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Scritto Martedì 14 ottobre 2014 alle 17:30

Il nuovo presidente della provincia mostra i muscoli e già minaccia di chiudere le scuole. Il debutto di Polano da burocrate a politico

Dopo la domenica bulgara, il sindaco di Malgrate, Flavio Polano, si è insediato al Politburo, cioè a Villa Locatelli confermata, almeno lei, sede della Provincia, nuovo corso, nelle vesti di presidente.  Era l’unico candidato, o meglio il candidato unico, un’anomalia che non si può certo addebitare  a lui.  Le alchimie di una votazione inedita e bizzarra hanno permesso la sua elezione con il 68% dei voti. Un bel consenso se fosse espressione di uno schema democratico diretto, mentre è solo il risultato algebrico di un’operazione che ha visto impegnati gli amministratori locali, nei panni di grandi elettori.
Tra l’altro val la pena sottolineare come quasi trecento di loro abbiano disertato le urne, soprattutto tra i rappresentanti dei piccoli comuni, demotivati dall’esiguo peso del loro voto, fotografando il disinteresse diffuso e trasversale di un passaggio istituzionale che ha avuto lo stesso appeal di una competizione condominiale. 
E’ inutile anche cimentarsi in valutazioni politiche perché sarebbe  come giocare a calcio con le regole del rugby. Te lo immagini Giovinco andare in meta?  Ora la palla passa a Polano che deve invece ricordare come abbia ereditato una provincia retta dal centrodestra che con Daniele Nava aveva vinto le regolari elezioni non avendo come competitor un signor nessuno, ma nientemeno che Virginio Brivio,  poi resuscitato come sindaco di Lecco. 
Per quanto mi riguarda, ho da subito manifestato la sorpresa per la fulminate carriera di Flavio Polano: un funzionario (da me conosciuto da vicino ) competente e privo di svolazzi. Più burocrate che politico, con un tasso di simpatia e un registro affabulatorio non propriamente entusiasmanti. Ma non è questo lo scoglio, anche se, come si sa, la comunicazione è diventata il propellente di ogni avventura che abbia a che fare con il consenso.  Ho sempre preferito il chirurgo arrogante, ma lucido e con la mano ferma al simpaticone emotivo e tremolante.  Su quale terreno allora rischia Polano? Di sicuro sulla carestia alla quale sono condannate le Provincie,  che proprio in queste ore stanno incassando ulteriori tagli. Non so quale ragione lo abbia spinto ad accettare l’incarico e mi auguro abbia il buongusto di non rispondere che lo ha fatto per l’inflazionato “spirito di servizio” . Semmai ha stupito la sua prima esternazione, furbesca e determinata come usano i decisionisti. Renzi docet.  “Se non ci daranno le risorse, il 16 gennaio chiuderò le scuole superiori”. Perentoria quella sintassi in prima persona, ma modesto l’avviso ai naviganti perché non si riferiva a strutture fatiscenti e al pericoli di crolli, ma semplicemente a una questione di gasolio.  Polano il benzinaio verrebbe da dire, in attesa di vederlo spalatore alla prima neve.
Marco Calvetti
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