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Scritto Mercoledì 10 gennaio 2018 alle 22:01

Omicidio di Sogno: 'non chiediamo l'abbreviato', la difesa di Guzzetti rinuncia al 'salvagente' del PM. In Aula anche il don

Gli avvocati Patrizia e Marilena Guglielmana accanto a Roberto Guzzetti
Il processo quest’oggi si sarebbe potuto fermare e, con il “fast rewind”, si sarebbe ritornati al via. La difesa ha scelto invece di andare avanti, non aggrappandosi al “salvagente” lanciato dalla pubblica accusa. Perché sì, le contestazioni supplettive dell’aggravante della crudeltà e dell’aggravante della minorata difesa, mosse dal dr. Paolo Del Grosso fuori udienza nelle ultime settimane hanno effettivamente “peggiorato” la situazione dell’imputato che ora rischia l’ergastolo - pena originariamente irraggiungibile con la sola accusa di omicidio - ma, giurisprudenza alla mano, le novità introdotte dal PM hanno tecnicamente anche offerto agli avvocati Marilena e Patrizia Guglielmana la possibilità, a procedimento ormai tutto sommato delineato, di far riavvolgere il nastro. Le toghe lecchesi avrebbero potuto infatti chiedere, dinnanzi ad un quadro mutato, il rito abbreviato, rito che – come è noto – garantisce in caso di condanna uno sconto di pena. Ed invece, tenacemente, hanno optato per portare a termine il dibattimento, chiedendo solo di poter escutere ulteriori tre testimoni.
Il palazzo di Giustizia di Como
Sotto don Roberto Trussardi, sentito come testimone

La virata, nel processo per la morte della pensionata torrebusina Maria Adeodata Losa, trovata cadavere nella sua abitazione di Sogno l’11 giugno 2016, non c’è stata. Dopo la lunga passerella di testimoni citati dal dottor Del Grosso – in gran parte comuni con la stessa difesa e con le parti civili – quest’oggi in Corte d’Assise a Como si è così assistito al veloce passaggio al microfono di una serie di uomini e donne portati in Tribunale dalle sorelle Guglielmana per “alleggerire” la posizione del sessantenne lecchese Roberto Guzzetti, unico imputato per il violento omicidio che, due anni fa, ha sconvolto la minuscola frazione collinare all’ombra del Resegone, mini-nucleo di abitazioni – non poche le seconde case – all’interno del quale tutti più o meno ci si conosce come ha avuto modo di confermare la prima anziana chiamata a deporre, dirimpettaia della vittima. La signora ha ricordato di aver suonato il campanello della Losa venerdì 10 giugno – il giorno dopo a quello in cui è stato ricondotto l’assassinio – intorno alle 14.30 senza ricevere risposta. Ripercorsa dunque in Aula, a più voci, l’ultima settimana di vita di Maria Adeodata. Don Roberto Trussardi, vicario della Val San Martino e al tempo amministratore anche dalla parrocchia di Sogno, ha spiegato di aver portato la comunione all’87enne e alla sorella maggiore Leonilda (presente nell’appartamento anche al momento dell’omicidio ma al piano di sopra e senza la possibilità di scendere in autonomia in quanto allettata), nella mattinata di martedì 7 e di aver trovato entrambe “lucidissime”. Incalzato dall’avvocato Marilena Guglielmana ha riferito anche come, alle esequie della malcapitata, vi fossero centinaio di persone: “tanti giornalisti, qualche curioso come è normale che sia, i parrocchiani e pochi parenti”. Il fruttivendolo che, con il suo camion, sale ogni 7 giorni a Sogno ha poi raccontato di aver incontrato la pensionata alle 9-9.30 del mattino di giovedì: “ha comprato tantissima roba”, ha sostenuto, con la difesa che lo ha portato a soffermarsi sulla candeggina acquistata dalla donna. E ancora, il maresciallo Pierluigi Tranfaglia, delegato all’analisi dei tabulati telefonici dell’utenza in uso alle Losa, ha riferito di una telefonata di 32 secondi registrata, sempre il 9, ma alle 12.30. Elementi questi non particolarmente pregnanti nel contesto generale del processo, con l’udienza odierna focalizzata più sulla figura di Leonilda che su quella di Maria Adeodata. La più anziana delle due sorelle – prossima alla soglia dei 100 anni – sarebbe infatti dovuta comparire quest’oggi presso il Palazzo di Giustizia: l’influenza – il male del momento – l’ha però bloccata nella casa di riposo di cui è ospite, come confermato anche dall’avvocato Stefania Lingua, sua amministratrice di sostegno. Verrà riconvocata per il 24. E’ ritenuta dalla difesa un teste chiave avendo visto entrare, nel primo pomeriggio del 9, un non meglio identificato soggetto nella propria camera da letto che avrebbe frugato nei cassetti prima di dileguarsi. Pur conoscendo Guzzetti, la signora non avrebbe associato il lecchese a quella “figura” come riferito anche dai volontari del 118 intervenuti in loco al momento del rinvenimento del cadavere di Maria Adeodata, sentiti proprio per riferire sullo scambio di battute avute con la paziente al loro accesso nella abitazione. E molto si è insistito anche sullo stato in cui Leonilda si trovava, sentendo a tal proposito anche il primario del pronto soccorso di Lecco Luciano D’Angelo che, “decifrando” le cartelle cliniche, ha parlato di una donnina in buone condizioni, inviata poi, quale mera azione di sollievo, in osservazione alla clinica Talamoni. Non è risultata nemmeno disidrata, ha raccontato il dottore, dettaglio che ha stuzzicato la curiosità dell’avvocato Marilena Guglielmana, che ha chiesto al medico se una signora di quell’età potesse sopravvivere senza bere e alimentarsi per due giorni abbondanti. E’ stato lo stesso PM, servendosi delle fotografie scattate nel corso dei rilievi, a far notare come sul comodino vi fosse una bottiglia d’acqua dalla quale l’ultranovantenne potrebbe aver attinto. Sarà lei, qualora davvero riuscirà a partecipare al processo, a meglio lumeggiare quel lungo arco di tempo in cui ha atteso, invano, il ritorno della sua sorella.
Tra le diverse altre deposizioni di quest’oggi, infine, degno di nota il contributo dei consulenti tecnici della difesa e in particolare dello psichiatra Mario Massimo Mantero che ha duramente contestato il metodo di lavoro dei colleghi Mara Bertini (nominata dal Gip di Lecco) e Marco Lagazzi (scelto dal Pm), insistendo sull’indebolimento di varie funzioni cognitive dell’imputato, parlando anche di una “tendenza alla fantasia e alla divagazione” da parte dello stesso nonché, infine, di una “certa fatuità, una sorta di leggerezza, quell’umore troppo buono legato a processi patologici e alle malattie pregresse di Guzzetti” che andrebbero a mascherare una depressione sottostante. In altre parole, negli anni l’uomo – nullafacente, a carico dei genitori – avrebbe sviluppato “un’apparenza – inverosimile – di serenità, dovuta all’indebolimento della capacità critica e al decadimento cognitivo”.
Descritti, a più riprese, i suoi “protagonisti”, il processo si appresta ora a volgere al termine, non prima però della convocazione degli ultimi testi delle sorelle Guglielmana, Leonilda Losa inclusa.
Prossima udienza, come accennato, il 24 gennaio.
A.M.
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