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Scritto Sabato 14 ottobre 2017 alle 19:36

Lecco, quando la legalità entra in scena: le vite di Emanuela Loi e Rita Atria sul palco

L'esistenza di due donne che nulla hanno avuto a che fare tra di loro ma i cui destini si sono incrociati con un nome a fare, mestamente, da perno di congiunzione: Paolo Borsellino. Venerdì sera presso l'auditorium della Casa dell'Economia di Lecco Giusy Vassena e Aurora Spreafico hanno prestato la loro voce a Emanuela Loi e Rita Atria: agente della scorta del magistrato assassinato in via D'Amelio la prima, collaboratrice di giustizia la seconda, morta suicida a Roma una settimana dopo la strage sentendosi tradita da quel sistema che non era stato in grado di proteggere il giudice che l'aveva spinta a raccontare quanto a sua conoscenza.

Aurora Spreafico, Marisa Fiorani, Annalisa Strada, Alberto Bonacina, Benedetta Panzeri e Giusy Vassena

L'iniziativa - organizzata dal Centro di Promozione della Legalità della Provincia di Lecco che riunisce 17 scuole del territorio oltre che Enti e associazioni - ha così permesso, con il coordinamento di Alberto Bonacina, narratore sul palco degli ultimi mesi di vita dello stesso Borsellino, e le sottolineature musicali di Sara Verardo, di far conoscere, in forma teatralizzata, passaggi significativi di due vite spentesi troppo presto. Di due donne in prima linea, come scritto sulla locandina della serata, contro la mafia.
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Intervistata dalla collega Benedetta Panzeri ha poi portato il proprio contributo, rendendo l'incontro ancora più intenso, la scrittrice Annalisa Strada, autrice del libro per ragazzi "Io, Emanuela. Agente della scorta di Paolo Borsellino" scritto - in prima persona - grazie alla collaborazione di Maria Claudia Loi, sorella della poliziotta, con il chiaro intento di restituire la normalità di quella giovanissima sarda, poco più che ventenne, passata alla storia come la prima donna morta in servizio, dopo un susseguirsi di avvenimenti che qualcuno potrebbe considerare "sfighe" ma che connotano invece scelte etiche di una ragazza fortemente legata al senso di giustizia, molto portata alle relazioni e amante della vita. Voleva fare la maestra Emanuela, finisce per arruolarsi, su spinta proprio di Maria Claudia, convinta che in questo modo avrebbe comunque potuto spendersi per la comunità.
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Avrebbe voluto poi tornare in Sardegna ma viene assegnata ad un'altra isola, la Sicilia, per di più al servizio scorte: non recrimina, accetta l'incarico per senso del dovere. Quel 19 luglio 1992 avrebbe potuto essere fuori servizio, prolungando, come suggeritole, la malattia: era invece al fianco di Borsellino, scelse di tornare al lavoro per non "scombussolare" il piano ferie dei colleghi. E saltò per aria, con il magistrato e i colleghi Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
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Una morte, la sua, che non deve far correre il rischio di trasformare il personaggio in icona, ha ammonito però Annalisa Strada ricordando come Emanuela non fosse il Superman di "Gotham City", ma una donna che aveva scelto la "modalità dell'essere per bene" e come, ancora oggi, non vi sia un solo delegato alla lotta alla mafia perché "ciascuno di noi è l'eroe del proprio mondo". L'eredità di Emanuela - ha concluso - sta dunque nella consapevolezza di "piccoli mondi che cambiano".
A.M.
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