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Scritto Mercoledì 19 aprile 2017 alle 17:56

Lecco: l'ex gioielliere 'dei vip' Carlo Riva di nuovo a giudizio L'accusa è truffa aggravata. In aula il racconto dei 'raggirati'

L'avvocato Ruggero Panzeri, Carlo Riva e la Iena Pelazza
in un'immagine tratta dal servizio mandato in onda da Italia 1
Storie di chi ha perso i risparmi di una vita, costretto a contrarre un mutuo o in altri casi a vendere la propria casa per ripagare, in parte, i debiti accumulati.
A raccontarle nel primo pomeriggio odierno in un'aula del tribunale di Lecco, sono stati coloro che si sono costituiti parte civile nel procedimento penale che vede il lecchese Carlo Riva imputato con l'accusa di truffa aggravata.
Un nome non nuovo per il foro lecchese, quello dell'ex gioielliere che per anni ha avuto un negozio in centro città, già protagonista in passato di un servizio televisivo mandato in onda dalla trasmissione Mediaset ''Le Iene''. Da quanto è emerso a seguito delle denunce presentate alla Guardia di Finanza delle presunte vittime, Riva sarebbe riuscito a farsi consegnare cospicue somme di denaro da amici e conoscenti, assicurando loro di investirli in cambio una resa ottima. Promesse tuttavia non mantenute, a giudicare dal quadro accusatorio sul quale verte il procedimento penale: se inizialmente Riva avrebbe restituito il dovuto con puntualità, in una fase successiva il versamento delle somme pattuite sarebbe stato interrotto. E così, oltre a non aver mai visto neanche un euro degli interessi millantati dal gioielliere, le famiglie non sarebbero più tornate in possesso dei propri soldi o in altri casi, dei gioielli consegnati all'uomo.
Quattro delle presunte vittime dell'ex commerciante hanno sfilato uno dopo l'altra al cospetto del giudice monocratico Nora Lisa Passoni e del vice procuratore onorario Pietro Bassi - rappresentante della pubblica accusa - esponendo i fatti che li hanno visti protagonisti, loro malgrado, e della condotta del gioielliere noto in città anche per le sue amicizie con personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport e della politica.
Cifre importanti quelle che l'imputato si sarebbe fatto consegnare da amici con la promessa di investire e far fruttare, ma che al contrario non sarebbero più state riconsegnate ai legittimi proprietari, almeno stando al loro stesso racconto.
Il Tribunale di Lecco
''Ho conosciuto Carlo Riva tramite conoscenze comuni, qui a Lecco e abbiamo instaurato un rapporto di amicizia''
ha esordito una delle vittime, costituitosi parte civile tramite l'avvocato Arveno Fumagalli, che ha dichiarato di attendere dal gioielliere la restituzione di circa 80mila euro. ''Nel 2007 ero proprietario di un appartamento che avevo poi venduto incassando circa 320mila euro. Avevo messo da parte una cospicua somma e Riva lo sapeva, così mi propose l'acquisto di uno stock di diamanti per circa 75mila euro'' ha aggiunto il teste, sottolineando la fama di cui godeva in quegli anni il commerciante lecchese.
Protagonista delle cronache locali per le sue creazioni artistiche, secondo quanto ha riferito il teste, l'imputato sosteneva addirittura di aver creato un crocifisso per il Papa e un gioiello per una celebre casa reale. Il suo negozio era frequentato da noti personaggi dello star system, tanto da godere di notorietà a livello internazionale. Tornando ai diamanti, Riva avrebbe proposto all'amico di investirci, in cambio di un guadagno del 50% oltre alla cifra messa sul piatto. ''Mi fidavo di lui, così ha acquistato uno stock di quei gioielli e fino al 2013 li ho tenuti a casa. Poi però, avevo bisogno di liquidità per un altro investimento e così gli ho chiesto di restituirmi i soldi, ma niente. Non li ho più visti'' ha detto il teste, ricordando i piani di rientro che Riva avrebbe promesso, invano, di rispettare. Ma non è finita qui, perchè nel 2011, con la vendita di un secondo appartamento, il teste avrebbe investito nuovi soldi insieme alla madre: 300mila euro per la precisione, che il commerciante avrebbe dovuto restituire loro progressivamente, come da accordi. Anche in questo caso, la somma ''tornata indietro'' sarebbe stata di gran lunga inferiore rispetto a quanto pattuito. Complessivamente, se nelle tasche dell'amico mancano all'appello 80mila euro circa, ben più cospicua è la somma che la madre di quest'ultimo attende di incassare dal gioielliere: pari a 402mila euro, secondo quanto ha dichiarato al giudice. ''Mi ha messo sul lastrico'' ha affermato il teste nel concludere la propria deposizione. ''Conducevo una bella vita, ma quello che è successo ora pesa sia dal punto di vista economico che morale. Ora, a 38 anni, vivo con mia mamma e sono costretto a pagare un mutuo'' ha aggiunto la parte civile, riferendo che nel 2012, a seguito dell'incontro con l'inviato de ''Le Iene'', ha conosciuto altre persone dalla storia analoga.
