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Scritto Lunedì 13 novembre 2017 alle 17:36

La barca si ribaltò nel Lago e un 44enne perse la vita, chiesti 8 mesi per il 'timoniere'

Stringato come sempre, nella propria requisitoria, il viceprocuratore onorario Mattia Mascaro, ha parlato di una tragica fatalità conseguenza però - a suo giudizio - della sottovalutazione delle condizioni meteo e di una certa superficialità dimostrata dall'imputato non facendo indossare ai propri passeggieri le cinture di sicurezza e i giubbini salvagente, presidi che avrebbero potuto evitare la tragedia: riconoscendo dunque Stefano Stefanoni responsabile della condotta a lui ascritta - pur non sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o alcooliche come inizialmente ipotizzato, non essendo stato tale aspetto provato in sede dibattimentale al di fuori di ogni ragionevole dubbio - la pubblica accusa ha chiesto nei confronti dell'imputato la condanna a 8 mesi per omicidio colposo.

Roberto Valsecchi e una foto scattata durante le operazioni di recupero del natante alla deriva il giorno dopo la tragedia


Più articolata la ricostruzione della difesa, con l'avvocato Ruggero Panzeri impegnato a ripercorrere, istante dopo istanze, quanto successo la sera del 22 luglio 2013 quando, partiti dal Moregallo, quattro amici hanno raggiunto in barca un ristorante di Pescarenico per una cena in compagnia. "Sulla strada" del ritorno, per effetto di tre "onde anomale" - come detto dal legale - l'imbarcazione si sarebbe capottata all'altezza del ponte Kennedy: dei tre uomini a bordo, solo in tre sono giunti a nuoto a riva. Roberto Valsecchi,  44enne di Rogeno, padre di famiglia, è stato inghiottito dalle acque del Lario, trascinando poi a giudizio il "timoniere". Eppure, secondo il difensore, quest'ultimo prima di mettersi alla guida del motoscafo, ancora sulla sponda valmadrerese, avrebbe consultato un sito meteo, le cui previsioni non si sono poi rivelate attendibili. E ancora, dopo cena, con gli amici, avrebbe aspettato che il temporale nel frattempo scatenatosi su Lecco - etichettato come una "sfuriata estiva" - si placasse, accertandosi telefonicamente con un conoscente già al Moregallo, circa le condizioni del lago prima di imbarcare i tre passeggeri e affrontare la "traversata". Non poteva immaginare che, di punto in bianco, il vento sarebbe tornato ad alzarsi facendo registrare - proprio mentre il natante risaliva "quel ramo del Lago di Como" - le punte massime di violenza di quel giorno, come riferito dal penalista nella propria arringa a tutto campo. "La situazione è cambiata improvvisamente" è stato detto, rifacendosi anche alle conclusioni dei consulenti tecnici di accusa e difesa, proposte nel corso del dibattimento. Quanto ai giubbini di salvataggio, poi, Panzeri ha evidenziato come - per stessa ammissione dei sopravvissuti - non fossero stati allacciati perché alla partenza lo specchio d'acqua appariva in condizioni ottimali, sottolineando altresì come sia obbligatoria la loro presenza a bordo, con l'utilizzo prescritto invece soltanto in caso di necessità. Quella sera, non vi fu nemmeno il tempo di indossarli. Una prima onda fece sobbalzare la barca, una seconda la inclinò e la terza rovesciò la barca.
Assoluzione perché il fatto non sussiste, la richiesta verbalizzata dal legale. Il 4 dicembre la sentenza.
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A.M.
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