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Scritto Sabato 22 luglio 2017 alle 16:31

Un’opera del lecchese Tomaini 'ripresa' alla Biennale di Venezia

A Venezia è in corso da ormai due mesi l’appuntamento imperdibile per tutti gli amanti dell’arte, atteso con trepidazione da migliaia di visitatori ed “esteti” di tutto il mondo, la Biennale. Passeggiando tra i padiglioni, è impossibile non sostare per qualche istante anche in quello del Giappone, da sempre famoso per le sue panoramiche innovative e talvolta sconvolgenti, che quest’anno ha presentato l’artista Shimabuku che, dopo aver creato un’ascia con un Ipad Mac, ha esposto l’opera “Oldest and newest tools of human beings”, realizzata nel 2016.

Nicolò Tomaini

I più attenti osservatori e conoscitori dell’arte contemporanea, però, avranno sicuramente notato un’incredibile somiglianza con un altro lavoro di un artista nostrano, il giovane lecchese Nicolò Tomaini (in mostra anche sabato scorso presso la sala consiliare del Comune di Garlate all’interno del percorso “Sogno dada di mezza estate”), celebre per il suo sguardo innovativo e dissacrante, nonché per l’utilizzo di smartphone e simboli social nelle sue opere.

Questo il commento condiviso da Nicolò Tomaini sui social:
"L'arte nell'accezione più contemporanea del termine significa anche "vedere oltre", personalmente credo di non essere nessuno, mi rende soltanto orgoglioso il fatto di essere stato il precursore di una serie di lavori che hanno portato in "pittura" la valenza culturale della tecnologia moderna (in questo caso smartphone). La stessa valenza culturale che la televisione ha rivestito per la pop art…".
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