Questo sito usa cookie per offrire una migliore esperienza. Procedendo con la navigazione, acconsenti ad usare i nostri cookie. Maggiori informazioni | Chiudi
  • Sei il visitatore n° 34.762.402
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Mercoledì 16 agosto 2017 alle 19:21

Olginate: il vecchio traghetto al centro di una vertenza legale dopo il sequestro del 2015. Il deposito è già costato 22mila €

Il traghetto in acqua a Olginate
Non c’è pace per il traghetto di Olginate. Lo avevamo lasciato, nell’estate di due anni fa, sotto sequestro. Lo ritroviamo ora in un deposito in provincia di Bergamo, al centro di una vertenza legale e senza un futuro certo. In secca quindi ma comunque alla deriva nel tumultuoso incrociarsi di vicissitudini giudiziarie, burocrazia e mancanza di fondi. Ed intanto, solo per dare un tetto a quel che resta del natante, il Parco Adda Nord – Ente che ha acquisito l’imbarcazione nel 2009 per strapparla ad un privato interessato a far proprio quel “frammento di storia locale” andato a picco nelle acque dell’Adda – in sei anni, dal 2010 al 2016, ha già speso la bellezza di 22.000 euro, decidendo poi di trasferirlo “all’aria aperta” – sotto le stelle la sera ma anche meno poeticamente sotto la pioggia nelle giornate bagnate e sotto il sole cocente in quelle asciutte – per smettere di pagare quantomeno l’obolo necessario per la custodia in magazzino.
Ma riavvolgiamo il nastro per chi si fosse perso le puntate precedenti di una vicenda – tutta “nostrana” – che merita di essere raccontata.
Il traghetto di Olginate in realtà è il vecchio traghetto di Imbersago, la copia vetusta del modello di ispirazione leonardesca ad oggi in funzione tra la sponda lecchese e quella bergamasca, al servizio dei turisti della domenica ma anche di fedeli abbonati che, quotidianamente, condizioni del fiume permettendo, si “imbarcano” in auto o a piedi per attraversare l’Adda evitando così di dover raggiungere i ponti di Brivio o Paderno. Venne “pensionato” dopo il parere espresso nel 1992 dall’allora “ispettorato alla motorizzazione” che evidenziò indebolimenti strutturali tali da minare la sua capacità di trasportare vetture e persone. Il primo cittadino di Imbersago Giovanni Villa decise dunque di dotare il paese rivierasco di un nuovo natante, sostenuto nel suo intento dalla Regione. La vetusta imbarcazione non venne però “rottamata” ma spostata – per volontà dell’amministrazione comunale – a Olginate, dove, raccontano gli annali, un tempo era presente uno dei quattro traghetti in servizio lungo il braccio lecchese dell’Adda. Sarebbe dovuto diventare una sorta di land mark, un’attrazione turistica, un elemento di richiamo in quanto traccia del passato del paese. Finì invece sott’acqua: nel dicembre del 2008, infatti, si inabissò. Ed è qui che, un privato, si fece avanti intenzionato, parrebbe, a metter mano al portafogli per salvare il salvabile e dare una nuova vita alla barca, trasformando – si diceva – in un bar galleggiante.
“Dopo l'affondamento il Comune non sapeva più cosa farsene, anche perché era impensabile sostenere delle spese per risistemarlo. Il traghetto, di inizio '900, ha però un valore storico. Non mi sembrava giusto finisse nelle mani di un privato così "incautamente" ci siamo offerti di recuperarlo noi, come Parco” ci raccontò nel giugno del 2015 Agostino Agostinelli, ancora numero uno dell’Ente prima di lasciare l’incarico.
L’idea sottostante era quella di trasformarlo in una sorta di monumento da inserire, in accordo con la Provincia,  nella rotonda di Pescate, quella al cui interno ora fa invece bella mostra di sé la sagoma ferrea di Renzo e Lucia. “Per mille ragioni, burocratiche e finanziarie, non è stato possibile farlo” aveva proseguito il numero uno. “L'idea - ora - è quella di portarlo a Canonica d'Adda, dove c'è un sindaco molto attento a questi aspetti e dove Leonardo soggiornò e realizzò il primo disegno di questi traghetti. Siamo in attesa di un bando regionale per i beni culturali che ci possa sostenere nella scelta di installarlo lì, in un'area verde già utilizzata per altri eventi".
Una pensata questa rimasta solo sulla carta. Assegnato infatti ad una società del settore l’incarico di effettuare un “restyling di facciata”, non funzionale a far tornare il traghetto a galleggiare quanto piuttosto atto a ridargli dignità estetica, il natante due anni fa finì per essere posto sotto sequestro dall’Arma dei Carabinieri, all’esito di uno dei numerosi controlli effettuati dalle pilotine del reparto fluviale.
"L'azienda ha commesso un pasticcio tecnico - formale posizionando inspiegabilmente l'imbarcazione su un'area pubblica (a Lecco ndr) senza chiedere i necessari permessi o informare chi di dovere. Da qui il provvedimento, a carico chiaramente della ditta. Noi come committenti, non abbiamo alcuna responsabilità. Ora aspettiamo che si chiarisca la questione" aveva asserito Agostinelli.
“Il traghetto è stato dissequestrato e trasportato presso un deposito in provincia di Bergamo in attesa della sua definitiva collocazione” spiega invece ora la direttrice Cristina Capetta. “Il costo di questo deposito nel 2016 è stato di circa 4.000 euro. La spesa per il deposito dal 2010 al 2015 presso una struttura di Lecco è stata di circa 18.000 euro, complessivamente. Nel 2017 il bene è stato spostato in area non coperta e pertanto senza oneri a carico del Parco. Sul traghetto sono state eseguite opere di manutenzione parziali rispetto ai lavori di restauro pattuiti e interrotti a seguito del sequestro del 2015 per cui è in corso un’azione giudiziaria nei confronti dell’appaltatore. Allo stato attuale – ha aggiunto infine la tecnica che affianca il nuovo presidente Benigno Calvi alla testa dell’Ente - gli organi di gestione del Parco non ha ancora definito l’utilizzo finale del bene e non sono previsti a bilancio risorse destinate al traghetto”. Non resta che aspettare, ancora. E senza sapere nemmeno cosa.
Alice Mandelli
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco