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Scritto Martedì 09 maggio 2017 alle 17:57

Lecco perduta/61: c’era la corsa con gli scatoloni

La bella stagione riporta giochi di altre primavere, di estate lontane, quando tutto era più semplice ed alla portata di mano. Un libro ha recentemente cercato di condensare in un mini censimento i giochi più popolari di una volta: guardie e ladri, palla avvelenata, nascondino, ruba bandiera, i quadrati del mondo, le bocce alle piramidi di barattoli., ed altro ancora.
    Il più popolare risultava, però, ruba bandiera, quando su un campo dalle misure variabili ed adattabili, un pezzo di stoffa faceva le veci della bandiera. Vi era un braccio teso da cui far pendolare il vessillo e, ad uguale distanza, due file di concorrenti numerati progressivamente, così da formare coppie di sfidanti. Si doveva acchiappare la “bandiera” e riportarla oltre la linea di schieramento della propria formazione, senza essere toccati dall’avversario. Era un gioco non solo di forza, ma anche di scaltrezza e di abilità.
    C’erano, poi, altri giochi, come quello della corsa con gli scatoloni o con i sacchi, che animavano i pomeriggi di lontane feste di San Luigi, presso l’oratorio di Lecco centro, all’ombra del campanile della basilica di San Nicolò. La corsa degli scatoloni era una gara di velocità, portando una “piramide” di scatoloni vuoti, solitamente quelli usati per grosse confezioni di dolci natalizi Vinceva il concorrente che tagliava per primo il traguardo ancora con la piramide intatta, o con l’aver perso il minor numero di scatoloni rispetto ai concorrenti che lo seguivano. C’era anche la corsa nei sacchi, nella quale il concorrente saltava infilato in un sacco, sorreggendolo con le mani all’altezza della cintura.
    Erano gare che richiedevano competenze e qualche minimo allenamento e che non mancavano di suscitare emozioni. E’ capitato recentemente all’oratorio del quartiere di Rancio, in Lecco, che è stato dedicato un pomeriggio di animazione con lo stare insieme, praticando i giochi di una volta. Si è ripetuto, così, il vittorioso saluto di alzare al cielo un pezzo di stoffa, un fazzoletto, quasi fosse il più prezioso ed ambito dei trofei. Segno che un gioco tra i più popolari è radicato nella memoria, sopravvissuto all’oblio e destinato a resistere nel tempo, anche tra le nuove generazioni.
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A.B.
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