Questo sito usa cookie per offrire una migliore esperienza. Procedendo con la navigazione, acconsenti ad usare i nostri cookie. Maggiori informazioni | Chiudi
  • Sei il visitatore n° 34.765.801
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Sabato 09 settembre 2017 alle 18:21

Sulla automazione e la svalorizzazione del lavoro. Rischio o opportunità?!

Alessandro Magni
Sono rientrati ormai tutti dal meritato riposo estivo. In ogni settore si è ripreso il lavoro. Il Governo sulla base di alcuni dati Ista ha sparso ottimismo a piene mani, anche se l’occupazione è ancora abbondantemente sotto il pre-2008. Anche a Lecco.  E proprio per questo, ma non solo per questo,  si fa sempre più impellente la domanda: conta ancora il lavoro nel tempo dell’automazione? O altrimenti si può dire, in un senso più generale, conta ancora il lavoro nel tempo del progresso tecnologico. Parrebbe di dover dire che da sempre la tecnologia ha sostituito il lavoro. Che l’applicazione delle innovazioni tecnologiche al processo produttivo siano andate nella direzione di  una svalorizzazione del lavoro. Sì, lo ripeto svalorizzazione del lavoro. Se il lavoro è ipotizzabile come la fonte di ogni valore d’uso e financo di scambio, pare di dover concludere, che esso è destinato a venire meno. Il lavoro tenderà a zero, nel giro di qualche decennio. E credo che ci si debba cominciare a muoversi e a lottare in questa prospettiva. Già Keynes nel pamplet Le prospettive economiche per i nostri nipoti scritto nel 1930, prefigurava, nel giro di poche generazioni, la fine del lavoro e la necessità di trovare una risposta a questo problema. Oggi quelle visioni appaiono ben più che in una prospettiva visionaria, appunto. I processi di automazione e robotizzazione configurano, già fin d’ora – realistiche - possibilità di sostituire il lavoro, specie se routinario e ripetitivo che è poi, ancora, la maggioranza del lavoro in atto. La sostituzione del lavoro umano, come sempre anche in passato, ma oggi, attraverso automazione, robotizzazione, intelligenza artificiale, non avverrà per ragioni extraeconomiche o filantropiche.  Avviene (lo vediamo già), avverrà sempre di più, per calcolo utilitario. I robot costano meno del lavoro umano. Questa è la ragione vera della sostituzione. Tuttavia questo meccanismo che è in sé di pura valorizzazione del capitale produrrà effetti contradditori e paradossali.  Il lavoro viene pagato con un salario. Il salario è reddito e quindi spesa. Domanda insomma. Ma i robot non si pagano. E non consumano Tutto questo genererà un calo appunto della domanda complessiva che tenderà a zero. Che fare?. Una risposta non può che avvenire dalla creazione di un reddito di esistenza o di base, che deve essere a disposizione di tutti. E’ un fatto imprescindibile, ben al di là del molto ridicolo, reddito di inclusione, anche se in via ottimisticamente transitoria, si potrebbe pensare a una riduzione della giornata lavorativa e a una sua distribuzione per tutti. Ma anche in questo caso c’è necessità di garantire almeno parità ai salari proprio per sostenere la domanda complessiva. Senza adeguata domanda ci troveremmo dentro una spirale di bassa spesa, calo della produttività in ragione della riduzione dell’ampiezza dei mercati, aumenti delle disuguaglianze, calo del PIL, politiche recessive invece che politiche espansive.

Viceversa un reddito adeguato per tutti, e senza condizioni, oltre a permetterci di situarci su una frontiera di fuoriuscita dalla scarsità economica, permetterebbe a molti cittadini di partecipare, sì, in questo caso, volontariamente ad attività sociali, economiche, ambientali ed anche di imprenditoria sociale, dando luogo a liberamente scelte economie parallele, e complessivamente alla possibilità di generare , nel mercato e/o fuori dal mercato a un altro modo di produzione complessivo. In cui poter meglio contare nel decidere, quasi si fosse un imprenditore collettivo, su che cosa produrre e come. Forse per la prima volta allora saremmo in grado di far diventare il progresso tecnologico, ormai arrivato al livello più alto, un fattore al servizio degli uomini e delle grandi moltitudini e non viceversa, come ora, al contrario. Saremmo fuori dal lavoro, ma tutto questo a vantaggio di un plus di attività effettivamente libero. Saremmo fuori dal bisogno. Ma immersi nella praxis. Quale processo individuale e collettivo di sviluppo.  Ma tutto questo non ci verrà concesso gratuitamente.
Queste domande sorgono anche dopo i rallegramenti para governativi di ripresina. Tutto sommato, anche a Lecco, non siamo ancora ai livelli di occupazione pre-2008. Ma è solo un fenomeno congiunturale, oppure il contenimento dell’occupazione è prevalentemente strutturale.
Alessandro Magni
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco