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Scritto Giovedì 02 febbraio 2017 alle 08:45

Lecco: in ospedale il dr. Bonfanti e il dr. Gulisano 'dissolvono la nebbia' dell’incertezza su meningite e vaccinazioni

È stato un incontro decisamente partecipato e apprezzato quello andato in scena nella serata di ieri, mercoledì 1 febbraio, presso l'aula magna dell'Ospedale Manzoni: l'ASST di Lecco, infatti, ha organizzato un momento informativo rivolto alla popolazione per parlare della meningite, con l'obiettivo di fare un po' di chiarezza su un tema "caldo" che nelle ultime settimane ha sollevato numerosi interrogativi e dubbi anche tra i cittadini del nostro territorio che - come ha sottolineato in apertura il direttore generale Stefano Manfredi - hanno letteralmente intasato i centralini per prenotare le vaccinazioni antimeningococciche o anche soltanto per porre domande di carattere generale agli operatori.

Stefano Manfredi, direttore generale dell’ASST di Lecco
e il dottor Pierfranco Ravizza, presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Lecco

"Come ha detto una volta il dottor Semmelweiss, attivo in Austria nel XIX secolo, la prevenzione è il primo modo per combattere le malattie" ha affermato il dottor Paolo Gulisano, del servizio vaccinazioni dell'ASST di Lecco. "Tuttora, però, le vaccinazioni sono spesso oggetto di equivoci, derivati da una scarsa consapevolezza e attenzione: negli ultimi tempi, in modo particolare per quanto riguarda la meningite, abbiamo colto un diffuso senso di allarme, di paura, pertanto l'obiettivo di questo incontro è anche quello di riportare i fatti alla loro giusta proporzione".

Da sinistra: la dottoressa Paola De Grada, la dottoressa Maria Nigro, nuova responsabile del servizio vaccinazioni dell’ASST di Lecco,
la dottoressa Flavia Simonetta Pirola, direttore sanitario dell’ASST, il dottor Paolo Gulisano, il dottor Paolo Bonfanti

"La meningite è un'infezione che colpisce il "sacco protettivo" del cervello, nel quale scorre un liquido che può essere attaccato da batteri scatenanti un'infezione potenzialmente letale" ha spiegato il dottor Paolo Bonfanti, Primario del Reparto di Malattie Infettive del nosocomio lecchese. "La malattia si presenta solitamente con una triade di sintomi, che spesso compaiono rapidamente: febbre alta, mal di testa intenso e rigidità nucale, con conseguente difficoltà a muovere il collo (ed è proprio questo che deve far scattare l'allarme), nonché vomito, letargia e confusione mentale. Le meningiti sono state storicamente distinte in batteriche - derivate dal meningococco, dallo pneumococco (che non è contagioso, e di solito colpisce le persone più anziane) e dall'emofilo (in forte calo) - e virali, che sono generalmente più benigne. A sua volta il meningococco, il batterio di cui si sente maggiormente parlare, si divide principalmente in 5 tipi, di cui in Italia i più diffusi sono il B e il C : esso si trasmette per via aerea, attraverso microgoccioline di saliva, ma soltanto con un contatto molto stretto, per esempio tra famigliari, colleghi di lavoro impegnati nello stesso ufficio o compagni di classe. Spesso, inoltre, ci sono portatori sani (ignoti), nei quali il batterio si "deposita" nel naso e nella faringe senza provocare - misteriosamente - danni al resto dell'organismo: sono rarissimi, infatti, i casi in cui la malattia si diffonde nel sangue a partire da quelle zone del corpo. Il periodo di incubazione può durare fino a 10 giorni, e 24 ore dopo essersi sottoposti a una terapia antibiotica le possibilità di contagiare altre persone sono praticamente nulle".

Ma perché allora si è creata così tanta paura intorno alla meningite?
"Sicuramente perché si tratta di una malattia che si trasmette per via aerea, progredisce rapidamente ed è potenzialmente letale (nel 10-15% dei casi)" ha proseguito il dottor Bonfanti. "Inoltre tende a colpire i più giovani - un fatto, quest'ultimo, che fa sicuramente più scalpore - e nell'ultimo periodo in Toscana, nella Valle dell'Arno, si sono registrati più casi rispetto al normale, tanto che si è arrivati a parlare di una "piccola epidemia": si tenga presente, comunque, che non sono state coinvolte più di 40 persone, e che in Italia, in generale, i numeri complessivi non sono assolutamente in aumento. Dal 2005, infatti, si è assistito a un brusco decremento della meningite, con non più di 200 casi all'anno (in Lombardia si attestano intorno alla quarantina): è un dato di fatto che l'influenza "stagionale" uccide molte più persone".

