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Scritto Mercoledì 10 gennaio 2018 alle 17:21

Olginate: l'ultimo saluto al giovane papà Juled, con le parole della sorella sulle note di J-Ax. 'Vivrai sul volto dei tuoi bimbi'

“Forse non sarai più fisicamente tra di noi, ma sono sicura che tutti noi continueremo a sentirti vicino. Ti ricorderemo ogni volta che passerà sotto casa una macchina con la musica “a palla”, così come quando sentiremo una canzone di J-Ax, ma soprattutto rivedremo il tuo sorriso contagioso in quello dei tuoi bimbi, il tesoro più grande che tu e Anna ci avete regalato”.


Juled Kinkaj

Con la voce ripetutamente scossa da strazianti singhiozzi che in pochi istanti hanno trovato una dolorosissima eco in tutta la Chiesa Parrocchiale di Olginate, al termine del rito funebre ha parlato così Jonida, la sorella di Juled Kinkaj, 30enne di origine albanese tragicamente scomparso nella giornata dell’Epifania a seguito di un malore che non gli ha lasciato scampo. Una morte senza un perché, sulla quale ha provato a far luce l’autopsia eseguita sul suo giovane corpo all’Ospedale Manzoni di Lecco dove è prematuramente spirato, lasciando i suoi due bimbi, ancora alla scuola materna, e la compagna Anna Ruggeri, nativa di Garlate, oltre a centinaia di amici, colleghi e conoscenti.


A celebrare la funzione nel pomeriggio di oggi, mercoledì 10 gennaio, è stato don Eugenio Folcio, in una Chiesa Parrocchiale che non è riuscita in nessun modo a contenere tutte le persone che hanno voluto dare l’ultimo saluto a Juled, molte delle quali giunte a Olginate direttamente da Lecce, la città in cui il giovane è nato e cresciuto insieme alla sua famiglia.

“In questo momento di immenso dolore e di emozioni confuse, io stesso ho il cuore pieno di domande, di disperati dubbi a cui sembra impossibile dare una risposta” ha detto il parroco. “A molti di noi, probabilmente, risuoneranno nella mente le parole pronunciate da Maria, la sorella di Lazzaro, in direzione di Gesù, quasi con l’accusa di non avere fatto nulla per evitare la morte del fratello: nemmeno il Signore aveva potuto trattenere le lacrime, un segno non di debolezza ma di amore, e forse anche di protesta nei confronti di Dio, quella stessa protesta gridata a gran voce sulla croce, prima di esalare il suo spirito.



È stato lo stesso Gesù, però, a insegnarci che la vita attecchisce proprio sul terreno irrorato dalle lacrime, per creare nuovo amore. Sono sicuro che in questo momento Juled è davanti al Signore con i trascorsi della sua giovane esistenza, con il suo lavoro, il suo sudore e il suo entusiasmo, ma soprattutto con l’amore per la sua famiglia e per i suoi amici, che si trasformeranno in un semino in grado di germogliare in una nuova vita; verrà accolto nelle braccia di Dio e sarà per sempre il nostro angelo custode”.

Un ragazzo intelligente, generoso e affettuoso, sempre gentile e disponibile per tutti, come ha ricordato sull’altare, tra le lacrime, la sorella minore Jonida.


“Tutte le persone che sono venute qui quest’oggi, da più o meno lontano, sono la dimostrazione del segno indelebile che hai lasciato in tutti noi, in questi anni vissuti fino in fondo tra risate, balli e canti a squarciagola” ha affermato quest’ultima. “Eri una persona fantastica, non dimenticheremo mai i tuoi baci di prima mattina e durante la notte, così come il tuo desiderio di condividere con noi tutte le piccole cose della vita: naturalmente ricorderemo anche le tue “pazzie”, le serate trascorse sul mare di Jesolo, i tuoi “5 minuti” tipici del tuo carattere. Siamo sempre stati vicini, mentre ora sei così lontano… Il dolore per la tua assenza non guarirà mai, ma almeno avremo la consolazione degli ultimi giorni di festa e di gioia vissuti al tuo fianco: i tuoi meravigliosi bimbi saranno la ragione della nostra forza tutte le volte che la tua mancanza si farà insopportabile. Grazie per tutto l’amore che ci hai sempre dato”.


Juled riposerà per sempre al cimitero di Olginate, dove al termine della funzione si sono portati in corteo i numerosi presenti in Chiesa: la cerimonia si è conclusa sulle note di “Assenzio” di Fedez e J-Ax, con le parole che il giovane papà aveva cantato a squarciagola centinaia di volte. “Più leggeri della cenere, voliamo via se il vento soffia forte, più preziosi di un diamante che diventa luce quando fuori è notte, divento luce se là fuori è notte”.
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B.P.
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