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Scritto Lunedì 13 novembre 2017 alle 21:10

Sponsorizzazioni sospette all'Olginatese: chiesta la condanna per due imprenditori

Il Tribunale di Lecco
Un anno secco di reclusione: questa la richiesta di condanna formulata quest’oggi dal viceprocuratore onorario Mattia Mascaro all’esito dell’istruttoria del procedimento penale intentato nei confronti degli imprenditori Andrea Pietro Caglio e Marco Faiella, gli unici due “sponsor” dell’Olginatese Calcio inclusi nel “pacchetto” di indagati confezionato dalla Guardia di Finanza all’esito di accertamenti compiuti in relazione alle entrate e uscite societarie dal 2005 al 2008 ad non aver optato per il patteggiamento, scegliendo dunque il dibattimento al cospetto dal giudice monocratico Salvatore Catalano.
Al centro dell’attività investigativa – coordinata dal sostituto procuratore Paolo Del Grosso e affidata agli operanti del Nucleo di Polizia Tributaria del Comando provinciale di Lecco – così come ricordato nel corso di precedenti udienze dal maresciallo Eldipio Crispino vi erano una serie di fatture per operazioni inesistenti o comunque in relazione a somme incamerate sotto forma di sponsorizzazioni dal club calcistico e poi restituite – in contante – ai “sostenitori”, con benefici per entrambe le parti.
Due le “pezze giustificative” contestate al Faiella, già giocatore dell’Olginatese ed altrettante quelle portate all’attenzione in relazione al Caglio. Per il primo, sinteticamente, l’avvocato Cristina Scaccabarozzi ha chiesto sentenza di assoluzione, puntualizzando come la Guardia di Finanza non abbia saputo identificare in modo chiaro quando sarebbe avvenuta la supposta dazione di denaro dalla società all’imprenditore. Un’argomentazione al quale ha fatto appiglio anche l’avvocato Alessandro D’Addea per il secondo imputato, chiedendo in via preliminare il non doversi procedere per intervenuta prescrizione in relazione alla fattura più datata (dicembre 2008) nonché l’assoluzione perché il fatto non sussiste per quella più recente, rifacendosi ad una modifica normativa nonché, entrando nelle pieghe del caso, alle stesse risultanze dibattimentali. Il legale monzese ha infatti messo in dubbio la credibilità – in termini di riscontri – dell’allora direttore generale dell’Olginatese Fabio Galbusera, già uscito di scena, con una decina di altri soggetti, avendo patteggiato in udienza preliminare. L’uomo, consulente fiscale, messo alle strette, avrebbe infatti guidato i baschi verdi nella comprensione del supposto sistema fraudolento messo in piedi, fornendo indicazioni circa gli sponsor con i quali effettivamente si sarebbe fatto leva sul giochetto fattura “gonfiata” – ritorno in contanti, con il Caglio unico fra gli indagati ad non essere cliente del suo studio e uno fra i pochi ad aver negato fin da subito ogni addebito, non essendosi nemmeno servito – al contrario degli altri – del meccanismo della riba.  Citati dunque dall’avvocato anche gli esiti negativi dei controlli operati dalle Fiamme Gialle sui conti correnti dell’uomo e della consorte, a ulteriore riprova – a suo giudizio - dell’assenza di un flusso contrario rispetto a quello previsto verso il club bianconero. “Ci si è limitati alle dichiarazioni auto-etero accusatorie di Galbusera” ha asserito D’Addea, sostenendo come anche dalla documentazione citata dal maresciallo a supporto dell’impianto accusatorio non emergano prove concrete nei confronti del proprio assistito, trattandosi di atti extracontabili interni al sodalizio, tanto grossolani da essere etichettati dalla toga come “da pane e salame” in cui non vi è traccia dalla somma finita indicata dal capo d’imputazione nonché delle movimentazioni bancarie dell’Olginatese che, ai fini processuali, provano solo l’effettivo, costante, sostanzioso prelievo di contante, senza nulla aggiungere in relazione alla posizione del Caglio. Il 4 dicembre la sentenza.
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A.M.
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