Un racconto, il suo, confermato dalla madre. Dall'affare dei diamanti - pagati 75mila euro e che avrebbero dovuto fruttare 88mila euro - ai 300mila euro consegnati tramite assegni e restituiti solo in minima parte, con piani di rientro mai rispettati. ''Ora non ho più niente e sono costretta a vivere insieme a mio figlio'' ha affermato amareggiata la donna.
Una storia segnata dall'amicizia - poi chiaramente sfumata a seguito dell'accaduto - quella raccontata da un terzo testimone, che insieme ad amici e familiari avrebbe consegnato a Riva una somma superiore a 200mila euro circa. ''Conosco Riva da trent'anni almeno: abbiamo studiato insieme, eravamo amici di famiglia. Un giorno piangendo mi chiese di aiutarlo perchè stava attraversando un momento difficile. Gli prestai 50mila euro: mi fidavo, considerando le sue amicizie importanti'' ha aggiunto il teste, al quale il gioielliere avrebbe chiesto di nuovo aiuto qualche anno dopo, chiedendo di presentargli qualcuno disposto ad aiutarlo in quanto gli serviva liquidità. Amici e parenti del teste gli avrebbero consegnato circa 150mila euro. ''Il problema si è presentato nel 2010, quando ho deciso di installare l'impianto fotovoltaico a casa. Avevo bisogno di soldi per questo investimento, così ho chiesto a Riva di restituirmi quanto gli avevo consegnato'' ha affermato il teste. A quel punto l'imputato gli avrebbe dato tre assegni, risultati però non pagati. ''Per il fotovoltaico ho dovuto contrarre un mutuo perchè i suoi soldi non sono mai arrivati'' ha proseguito la parte civile, di professione bancario, sostenendo di aver consegnato successivamente all'amico altri soldi. ''Mi diceva sempre: sto sistemando le cose, ti giuro che non ti lascerò mai solo. Anche venti giorni fa mi ha ripetuto lo stesso quando mi ha telefonato, ma in questi anni non è mai cambiato niente. Ho perso i miei risparmi, ho dovuto vendere la casa per pagare i debiti che avevo creato e questa situazione mi ha creato problemi pesanti anche sul lavoro''.
Ammonta infine a 28mila euro il debito di Carlo Riva nei confronti di un giovane studente, all'epoca dei fatti 18enne, che si era rivolto al gioielliere per acquistare un paio di orecchini per la madre e che invece avrebbe consegnato all'imputato diverse somme di denaro, convinto inizialmente della sua buona fede. ''A garanzia di una cambiale emessa nei miei confronti mi diede un diamante e un orologio in oro'' ha raccontato il giovane, costituitosi parte civile tramite l'avvocato Paolo Baio, oggi sostituito dalla collega Simona Bove. ''Andai successivamente da un orefice per attestarne l'autenticità ed emerse che il diamante era falso e che l'orologio era in ottone''. Il ragazzo ha riferito di aver utilizzato i risparmi dei nonni e le mance di Natale per ''onorare i debiti contratti con le banche'' a seguito della condotta del gioielliere che lo chiamava ''anche otto, dieci volte al giorno''. Il tutto, inizialmente, all'insaputa dei genitori.
Conclusa la deposizione delle parti civili - alle quali il difensore di Riva, l'avvocato Ruggero Panzeri, ha posto diversi quesiti circa le somme dichiarate in udienza e riportate in querela - il giudice Passoni ha aggiornato il procedimento al prossimo 9 maggio per l'esame dell'imputato e l'escussione dei testi della difesa.
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Gloria Crippa
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