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Scritto Venerdì 17 ottobre 2014 alle 18:06

Il presidente della provincia prova a mettere insieme il pranzo con la cena, come gli riesce a casa sua

Flavio Polano
Diamo a Flavio quel che è di Flavio. Nel senso del fresco presidente della provincia, Polano. Sindaco di Malgrate, vicesegretario comunale di Lecco, tenutario a titolo gratuito di Villa Locatelli, aveva suscitato non solo in noi, un legittimo interrogativo sulla sua ubiquità, sulla vocazione stakanovista e, non ultimo, sul suo 27 del mese. In soldoni, c’eravamo chiesti come potesse reggere cariche di quel peso e come campasse. Anche Polano tiene famiglia. Non certo per fagli i conti in tasca ma in nome di quella trasparenza a cui sono tenuti i personaggi pubblici. Ebbene, Flavio Polano ha tagliato la testa al toro e con disincanto pari alla proverbiale flemma, ha comunicato che lascia il posto di funzionario a Palazzo Bovara e che vivrà con l’indennità mensile di mille euro che gli tocca come primo cittadino di Malgrate. Al netto della retorica sullo spirito di servizio, è doveroso riconoscere la correttezza del gesto, impreziosito dalle motivazioni: “i miei tre figli sono già grandi e autonomi, perciò posso permettermi di dedicarmi alla comunità”. Belle parole dottor Polano, soprattutto perché corroborate dai fatti e una lezione all’universo dei Fiorito, dei Belsito, dei Lusi, dei Galli e dei ladri di polli regionali. Incassato il nostro “chapeau”, per quel che vale, ora dovrà dimostrare di saper mettere insieme, alla tavola pubblica, il pranzo con la cena, con quel che passa il convento. La botta da un miliardo sferrata dal premier Renzi alle regioni, a cavallo del suo decisionismo, potrebbe costringere le Province a una dieta da fantino.
Marco Calvetti
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