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Scritto Lunedì 11 settembre 2017 alle 18:24

Abbadia: si finsero ''intermediari'' per fondi regionali, due uomini a processo per truffa

Ha consegnato nelle mani di persone di cui credeva di potersi fidare, con la prospettiva di ottenere un finanziamento regionale che avrebbe utilizzato per la gestione di un campeggio ad Abbadia Lariana, circa 25.000 €. Di quel denaro non ha saputo più nulla, così come dell’uomo che aveva conosciuto nel 2008 e che oggi è a processo con l’accusa di truffa (ai sensi dell’articolo 640 del codice penale) in concorso con un secondo individuo e con una donna, la cui posizione è stata stralciata a seguito del decesso.
Nella mattinata odierna D.S., vittima del presunto raggiro messo in atto dal terzetto, ha raccontato l’accaduto di fronte al giudice Enrico Manzi in un’aula del Tribunale di Lecco. “Ho conosciuto C.M., unitamente ad una signora indicata come sua madre, nove anni fa perché cercavano un appartamento nell’area dell’alto lago lecchese. Avevamo in comune la passione per il calcio e ci siamo frequentati per un certo periodo. Quando gli ho comunicato la mia intenzione di acquistare un campeggio ad Abbadia Lariana si è offerto di aiutarmi per ottenere un contributo a fondo perduto messo a disposizione da Regione Lombardia attraverso un bando. Mi ha chiesto 12.000 € per avviare le pratiche per ottenerlo, mi sono fidato e glieli ho dati in contanti. Altri soldi li ho consegnati per ottenere pc e telefonini che mi sarebbero serviti per gestire il campeggio, mi aveva offerto un “pacchetto perfetto”. Da un giorno all’altro però è sparito, dei miei soldi non ho saputo più nulla e non ho ottenuto alcun finanziamento. Mi aveva mostrato un foglio in cui si attestava che avevo ottenuto il denaro, presentandomi anche un commercialista di Milano ma evidentemente non c’era nulla di vero”.
A seguito della denuncia alle forze dell’ordine – è stato spiegato al cospetto del Pubblico Ministero Nicola Preteroti e dell’avvocato difensore Marco Sangalli, in sostituzione del legale Michele Aufiero del foro di Asti – il lecchese è venuto a conoscenza che il presunto truffatore aveva acquistato un’auto fornendo i suoi dati personali.
Un Carabiniere in forze a Colico all’epoca dei fatti, ascoltato stamane in aula, ha ricordato come all’inizio del 2010 è stata dispsota una perquisizione in un’abitazione di Sueglio dove C.M. risultava domiciliato. “Abbiamo rinvenuto in quella casa il codice fiscale dell’uomo che ha denunciato la presunta truffa e i documenti relativi a due conti correnti, uno dei quali in Svizzera. Il tutto è stato sequestrato”. C.M. non era presente nell’appartamento ma c’era l’altro individuo indicato quale presunto "complice" nella truffa. Il processo a carico dei due è stato aggiornato al 23 febbraio 2018.
R.R.
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