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Scritto Venerdì 19 maggio 2017 alle 09:01

Calolzio, caso Comune-Silea: ecco perché abbiamo ragione

Marco Ghezzi
La difesa dell'Amministrazione sulla questione della vendita del ramo rifiuti a Silea è confusa e pasticciata e soprattutto non chiarisce il punto della questione. Innanzitutto ci si dimentica che non si sta operando in un ambito privato. Non si può infatti modificare una stima per avvicinarla a quella del compratore, come potrebbe fare un cittadino qualsiasi che intenda raggiungere un accordo. In un ambito pubblico, l'eventuale accordo sul prezzo può essere raggiunto appunto con la trattativa, ma alla luce del sole, partendo da una stima reale. E allora facciamo davvero chiarezza, con particolare attenzione alle date.

Il 29 dicembre 2014 il ramo d'azienda rifiuti di Ausm (totalmente controllata dal Comune) è stato affittato (per sei mesi) e poi ceduto a Silea stabilendo un prezzo di 415.000 euro. Dai documenti si evince che, così come è stata realizzata, la cessione del ramo di azienda ha determinato secondo noi un danno per le casse del Comune di Calolziocorte. Per due ragioni distinte: Punto 1)
Ai primi di dicembre del 2014 il perito dott. Castellani (incaricato da Ausm) ha inviato a Comune di Calolziocorte e CDA di Ausm una stima iniziale del ramo di azienda di 600.000 euro.
Il 5 dicembre 2014 il dott. Francesco Puccio (incaricato dall'acquirente Silea) ha presentato una stima del ramo d'azienda rifiuti di Ausm in cui si riteneva congruo un valore di 395.000 euro.
Il 15 dicembre 2014
, cioè una decina di giorni dopo che era stata prodotta all' Amministrazione comunale e al CDA di Ausm la prima stima dal dott. Castellani., lo stesso produceva una nuova stima sensibilmente più bassa, pari a 435.000 euro, obbiettivamente molto vicina a quella prodotta dal perito dell'acquirente Silea Spa (come polemicamente sottolineato in commissione dal consigliere di maggioranza ing. Cola, ora promosso assessore). Curiosamente, però, ai consiglieri comunali non è mai stata presentata la prima stima di 600.000 euro del dott. Castellani.
Solo a seguito
di un interrogazione scritta presentata dal gruppo Lega Nord in data 24 giugno 2015, successiva a numerose sollecitazioni verbali mai soddisfatte, veniva consegnata e quindi resa pubblica, preisamente il 14 luglio 2015, a cessione completata, la prima stima, fino a quel momento sconosciuta, di 600.000 euro
Ecco perché
si ritiene che il Comune abbia subìto un danno economico dalla scelta, non sufficientemente giustificata e poco trasparente, di preferire la stima più bassa come base per la trattativa.  

Punto 2)

Entrambe le stime fatte per conto di Ausm/Comune prevedevano il pagamento da parte dell'acquirente di un canone di affitto (stabilito in 20.000 +1.000 euro/anno, come da relazione del funzionario comunale) per l'occupazione e l'utilizzo di spazi e di strutture di proprietà del Comune di Calolziocorte presso l'Ecocentro, area ora nella disponibilità di Silea Spa. Il supposto pagamento di un affitto ha generato nel calcolo della stima un flusso di cassa negativo, che ha determinato una riduzione del valore del ramo d'azienda pari a 119.500 euro.


Riassumendo:
le stime alla base della trattativa con Silea erano più basse di 119.500 euro perché si prevedeva il pagamento di un canone per le aree e le proprietà del Comune. Ma il canone non è stato chiesto dal Comune in fase di trattativa (come prova la lettera inviata da Silea al Comune in questi giorni) e allora perché si è presa come stima e base della trattativa quella che prevedeva la corresponsione di un canone a favore del Comune? Insomma, Silea ha pagato un prezzo più basso perché si prevedeva il pagamento di un canone. Ma il pagamento di un canone non è mai stato preso in considerazione nelle trattative di cessione. E, ora, Silea, legittimamente dal suo punto di vista, non intende modificare gli accordi sottoscritti nel 2014, visto che nessuno gli aveva mai chiesto un canone. I conti dicono che tre anni di mancato canone fanno 63.000 euro in meno per le casse del Comune. E per ogni altro anno, salvo futuri (improbabili) accordi diversi, saranno altri 21.000 euro di mancate entrate. Questi i fatti. E le cifre. Tanto per essere precisi. Ed ecco perché ci siamo rivolti alla Corte dei Conti. 
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