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Scritto Venerdì 17 marzo 2017 alle 16:43

Al boss brianzolo di pizza e droga sequestrati dalla GdF di Lecco beni per diversi milioni di euro

Ormai è chiaro: per neutralizzare i clan è essenziale aggredire anche il patrimonio dei vertici, sottrarre al controllo dei capi i "frutti" illeciti dei loro traffici e allo stesso tempo annientare la potenza economica, svuotando i conti corrente e ponendo i sigilli a tutte quelle attività "lavatrice" per il riciclaggio del denaro sporco.
Lo sanno bene i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria del Comando Provinciale di Lecco che, nei giorni scorsi, hanno dato esecuzione a sostanziose (si parla di diversi milioni di euro) misure di prevenzione patrimoniale disposte dal Tribunale di Monza. L'operazione, denominata "Moquito", che si è conclusa con il sequestro finalizzato alla confisca di otto abitazioni, cinque box, due magazzini, cinque terreni, un fabbricato rurale, due aree urbane, un'autovettura, tre società, cinque ditte individuali e 58 conti correnti.
La cornice del provvedimento è da rintracciare dell'operazione July che, nell'ottobre del 2015 all'esito di una mirata inchiesta, portata avanti in un arco temporale ristrettissimo, ha portato all'arresto di cinque persone in flagranza di reato e all'esecuzione di 24 misure cautelare in carcere o ai domiciliari, sgominando un ben organizzato gruppo italo-albanese dedito da anni al traffico di sostanze stupefacenti, importate da Olanda e Spagna per poi essere smerciate tra le provincie di Lecco, Milano, Brescia, Como, Torino, Modena e Monza Brianza. Proprio in quest'ultimo territorio, tra l'altro, a suo tempo, all'interno di una pizzeria di Barlassina, era stato scovato il "quartier generale" del ramo "nostrano" dell'organizzazione malavitosa, con tanto di "pacco bomba" poi abbandonato all'esterno del locale, nei giorni successivi all'esecuzione delle ordinanze disposte dal Gip, chiaro "avvertimento" per le Fiamme Gialle lariane, "sconfinate" in terra brianzola seguendo la scia di traffici intessuti dai membri dell'ipotizzato sodalizio criminale intrattenendo rapporti anche con gruppi di calabresi e siciliani legati a potenti famiglie della 'ndrangheta di Mariano Comense (CO) e di San Luca (RC), anche grazie a dei matrimoni appositamente combinati.
Oltre 95 i chili di cocaina sequestrati nel corso dell'attività investigativa con contante per oltre 200.000 euro. E ancora 16 - giusto per dare "un ordine di grandezza" -  gli anni di carcere irrogati, in primo grado, dal Tribunale di Monza a Vladimir
Il T.Colonnello Mario Leone Piccinni
Cara, alla testa della frangia balcanica del gruppo, affrancata - anche tramite uno sposalizio oltre che per comunione d'interessi loschi - alla compagine italiana guidata da Aldo Conti, figura centrale per quanto attiene le misure di prevenzione patrimoniali. E' lui - da quanto si è potuto apprendere mettendo insieme i pezzi del complicato puzzle - il soggetto considerato dai finanzieri "l'anello apicale della pericolosa consorteria criminale" e al centro dunque dell'ultima operazione così come alcuni famigliari con cui gestiva una nota catena di pizzerie in terra brianzola (da alcune delle quali sono state addirittura immortalate uscire mamme con passeggini carichi di "polvere bianca", nel corso dell'indagine).
"La grande importanza dell'operazione Moquito è da ricercare nelle mirate misure patrimoniali emesse dal Tribunale di Monza, consistenti in sequestri propedeutici alla confisca, in questo caso eseguiti nei confronti di un soggetto di elevato spessore criminale, a cui sono stati sottratti beni per diversi milioni di euro, in quanto abitualmente dedito a traffici illeciti e conduttore di una vita basata sui proventi di attività delittuose" commenta il tenente colonnello Mario Leone Piccinni a capo del Nucleo di Polizia Tributaria del Comando di Lecco. "Si tratta di un'impostazione investigativa che caratterizza il modo di operare della Guardia di Finanza rispetto ai singoli pericolosi gruppi criminali investigati, ovvero aggredire i patrimoni ed i beni degli affiliati onde evitare che le consorterie possano riorganizzarsi e riprendere a delinquere".
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