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Scritto Mercoledì 09 agosto 2017 alle 13:17

Malgrate: anche donne con figli e coppie a Fabusa, attivo il confronto con la coop

La struttura di Fabusa
Nuovi arrivi a Malgrate presso l’area “ex Moroni”, che dal 20 di luglio ospita una ventina di richiedenti asilo in capo alla Cooperativa Itaca. Non si tratta di altri uomini provenienti dalle strutture del territorio lecchese gestite dalla onlus, bensì di una ragazza in gravidanza, una mamma con il suo piccolo e due giovani coppie sposate senza figli, che sono stati alloggiati in alcuni degli appartamenti presenti all’interno della palazzina affacciata su Via Provinciale. Questa è composta da più unità abitative utilizzate un tempo dagli operai dell’azienda, che consentono sia di alloggiare gruppi sia di riservare “privacy” a nuclei famigliari.
La sede, dove verranno trasferiti gli uffici della stessa cooperativa da Erba, era stata individuata come soluzione per la collocazione dei migranti nell’ambito dello Sprar, vale a dire l’accoglienza di secondo livello. Il Comune, come ha spiegato in consiglio il sindaco Flavio Polano, aveva aderito a tale possibilità nell’ottica di andare in seguito a svuotare gli appartamenti in frazione Porto (dove sono presenti altri 40 uomini) nei quali è attiva un’accoglienza di primo livello (Cas) e far calare così il numero degli stranieri presenti in paese. Ma la Prefettura ha dato diverse disposizioni collocando il gruppo in frazione Fabusa in regime di “accoglienza straordinaria” e scatenando proteste tra i residenti (anche in virtù della presenza di una scuola dell’infanzia nei paraggi) e coloro che gestiscono strutture alberghiere in zona.
“La situazione a Fabusa si è presentata fin dall’inizio alquanto “turbolenta”, precisiamo innanzitutto che le direttive in merito derivano dalla Prefettura e che questo non è un hub” ha spiegato Eleonora Gini, referente per la comunicazione della cooperativa Itaca. “Conosciamo bene i ragazzi ospitati, sono in Italia da tempo e arrivano da altre strutture da noi gestite sul territorio. Sono persone tranquille, stanno seguendo un percorso personale di integrazione sociale che comprende anche la scuola di italiano. Alcuni di loro sono già ad un ottimo livello nel linguaggio, attendono la convocazione della commissione territoriale o una risposta sul ricorso presentato dopo aver ricevuto un primo diniego. I nuovi arrivi sono costituiti da donne, due delle quali sono sole perché hanno il compagno altrove o in altri centri, mentre le altre sono qui con il marito. In questa struttura abbiamo a disposizione spazi comuni a tutti gli ospiti ma anche appartamenti singoli che possono garantire ad ogni famiglia la privacy di cui necessita”.
La cooperativa è in stretto contatto con l’amministrazione comunale. “Abbiamo promosso più di un confronto per trovare un punto di incontro che sia favorevole a tutti, con il Comune è attivo un protocollo che consente ai richiedenti asilo del Porto di mettersi in gioco in prima persona con i lavori socialmente utili, che sono stati promossi in collaborazione con l’ufficio tecnico e quello turistico, per organizzare gli eventi dell’estate. Un’esperienza positiva, che siamo pronti a ripetere”.
Al momento non è dato sapere quanto si fermeranno a Fabusa i richiedenti asilo. “Tutto dipende dall’assegnazione del bando per i Cas (accoglienza di primo livello), nel frattempo continuiamo ad operare affiancando queste persone nel loro percorso di inserimento sociale e lavorativo. Da parte nostra c’è la massima disponibilità al dialogo, con l’amministrazione e con il gruppo di minoranza che è intervenuto sul tema, ma non ci ha mai contattato. In merito ad una eventuale visita di persone esterne all’interno della struttura, è necessario ottenere l’autorizzazione da parte della Prefettura. Comprendo che possano esserci dei timori tra la popolazione, ma la nostra presenza è costante e lo sarà ancora di più quando avremo trasferito gli uffici della cooperativa all’interno della palazzina”.
Il primo cittadino durante l’assise del 25 luglio si è detto disponibile ad indire una “commissione allargata” sulla delicata tematica, particolarmente sentita in uno dei paesi dell’intera Provincia che vanta la maggior concentrazione di richiedenti asilo in rapporto alla popolazione.
R.R.
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