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Scritto Martedì 09 maggio 2017 alle 14:09

Viveva in Thailandia mantenuto dall'INPS uno dei finti poveri stanati dal Nucleo di Polizia Tributaria della GdF. 25 denunciati da Lecco a Merate passando per Casate. Danno da 500.000€

Il T.Colonnello Mario Leone Piccinni
Per dirla alla Totò: "E io pago!". All'esito di una lunga e paziente attività investigativa, con le indagini protrattesi per mesi, senza fermarsi dinnanzi al primo caso ma continuando a scavare - spulciando conti e ottenendo poi riscontri incrociando più dati - i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria del Comando Provinciale di Lecco hanno denunciato 25 soggetti - 6 dei quali italiani, gli altri originari del nord Africa, dell'Albania e del Kosovo - ritenuti beneficiari dell'erogazione, da parte dell'INPS, di prestazioni assistenziali a loro non effettivamente spettanti per un valore complessivo accertato prossimo al mezzo milione di euro. "Falsi poveri" insomma che auto-dichiaravano - probabilmente supportati da figli o nipoti vista, in alcuni casi, l'età - di trovarsi in condizioni di indigenza al fine di vedersi corrisposto l'assegno sociale, contributo spettante per legge ai cittadini - italiani o non - con almeno 65 anni e 7 mesi, residenti stabilmente sul nostro territorio (da almeno dieci anni) e con un reddito inferiore ad un specifica somma. Requisiti, quest'ultimi due, non propriamente calzanti - stando alle risultanze investigative - sul profilo dei 25 indagati, risultati in gran parte ben lontani dai confini nazionale pur dichiarando di avere casa qua e là in provincia (Brivio, Imbersago, La Valletta Brianza, Monticello Brianza, Vercurago, Olgiate Molgora, Pescate, Merate, Missaglia, Casatenovo, Calolziocorte, Bulciago, Lecco, Osnago e Nibionno i paesi "toccati") e continuando a ricevere mensilmente i soldini erogati nei loro confronti dall'ente previdenziale che, a domanda dei finanzieri, ha collaborato con gli uomini dei Tenente Colonello Mario Leone Piccinni per fare luce su situazioni quantomeno opache.
Un esempio su tutti: uno degli "attenzionati", italiano, è risultato sposato con una donna thailandese e nel di lei Paese da tempo stabilito in pianta stabile, sfruttando "l'aiutino" concesso dall'INPS - "prezioso" in uno Stato dove il costo della vita è decisamente inferiore - per potersi togliere qualche sfizio senza faticare. Un marocchino, invece, incassando l'assegno è risultato intestatario di diverse automobili, alcune anche di scarsissimo valore, elemento quest'ultimo che, associato all'età, lascia immaginare che si trattasse probabilmente di una "testa di legno". Quest'ultima è però chiaramente una mera supposizione. Certo è invece il reato a lui e agli altri 24 indagati contestato per il mensile contributo intascato seppur - secondo l'ipotesi accusatoria sostenuta dal sostituto procuratore che ha coordinato l'inchiesta - non avendone diritto e dunque sottraendo risorse spendibili in altri servizi: "Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato" secondo l'articolo 316 ter del codice penale che punisce coloro i quali "mediante l'utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l'omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee". Da 6 mesi a 3 anni di reclusione la pena prevista.
Già disposti, da parte del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecco, i sequestri preventivi a carico del patrimonio aggredibile, con la conseguente revoca (chiaramente) dell'agevolazione economica.
E trattandosi, come evidenziato all'attività dei finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria, di un fenomeno purtroppo diffuso a macchia di leopardo anche nella "prospera" provincia di Lecco, continueranno ora gli accertamenti per "stanare" altri probabili furbetti dell'assegno sociale.

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A.M.
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