli svolti tra le mura della Gilardoni Raggi X, descritta - a ragione - non certamente come una qualunque "fabbrichetta" di provincia bensì come un'impresa di interesse nazionale e internazionale operante - tra l'altro - nel campo della sicurezza, con propri macchinari installati presso tutti i tribunali d'Italia e presso gli aeroporti lungo tutto lo Stivale e non solo.
"Il nostro primo interesse - ha così asserito il dr. Chiappani, facendo riferimento al filone principale dell'inchiesta vertente sull'ipotizzato "mobbing" contestato all'ormai ex presidente Mariacristina Gilardoni, destituita dal Tribunale delle Imprese di Milano e al suo braccio destro Roberto Redaelli, direttore del personale recentemente licenziato dall'amministratore giudiziario Marco Taccani Gilardoni, subentrato dall'ottobre scorso alla madre 83enne - era quello di far cessare l'attività di maltrattamento posta in essere sul posto di lavoro e la situazione di eccessivo controllo dei dipendenti denunciata. Dovevamo tutelare la salute psicofisica dei lavoratori. La cosa poteva essere anche abbastanza semplice, chiedendo una misura cautelare. Si è deciso di optare però per un intervento diverso, tutelando anche un interesse concorrente: l'azienda è infatti un'azienda strategica. Un intervento drastico sul presidente avrebbe causato un black-out, non potevamo permetterlo. La Gilardoni si occupa anche dalla manutenzione degli apparati di sicurezza in Italia e in giro per il mondo. Cosa sarebbe potuto succedere, specie in questo periodo, se si fosse interrotta l'attività? Il nostro agire poi avrebbe minato la continuità aziendale, con centinaia di famiglie interessate. In gioco c'era anche il valore reputazionale e storico dell'impresa, con il "prestigio" da ristabilire". Si è così agito con "discrezione", in perfetta sintonia con altri Istituti, "per consentire il ripristino del controllo di gestione", venuto meno - ha detto il Procuratore - dopo l'epurazione di quadri e dirigenti in grado anche - si è spinto a dire il dr. Cadeddu - in qualche modo di "contenere" la signora Mariacristina, già nota negli ambienti per il suo carattere forte che, da una parte, probabilmente l'ha aiutata nel costruire il proprio "impero", dall'altra l'ha trascinata nella situazione attuale.
Il dr. Marco Cadeddu, capo della Squadra Mobile
"Loro gettavano acqua sul fuoco, Redaelli benzina"
, è stato quindi asserito. Il dr. Chiappani, dunque, facendo riferimento a una vera e propria "escalation di comportamenti vessatori", ha parlato di "negligente irragionevolezza dell'organo di gestione", mutuando un'espressione propria del documento attraverso il quale il Tribunale delle Imprese di Milano - al quale è stata fornito tutta la documentazione richiesta -  ha motivato l'allontanamento dall'azienda di Mariacristina Gilardoni e la destituzione del cda, "modificato poco prima della sentenza, quale piccolo intervento tampone attuato però dinnanzi a un problema ben più ampio".
Ha poi ricordato come tale decisione non potesse essere presa dalla Procura che non ha il potere di commissariare un'azienda e di come quindi il risultato sia stato raggiunto lavorando "in modo sistemico con gli altri coinvolti".
I ringraziamenti sono dunque andati, oltre a suo sostituto Silvia Zannini, titolare del fascicolo, anche al Prefetto Lilliana Baccari per essersi spesa personalmente nel tentativo di riportare ad un tavolo azienda, lavoratori e sindacati, "facendo da trait d'union tra i problemi di sicurezza (e quindi il Ministero dell'Interno) e di tutela dei dipendenti in una situazione che altrimenti sarebbe arrivata al collasso" nonché ai colleghi del Tribunale meneghino. Elogiata anche la fattiva collaborazione tra la Polizia di Stato che ha coordinato l'attività, il servizio di prevenzione dell'Ats e la direzione territoriale del lavoro (l'ex ispettorato), per quanto attiene gli aspetti specifici legati all'attestazione dello stato di malessere psico-fisico delle maestranze, con 22 casi di lesioni accertati, alcuni addirittura con prognosi superiore ai 20 giorni a fronte di 55 denunce complessivamente raccolte di cui una sola espunta all'esito dell'inchiesta, iniziata nel febbraio del 2016 e proseguita fino all'estate inoltrata.
"Abbiamo avuto a che fare con persone devastate psicologicamente, con vita e considerazione del sé stravolte" ha affermato il numero uno della Squadra Mobile, evidenziando la professionalità dei propri "ragazzi" e degli operatori che li hanno affiancati nel raccogliere materiale probatorio, da sommare a quanto captato dalle "cimici" appositamente piazzate.
Nei mesi, ciò che avveniva in Gilardoni, è stato infatti "spiato e ascoltato", con i nastri video e le tracce audio - alcune fornite direttamente dagli impiegati - confluiti in un corposo fascicolo d'inchiesta che raggruppa episodi avvenuti in periodi differenti, a cominciare dall'anno 2012.
Resta da chiedersi perché dall'interno non ci si è rivolti prima alla magistratura e perché chi ha trovato la forza di presentare denuncia, in sede civile, abbia "perso" dinnanzi al giudice del lavoro chiamato a esprimersi su fatti del tutto analoghi a quelli per i quali ha poi proceduto la Procura. Una prima risposta a tale quesito è stata accennata dal dr. Chiappani: "La contraddizione c'è ma è relativa, per la diversa prospettiva di legge e per i mezzi di prova. Noi abbiamo modo di ricostruire le vicende diversamente. Al giudice del lavoro vengono "raccontate" dagli avvocati delle parti. Già abbiamo fatto fatica noi...".
A.M.
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