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Scritto Venerdì 10 novembre 2017 alle 19:16

Servizi Sociali: Lecco tira dritto, il meratese 'si rammarica' e Bellano rimane a guardare

Territorio e Politica hanno chiuso gli "Stati Generali del welfare", due giorni di dibattiti e confronto sul sociale andati in scena al Politecnico di Lecco. E' intorno a questi 2 nodi che ruota la discussione sulla future gestione del servizi sociali dell'ambito lecchese (i 32 comuni del circondario del capoluogo) le cui scelte avranno ripercussioni - seppur indirette - anche su tutte le altre realtà della nostra provincia. L'appartenenza territoriale (Brianza, Lecchese e Lago/Valsassina) e quella politica sono il filtro attraverso cui osservare la discussione in atto sul destino del nostro welfare che è stata oggetto del confronto finale tra amministratori, che ha visto la partecipazione di oltre duecento persone tra sindaci, operatori del "terzo settore" e della società lariana. I 3 ambiti distrettuali di Bellano, Lecco e Merate (rappresentati rispettivamente da Guido Agostini, Virginio Brivio e Alessandro Salvioni) hanno difeso i 3 diversi modelli adottati: la gestione da parte della Comunità Montana Valsassina, la nuova società mista che il capoluogo sta costruendo e ReteSalute.

Alessandro Salvioni, Filippo Galbiati, Guido Agostoni e Virginio Brivio

3 binari differenti che continueranno a rimanere tali: i progetti di Lecco e Merate rimangono diversi mentre - per ora - Bellano ha deciso di stare a guardare l'evolversi della situazione. E' stato il sindaco del capoluogo a raccontare l'oggi ed il domani del welfare nelle municipalità del circondario lecchese, che vedranno la comparsa di una nuova società mista pubblico-privato: "Vogliamo cercare un partner che sia in grado di condividere con i comuni la sfida di gestire i servizi sociali, riuscendo al tempo stesso a coinvolgere il territorio. Non stiamo cercando un socio che sia un mero erogatore di servizi ma che sia capace di stimolare il territorio, affinché alle risorse pubbliche si aggiungano quelle private".
Non sono mancate le critiche al progetto, soprattutto per la decisione di coinvolgere il privato con una quota del 51%: "Possiamo rivolgerci esclusivamente al privato sociale, senza fini di lucro. Il pubblico sarà in minoranza ma occorre sottolineare che la società avrà un'unica finalità, che potrà essere soltanto quella di attuare la programmazione indicata dagli amministratori. Non avrà una vocazione autonoma ma potrà solo eseguire quanto indicato".

E a chi sostiene che sia una manovra "Lecco-centrica" ha replicato: "Si tratta di un progetto voluto dall'Ambito, non dal Comune di Lecco. Siamo stati i primi a deliberare perché questo abbiamo avuto la delega di capofila a farlo, non perché "vogliamo tirarcela"". Lecco dunque vuole costruire un modello nuovo. I meratesi al contrario possono contare su ReteSalute, l'azienda speciale consortile che lavora da 12 anni. E che - paradossalmente - ha visto i comuni dell'area di Carate bussare a quella porta che invece i lecchesi non hanno voluto aprire nonostante i tentativi di esportare il modello scelto dal sud della provincia anche nel capoluogo.

"ReteSalute è nata nel 2004 e oggi lavora per un territorio di 120.000 abitanti. Dalla scorsa primavera abbiamo avuto la richieste dei comuni del caratese di entrare nell'azienda, come soci e come clienti. Abbiamo svolto diversi approfondimenti e raccolto dati: le valutazioni sono in corso per capire quali cambiamenti potrebbe portare il loro ingresso. Le amministrazioni del meratese e del casatese hanno puntato su questo tipo di gestione che consente di amministrare direttamente alcune funzioni-chiave come il coordinamento e il controllo dei servizi, la supervisione sia interna che esterna e la formazione del persona" ha spiegato Alessandro Salvioni. "Il meratese ed il casatese ritenevano che potessimo sperimentare una gestione unica provinciale dei servizi sociali, ci aspettavamo una capacità di sintesi. Ma questo non è avvenuto".
Un rammarico sottolineato anche da Cristina Bartesaghi, sindaco di Abbadia Lariana che fa parte dell'Ambito di Bellano e non di Lecco: "Abbiamo perso un treno. Siamo stati in grado di costruire Silea, Lario Reti ed il Sistema Bibliotecario, ma per il sociale non siamo stati capaci di fare lo stesso".

C'è poi la terza via, quella di Bellano che ha deciso di non seguire Lecco ma di continuare con la gestione affidata alla Comunità Montana. "Siamo fatti così noi laghee e noi montanari: difficilmente ci innamoriamo a prima vista. Quando c'è qualche novità prima la vogliamo soppesare, ma una volta che vediamo che funziona lavoriamo tenacemente. Per ora osserveremo quello che farà Lecco e vedremo come funziona: poi valuteremo" ha commentato Agostoni.
I 3 ambiti continuano dunque con i loro progetti, anche se per quello lecchese ora inizierà l'importante fase durante la quale toccherà ai consigli comunali esprimersi. E torniamo ai due poli iniziali: l'appartenenza territoriale e quella politica. Saranno determinanti nelle scelte dei singoli comuni.
P.V.
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