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Scritto Martedì 14 novembre 2017 alle 19:16

Fu il primo a portare i jeans in Brianza, per il crac della sua sas Angelo Bini patteggia

Il fallimento era stato chiesto in proprio e ratificato dai giudici Mirco Lombardi (presidente), Giordano Lamberti e Dario Colasanti (relatore) il 25 giugno 2014, chiudendo di fatto la parabola di un'impresa e soprattutto di un imprenditore la cui fama ha, negli anni, travalicato i confini del meratese, perché incontrovertibilmente l'imbersaghese Angelo Bini ha scritto più di una pagina della piccola storia dei nostri comuni portando per primo, con lungimiranza, i jeans sul mercato della Brianza lecchese e costruendo poi, su qualità e buon gusto, un piccolo impero nel settore dell'abbigliamento con l'apertura di una serie di punti vendita, a Merate, Robbiate, Lecco e Busnago. Quest'oggi in Tribunale, al cospetto dal giudice per le udienze preliminari Massimo Mercaldo, si è tornati a parlare della fine della sua Bini Jeans sas e dell'ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta distrattiva a lui ascritta in qualità di legale rappresentante e socio accomandatario della stessa, in relazione al prelievo - in due anni differenti - di circa 130.000 euro, drenati - secondo l'impianto accusatorio sostenuto dal sostituto procuratore Nicola Preteroti - dalle casse societarie. Non presente, assistito dall'avvocato Laura Bosisio, Angelo Bini ha optato per il patteggiamento ad un anno e 6 mesi, versando a titolo di risarcimento 10.000 euro al fallimento.

Intervistato tre anni fa, al momento della presentazione dell'istanza in Tribunale, l'imprenditore aveva spiegato come, a suo dire, i problemi, fossero sorti al momento dell'affitto di un ramo d'azienda ad altre due società, subentrate nella gestione dei quattro store a marchio Bini presenti sul territorio. "Non mi hanno mai dato un euro di quanto pattuito e io non ho potuto onorare le posizioni aperte che avevo" aveva commentato, distrutto non solo dal punto di vista professionale ma soprattutto umano. "La situazione è difficile, mi devo reinventare qualcosa. Non ho più nulla, se non la vicinanza della mia famiglia. Avevo fatto determinati conti ma questi mancati introiti chiaramente mi hanno messo in ginocchio". Oggi una nuova, seppur attesa, prova, con la chiusura della vicenda penale originata dal crac di una sas che, per lungo tempo, ha rappresentato un faro quanto a moda e tendenza in provincia.
A.M.
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