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Scritto Martedì 17 ottobre 2017 alle 12:28

Carenno: l'ex albergo del Pertus ha riaperto per un giorno, in cammino per scoprire l'hotel dei 'signori' della Belle Epoque

A cavallo tra Val San Martino e Valle Imagna, più di un secolo fa il "Grande Albergo del Pertus" richiamava alle pendici del Monte Ocone signori, nobili e ricchi borghesi milanesi.

La facciata dell’hotel

Tra la fine dell'800 e gli anni '30 del '900 è stato una meta turistica a 5 stelle, una meta turistica della "Milano bene" durante la Bell'Epoque. Un luogo un tempo vivo e lussuoso che (già una colonia estiva per seminaristi nel dopoguerra) giace abbandonato e chiuso da oltre 30 anni in mezzo a boschi di faggi e castagni.

Il gruppo di partecipanti alla visita

Domenica mattina è stato eccezionalmente aperto al pubblico e le sue stanze sono tornate ad accogliere visitatori: non più nobili e intellettuali milanesi, ma oltre 50 curiosi camminatori che hanno colto al volo l'opportunità concessa dal Museo di Ca' Martì e dalla famiglia Maggi, l'attuale proprietaria della grande struttura. A Carenno l'ex albergo viene spesso chiamato anche "Il convento".

La chiesetta dell’albergo

E' stato in servizio fino al 1931 e successivamente è stato acquisito dal Seminario di Venegono che, fino al 1985, lo ha usato come luogo di ritiro estivo per gli aspiranti sacerdoti. Da allora però è rimasto chiuso e semi-abbandonato. Il tempo si è fermato ad un'epoca che non c'è più.

Fino ad oggi nessuno, a parte i proprietari, vi ha più messo piede. I lucchetti sono stati aperti, le porte arrugginite spalancate e per tutti i visitatori è stato un salto all'indietro nel passato.

Luca Rota

Lo scrittore - e profondo conoscitore delle montagne e della storia locale - Luca Rota ha raccontato la storia e le storie dell'albergo, facendo assaporare a tutti i presenti l'atmosfera che 100 anni fa riviveva tra quelle stesse mura oggi abbandonate.

Osservare la sala da pranzo, la cucina, i magazzini, il solarium ha regalato l'emozione di toccare con mano quella che un secolo fa era la vita dei signori che, a quasi 1200 metri di quota, avevano a disposizione confort davvero eccezionali per l'epoca, che di certo i "poveri abitanti" di Carenno e Costa Imagna, in gran parte muratori e agricoltori, potevano solo sognarsi.

Le cucine

"L'hotel già a inizio '900 era elettrificato e ben presto arrivò persino il telefono. Gli ospiti - da 30 a 50 - avevano a disposizione solarium, cucina, ristorante, stireria, una chiesetta. Arrivava - portato da Carenno - il "Corriere della Sera" in modo che fossero sempre aggiornati durante i loro lunghi soggiorni. Ogni venerdì veniva inoltre portato il pesce persico da Lecco" ha spiegato Rota.

"Venne costruito tra il 1890 e il 1895 dalla Società Anonima "Madesimo Spluga" che aveva anche realizzato il Grand'Hotel alle terme di Madesimo. Era lussuoso, pensato per una clientela ricca e danarosa. Tra gli ospiti che sicuramente hanno soggiornato qui al Pertus ricordiamo l'editore Dante Segati e Nicola Zingarelli, l'autore del celebre dizionario".

Alcuni degli affreschi

Erano davvero altri tempi. Le prealpi erano mete di turismo: stabilimenti termali sorgevano in varie località lombarde a anche la Val San Martino (le prime montagne che incontra chi arriva da Milano) richiamava visitatori da tutta la Lombardia. Erano località di "grido", amatissime e frequentatissime.

Oggi l'albergo è collegato a Carenno e a Forcella Alta dalla strada agri-silvo-pastorale che all'epoca, ovviamente non c'era. L'hotel era isolato in mezzo alla natura, con una splendida vista sulla Valle Imagna, sul Resegone, sulla Val San Martino e non solo: anche domenica mattina si riusciva chiaramente a vedere il Monte Rosa in lontananza. "Gli ospiti arrivavano a Calolzio con la ferrovia, prendevano una corriera per Carenno e poi raggiungevano l'albergo a dorso dei muli. Alcuni portantini si occupavano dei bagagli" ha continuato la guida.

L'albergo rimase in funzione fino all'inizio degli anni '30, quando fallì e venne chiuso per venire poi riconvertito a colonia religiosa. Anche Papa Montini, quando era Cardinali di Milano, vi soggiornò e conobbe dunque la zona di Carenno e del Pertus.

Cartoline d'epoca

Nel 1985 la struttura ha chiuso completamente i battentini: fino al 1999 è rimasta completamente abbandonata e non sono mancati vandali e sciacalli che hanno fatto sparire anche i marmi dei vari camini. Rimangono invece gli affreschi che decoravano alcuni dei locali, con colori vivi e accesi.

Oggi la struttura è di proprietà privata e appartiene alla famiglia Maggi che ha gentilmente aperto le porte. Difficile prevedere quale possa essere il futuro del grande e affascinante immobile. I proprietari hanno immaginato di farlo tornare ai fasti di un tempo, trasformandolo in un nuovo e lussuoso hotel con tutti i confort del 2017. Hanno anche predisposto un progetto: sarebbe un investimento milionario, che rimane per ora chiuso nei cassetti.

Oggi l'Albergo del Pertus ha di nuovo ospitato - seppur per poco tempo - una cinquantina di visitatori che non si è lasciata sfuggire la rara occasione. I più "volenterosi" sono partiti a piedi da Carenno accompagnati da Luca Rota ma anche dal geologo Nicola Pigazzini che lungo il percorso ha raccontato segreti e curiosità della "Valle dei muratori".

Nicola Pigazzini

Grazie al prezioso lavoro di recupero effettuato dagli Amici di Ca' Martì è stato possibili visitare - non lontano dall'hotel - la grande calchera realizzata per produrre la calce durante la costruzione dell'immobile ma anche una cava di sabbia naturale utilizzata dagli abitanti del luogo per la costruzione delle tradizionali cascine.

Perché l'Ocone e le montagne della Val San Martino erano, prima ancora che luoghi di turismo, territori vivi e abitati dai paesani che tra i boschi e i pascoli trovavano tutto il necessario per il loro sostentamento, sfruttando al massimo - ma con grande rispetto - le risorse che la natura metteva loro a disposizione.

La cava di sabbia

Inserita all'interno della rassegna "Abitare la terra. Dai saperi tradizionali all'edilizia sostenibile", il Museo Ca' Martì di Carenno ha battezzato la manifestazione "Storie in cammino tra semplici cascine e grandi alberghi": è stato un viaggio nel mondo dei benestanti ma anche in quello, fatto di sacrificio e fatica, dei contadini e dei muratori carennesi.

Un tour unico, che ha richiamato alcuni camminatori anche dalla brianza. Un'esperienza unica, un "regalo" per i tanti che amano passeggiare lungo i sentieri dell'Albenza e chi sono sempre domandati come fossero gli interni dell'hotel.
Paolo Valsecchi
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