Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 63.028.361
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Lunedì 20 ottobre 2014 alle 13:50

Sono incapaci di intendere e volere o capaci di commettere crimini per un’innata inclinazione a delinquere?

Marco Calvetti
Sconcerto, misto a un senso profondo di ingiustizia mi hanno assalito davanti alla perizia, che ha sancito l’incapacità di intendere e di volere di Edlira Copa, la mamma di Lecco, che ha ammazzato le sue tre figliolette.
Mi pare, seguendo il filo della cronaca, che stia entrando in vigore un andazzo perdonista, tutt’altro che tranquillizzante. Il padre delle piccole è rimasto esterrefatto, ma disarmato, se non rassegnato. Ora val la pena di ricordare come la nozione giuridica di infermità, che legittima la non imputabilità, presuppone una accertata e inequivocabile malattia mentale, con conseguente degenerazione della sfera intellettiva e volitiva del soggetto. In altri termini è del tutto compatibile che un individuo sia capace di intendere e di volere, anche se affetto da turbe psichiche e da disturbi della personalità.
Tornando al mostruoso delitto di Chiuso, non risulta che l’assassina ( come chiamarla diversamente? ) fosse una malata psichiatrica e non c’è, a mio giudizio, spazio per la comprensione per chi toglie la vita ai propri figli e salva la propria. A me non interessa il lavoro degli psichiatri, che scrutano le zone d’ombra per disvelare enigmi e misteri sconosciuti, bensì mi colpisce l’applicazione troppo generalizzata dell’infermità di mente, sia nel caso di specie, sia quando mitiga condanne per reati gravissimi e permette a criminali di cavarsela a buon mercato.
La casistica si va sempre più arricchendo di sentenze al ribasso e poi ci stupiamo quando si scopre che l’autore del reato, prosciolto per infermità di mente, reitera le sue performances sanguinarie.
Di questo passo, verrà fuori che Massimo Bossetti, presunto assassino di Yara, poveraccio, era depresso e si sentiva un signor nessuno. Tradito dalla moglie, snobbato da una quarantenne, incontrata per il commercio di uno specchio,( alla quale non ha mancato di chiedere se avesse una sorellina bella come lei) ,preso da un raptus ha ammazzato la ragazzina, dopo avere cercato di violentarla.
Condivido pienamente la tesi di quegli psichiatri, che, arcistufi della comoda tesi del raptus, sostengono che ci siano uomini e donne malvagi, capaci di commettere crimini per una innata o maturata inclinazione a delinquere.
Marco Calvetti
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco