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Scritto Sabato 18 marzo 2017 alle 11:21

I camionisti: stanno distruggendo un settore che funzionava. E i titolari delle aziende temono l'invasione di flotte straniere

In rima: “Il Governo ci ascolti, il trasporto non affondi”. Perentori: “La motorizzazione di Lecco non si tocca!!!” con i tre punti esclamativi a rafforzare un concetto quasi urlato. Ma anche ironici: “Tir volanti per superare ponti e strade”. E decisamente secchi, pronti a puntare il dito contro chi sta a Roma: “I ponti cadono per i tagli alla spesa pubblica”. “Governo, Svegliati!! Qui si muore”. Sono i cartelli appiccicati sulle motrici dei bisonti della strada sfilati quest’oggi a Lecco in corteo. Tirati a lucido per l’occasione. Alcuni bardati con della carta igienica – “siamo talmente conciati male che ci serve solo quella”. Tutti guidati da uomini (ma al volante abbiamo visto anche una donna) pronti a far sentire la propria voce – e il clacson – per gridare le loro ragioni, le ragioni di un’intera categoria.

“Sono sul camion da 44 anni, finalmente ad agosto andrò in pensione. Se dovessi rinascere, non tornerei più indietro: tutte queste legge e tutti questi cavilli ci hanno reso la vita impossibile” ha spiegato un dipendente, ancora decisamente energico nonostante i capelli brizzolati, sostenuto da colleghi decisamente più giovani decisamente più “incazzati”. “Siamo governati da incompetenti: sono abbandonati alle loro leggi” ha sostenuto senza giri di parole, con la schiettezza proprio di chi fa un mestiere duro. “E’ uno stress alzarsi la mattina e non sapere che strada poter prendere. Questi non lo capiscono. Ma tutti i soldi che abbiamo dato allo Stato, dove sono finiti? Mi piacerebbe portare una notte uno di quelli che stanno a Roma a fare un giro, tra buche e strade impercorribili. I nostri governanti sono riusciti a distruggere un settore che funzionava e nessuno si sente colpevole. Mi dispiace per i giovani, per mio figlio che è rimasto senza la sua impresa e si è messo anche lui a fare l’autista: anche la nostra categoria è ormai senza lavoro e quello che c’è ce lo stanno rubando da sotto il naso”.

Al centro Giovanni Panzeri

Dello stesso avviso anche i titolari delle società di autotrasporto della zona che lanciano l’allarme circa il pericolo, concreto, di “invasione” da parte di realtà d’oltralpe – tedesche e austriche – favorite da una legislazione più snella. “Tra un po’ se non riprenderanno a rilasciare autorizzazioni per gli eccezionali ci troveremo i camion fermi in piazzale” il monito di Angelo Battazza e Giovanni Panzeri. “Eppure la legge non è cambiata: è la burocrazia a metterci i bastoni tra le ruote. Siamo al limite dell’abuso d’ufficio. Abbiamo mezzi per il trasporto eccezionale comprati a ottobre-novembre che ad oggi viaggiano come trasporti normali. Ne abbiamo comprati altri cinque che ci consegneranno settimana prossima: ormai li abbiamo targati ma la vediamo molto male” ha proseguito il secondo. “Se andremo avanti così ci ritroveremo flotte estere in casa, a fare lavori prima nostri. I tedeschi primi fra tutti” ha aggiunto elencando come la legislatura teutonica preveda salari minimi più bassi per gli autisti e come le pratiche siano di fatto tutte informatizzate. “Tutto viene fatto online, tutto è tracciato, tutto può essere fatto solo in regola. In Italia invece, perché è caduto un ponte e sono stati indagati dei funzionai pubblici, ci stanno complicando la vita. In Lombardia ma anche nelle altre regioni dove si sta estendendo il “terrorismo” burocratico. Ma il sistema non può permettersi la paralisi: con questo atteggiamento stanno creando problemi anche alle industrie che si ritroveranno a non riuscire a mettere in strada la merce. E, ripeto, i tedeschi non stanno a guardare, ne stanno già approfittando. Dobbiamo essere, come Stato, più umili in Italia e imparare dai Paesi del Nord che in tema di logistica hanno di che insegnarci”.
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Unico parlamentare presente alla manifestazione, il leghista Paolo Arrigoni non si è soffermato anch’egli sulla “sofferenza del territorio”, spiegando come una scelta come quella di trasferire la Motorizzazione a Como rischi di “desertificare la nostra provincia”, invitando dunque la cittadinanza e gli operatori di categoria alla “resistenza”, con azioni come quella odierna dove un’intera città è stata costretta a fermarsi per lasciare il palco a “quelli che ogni giorno vi fanno trovare gli scaffali dei supermercati pieni ma che per molti sono solo un problema” come asserito dai camionisti pronti a pigiare la mano sul clacson e farsi sentire.

A.M.
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