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Scritto Lunedì 13 novembre 2017 alle 15:50

Calolzio: la Corte d’appello condanna le Poste a rimborsare un buono fruttifero

L'avvocato Chiarella
La corte di appello di Milano ha confermato il giudizio di primo grado in merito alla richiesta di rimborso, da parte di un consumatore residente a Calolziocorte, di un buono fruttifero postale risalente al 1984 del valore all'epoca dei fatti, di 2 milioni di lire.
La causa patrocinata dall'avvocato Giuseppe Chiarella è andata a buon fine proprio come era accaduto due anni fa con un caso simile. L'avvocato moltenese, nel 2015, aveva assistito un cittadino residente nell'oggionese che aveva presentato ricorso contro Poste Italiane Spa per vedersi risarcito un buono da un milione di lire del 1985, appartenuto a due cointestati deceduti. In quel caso, la sentenza del giudice Gianfranco Di Garbo del tribunale di Lecco non era stata appellata e pertanto era divenuta immediatamente esecutiva.
In questa seconda occasione, invece, la parte citata in giudizio è ricorsa al secondo grado. La Corte di Appello di Milano, sezione I, Pres. Santosuosso, con sentenza pubblicata lo scorso 25 ottobre ha però confermato l'ordinanza resa ex art. 702 ter c.p.c. dal Tribunale di Lecco il data 23 marzo ed avente ad oggetto la possibilità del cointestatario di un buono postale fruttifero con clausola pari facoltà di rimborso (PFR) di poter riscuotere interamente il buono postale senza la quietanza congiunta degli aventi diritto. Oggi il valore del titolo è salito a 16.500 euro circa.
La sentenza emessa dal Giudice conferisce maggior forza ai consumatori e al principio, ribadito dalla Corte di Appello, secondo cui: "ai buoni fruttiferi postali con clausola di pari facoltà di rimborso emessi antecedentemente all'entrata in vigore del D.M. 19.12.2000 debba applicarsi la disciplina contenuta nel D.P.R. n. 156/1973 e nell'art. 208 del regolamento di esecuzione del 1989. In applicazione della suddetta normativa, dunque, il rimborso del buono fruttifero non è subordinato ad alcuna particolare o specifica modalità di riscossione e consente al portatore e cointestatario del titolo, avvalendosi della clausola di pari facoltà di rimborso, di chiedere a vista all'ufficio postale di emissione il pagamento dell'intero importo del buono, comprensivo degli interessi maturati, senza che sia necessaria, anche nell'ipotesi di altro cointestatario del medesimo buono, la quietanza congiunta degli aventi diritto".
"Da sempre Poste Italiane s.p.a. si oppone alla liquidazione del buono postale in favore del contitolare vivente del buono allorquando uno dei cointestatari è invece morto. La Corte di Appello di Milano, confermando i provvedimenti emessi dal Tribunale di Lecco in primo grado, ha invece, ancora una volta, confermato come Poste Italiane s.p.a. debba liquidare il buono in favore del contitolare vivente senza se e senza ma" è il commento dell'avvocato moltenese.
Si tratta del primo caso di questo tipo su cui si pronuncia la corte di Appello di Milano: una sentenza destinata ad entrare nella giurisprudenza.



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M.Mau.
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