Quali sono, quindi, le fasce della popolazione che hanno un reale bisogno di essere vaccinate?
"Indubbiamente i bambini piccoli, che possiedono meno anticorpi, per i quali esiste già una vaccinazione gratuita per il meningococco B dal 13° mese di vita fino al compimento del 18° anno di età"
ha precisato il dottor Gulisano. "A colpire soprattutto i giovani è invece il ceppo C, mentre gli altri tipi di infezione - diffusi in varie zone del mondo, comunque fuori dal continente europeo - non sono mai stati identificati in Italia. Per la fascia adolescenziale la protezione potrebbe anche non rendersi necessaria, e la scelta di sottoporsi a una vaccinazione è quindi strettamente individuale: è opinione diffusa, del resto, che quest'ultima sia una "cosa da bambini", quando in realtà può rivelarsi una scelta importante anche per molte categorie "a rischio", tra cui i malati cronici e le donne in gravidanza. Diventa fondamentale, quindi, rivolgersi al proprio medico per un consulto, così come valutare con un po' di buonsenso età, fattori di rischio, abitudini e stili di vita: la paura - che spesso è alimentata da "bolle mediatiche" - non deve mai determinare le nostre scelte".

Che cosa possiamo fare, quindi, concretamente, contro la meningite?
"Innanzitutto, osservare le buone norme igieniche e non avere inutilmente timore: il batterio, infatti, non sopravvive mai nell'ambiente, non riesce a diffondersi ad ampio raggio, per esempio in un istituto scolastico"
ha risposto il dottor Bonfanti.  "In caso di possibile contagio, poi, le persone che sono state a stretto contatto con un malato dovranno sottoporsi a una profilassi rapida, secondo le indicazioni dei medici. Davvero fondamentali, però, sono le vaccinazioni, soprattutto per i bambini piccoli, ed eventualmente anche per le categorie di persone a rischio per condizioni patologiche e per gli adolescenti e gli universitari, per i quali - in virtù del loro stile di vita "sociale", che li porta ad entrare costantemente in contatto con molta gente e a viaggiare - può valere la pena prendere in seria considerazione l'ipotesi del vaccino, magari di quello tetravalente (ACWY), che copre diversi ceppi. Purtroppo negli ultimi tempi si sono diffuse informazioni sbagliate, che hanno causato una grande inadempienza: niente come le vaccinazioni ha avuto un impatto così forte a livello globale per la riduzione della mortalità e la crescita della popolazione. Grazie a loro, inoltre, molte malattie, come il vaiolo e la poliomelite, si sono completamente estinte".

Tante le domande dei presenti, che non hanno esitato a "interrogare" i medici presenti per fugare tutti i loro dubbi: tra gli ultimi quesiti posti, quelli relativi alla durata dei vaccini, al loro effettivo funzionamento e ai loro effetti collaterali. "Allo stato attuale delle conoscenze mediche, le vaccinazioni contro la meningite non hanno bisogno di richiami" ha concluso il dottor Gulisano. "Stando ai dati, gli esiti sono assolutamente positivi, anche sui ceppi virali: fino a pochi anni fa, ad esempio, quello derivato dal batterio emofilo era molto diffuso tra i bambini, mentre ora è praticamente estinto, e non è di certo un caso. Per quanto riguarda gli effetti collaterali, l'antimeningococco C è uno dei vaccini più innocui: tra le reazioni avverse può presentarsi una leggera febbre (nel 5% dei casi) o una reazione locale (nel 7% dei pazienti), che si manifesta solitamente con un gonfiore nella zona in cui è stata effettuata l'iniezione. L'antimeningococco B e l'ACWY provocano spesso qualche effetto collaterale in più, ma mai a livelli preoccupanti. Bisogna tenere presente, poi, che non sempre c'è una stretta correlazione tra il vaccino e un'eventuale reazione, che può scaturire da altri fattori".
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Benedetta Panzeri
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