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Scritto Martedì 10 ottobre 2017 alle 19:31

Rimborsopoli, la difesa Boscagli: spese inerenti all'attività da consigliere regionale vissuta quale 'cerniera col territorio'

Giulio Boscagli e l'avvocato Richard Martini
E’ stato il primo a prendere la parola e per oltre un’ora ha monopolizzato la scena, disquisendo dinnanzi al collegio della decima sezione penale del Tribunale di Milano, la stessa triade di giudici che un mese fa gli ha già “accordato” un’assoluzione in relazione al medesimo cliente, nell’ambito del procedimento “Vendemmia”: all’avvocato Richard Martini, difensore dell’ex consigliere regionale ed ex sindaco di Lecco Giulio Boscagli, ieri mattina nel capoluogo meneghino è spettato il compito di “rompere il ghiaccio” contro argomentando rispetto alle conclusioni rassegnate a marzo dalla pubblica accusa, pronta a chiedere la condanna, ad uno ad uno, di tutti i 56 imputati a giudizio per “Rimborsopoli”, il processo incentrato sulle supposte “spese pazze” effettuate da politici tanto di destra quanto di sinistra e poi addossate indebitamente al Pirellone, approfittando – ritiene il pubblico ministero Paolo Filippini titolare dell’inchiesta chiusa nel 2015 – dei contributi assegnati ai gruppi per l’espletamento delle loro funzioni. Peculato l’ipotesi di reato comune a tutti i coinvolti, con qualcuno chiamato a rispondere anche di truffa come l’ex capogruppo della Lega Nord, con casa a Pasturo, Stefano Galli per il quale il PM ha chiesto la pena più severa, “suggerendo” al collegio 6 anni di reclusione. Poco più di 3 milioni di euro la somma complessivamente “in ballo”.
Boscagli “nel suo piccolo” deve rendere conto di poco meno di 10.000 euro spesi personalmente quale consigliere prevalentemente per pranzi e cene seguiti da convegni e di circa 20.000 euro “elargiti” quale capogruppo di Forza Italia, limitatamente a 6 mesi della penultima legislatura trascorsa al Pirellone, prima dunque di assumere, nel giugno del 2008, la carica di assessore alla Famiglia. “Anche il periodo successivo è stato scandagliato dalla Procura, ritenendo le spese sostenute congrue e attinenti” ha evidenziato l’avvocato Martini, giudicando dunque improbabile che da “sperperatore” di denaro pubblico il proprio assistito sia diventato di punto in bianco oculato gestore dello stesso, ritenendo di contro più plausibile che si sia “confusa” una normativa chiara e che lo stesso PM abbia – nella propria ricostruzione – “distorto” il ruolo del consigliere regionale, decritto invece dal legale quale “cerniera tra il territorio e la Regione stessa. E dunque con il diritto- dovere di stare sul territorio e di sentirne le esigenze, sostenendo dunque sul territorio spese concernenti l’attività politica. Il pubblico ministero, non riconoscendo ciò, ha ridotto il consigliere regionale a un mero burocrate, impiegato dietro ad una scrivania” ha così asserito, ben consapevole che il processo, in effetti, per qualcuno, si è trasformato in un processo a mangiate pagate dal Pirellone.
Analizzata poi in Aula anche la posizione di Boscagli quale capogruppo di FI, realtà che allora contava poco meno di trenta consiglieri e qualche decina di funzionari con un intero piano di Palazzo Pirelli a loro dedicato. “Era chiamato a liquidare le spese sostenute dagli altri ma non potendo andare a indagare sulle fatture che questi presentavano lo faceva sulla base di autocertificazioni che lui stesso aveva introdotto” ha evidenziato la toga, parlando di responsabilità oggettiva del proprio assistito, presente personalmente – come sempre – all’udienza.
“Pur apprezzando l’atteggiamento del PM, lontano dal populismo, ho contestato il metodo da lui seguito e l’impostazione giuridica sbagliata che ha seguito” ha sintetizzato l’avvocato Martini che, neanche a dirlo, ha chiesto infine l’assoluzione per Boscagli (contro una richiesta di condanna a 2 anni e 2 mesi), evidenziando come lo stesso abbia già risolto ogni controversia dal punto di vista civilistico con la Regione.
La prossima udienza è fissata per il 30 ottobre prossimo. Tra le altre è prevista l’arringa dell’avvocato Campa per il leghista Giulio De Capitani, altro lecchese a processo.
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