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Scritto Mercoledì 19 aprile 2017 alle 20:20

Spese pazze: la Regione chiede per Galli una provvisionale da oltre 600.000 euro

Stefano Galli
L'8 marzo scorso il pubblico ministero Paolo Filippini aveva chiesto per l'ex consigliere regionale Stefano Galli 6 anni di reclusione all'ambito dell'inchiesta sulle così dette "Spese Pazze" al Pirellone sfociata in un procedimento penale con 57 politici a giudizio. Quest'oggi per il "lumbard" con casa a Pasturo l'avvocato Antonella Forloni, legale della Regione, costituitasi parte civile, ha avanzato richiesta per una provvisionale di ben 620.783 euro a refusione del presunto danno patito dall'Ente, da quantificarsi poi, nella sua interezza, in caso di condanna, in sede civile.
Complessivamente ammonta a 3.4 milioni di euro la cifra chiesta quale "anticipo", ripartita tra 28 ex consiglieri che "non hanno voluto adempiere al rimborso volontario" (gli altri hanno già provveduto al risarcimento, passaggio che ha fatto conseguentemente ritirare la costituzione di parte civile nei loro confronti).
Associandosi alle proposte di condanna formulata dalla pubblica accusa, l'avvocato ha ribadito, in relazione a Regione Lombardia, come danno d'immagine, in particolare, riguarda la violazione dell'articolo 45 della Costituzione, perché "non c'è stata disciplina e un onore adeguato nell'esercitare la funzione pubblica affidata". Entrando nel merito e dunque alle centinaia di scontrini pagati con denaro regionale sotto forma di rimborsi per l'attività politica, l'avvocato Forloni si è spinta a asserire come "questa elencazione di spese è offensiva, è un manifesto di indifferenza rispetto al doveroso controllo della spesa pubblica che deve effettuare chi ha un ruolo nell'amministrazione". Del resto, per fare un esempio su tutti, l'ex igienista dentale Nicole Minetti si sarebbe fatta "finanziare" l'acquisto del libro "Mignottograzia" mentre Renzo - il Trota - Bossi, tra le altre cose, persino di Redbull e sigarette.
L'apice forse è stato però raggiunto proprio da Galli, riuscito a mettere in conto - stando al quadro accusatorio - al Pirellone il banchetto di nozze della figlia, "data in sposa" alla stesso Corrado Paroli, operaio imbottigliatore di acqua minerale, che avrebbe poi beneficiato, sempre tramite l'ex capogruppo della Lega, di un contratto di consulenza con la Regione della durata di 19 mesi per la bellezza di oltre 100.000 euro. A giudizio infine, sempre per restare nel lecchese, anche Ugo Parolo (1 anno e 10 mesi la richiesta del PM), Giulio Boscagli (2 anni e 2 mesi) e Giulio De Capitani (idem). Per questi ultimi due, la parte civile, ha chiesto rispettivamente una provvisionale da 116.182,20 euro e da 27.000,63 euro. Si tornerà in Aula il 10 luglio.
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