Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie. Accetta
  • Sei il visitatore n° 53.929.081
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Giovedì 11 gennaio 2018 alle 19:45

Crack Grattarola: illustrata in Aula la supposta genesi del 'nero'. I 2 imputati pronti a risarcire il fallimento

I difensori hanno parlato di "una concreta ipotesi di risarcimento": potrebbe proseguire, già dalla prossima udienza calendarizzata per il 31 maggio, senza la parte civile - rappresentata dall'avvocato Stefano Pelizzari - il procedimento penale intentato nei confronti di Pierantonio e Marco Valsecchi, padre e figlio, legale rappresentante (il primo) e supposto amministratore di fatto (il secondo) della Grattarola srl, società valsassinese specializzata nella produzione e nella commercializzazione di mobili di pregio - particolarmente rinomata per le cucine in legno massello - dichiarata fallita il 9 luglio 2013 in quanto impossibilitata a far fronte ad un'esposizione debitoria quantificata in poco più di 12 milioni di euro (bilancio 2012) come messo nero su bianco dal dr. Dario Colasanti, estensore della sentenza fruibile all'albo del Tribunale. Entrambi gli imputati - chiamati a rispondere a vario titolo di bancarotta fraudolenta e, solo il più anziano, anche di frode fiscale in relazione al crack dell'impresa con sede a Cortenova - parrebbero infatti intenzionati a metter mano al portafoglio in favore della curatela, definendo così preliminarmente ogni pendenza civilistica e "estromettendo" il fallimento del processo penale. Quest'oggi, in ogni caso, in attesa di sviluppi in questo senso, l'istruttoria è proseguita con la "formazione" della precedente udienza, datata 27 ottobre 2016: il centroavanti è il PM Paolo Del Grosso, sostenuto quale ala, per l'appunto, dall'avvocato Pelizzari per la parte civile. In difesa, per Valsecchi senior i legali Malighetti e Becattini e per il figlio la collega Andresano. La triade arbitrale, diversamente composta rispetto all'originale collegio, è costituita dal presidente Enrico Manzi con a latere Salvatore Catalano e Nora Lisa Passoni. Proseguendo in tema calcistico, sembrerebbe condurre il gioco, la pubblica accusa, che, già quest'oggi, ha schierato tre testi di peso trattandosi di ex lavoratori che hanno potuto spiegare come "funzionavano le cose" in Grattarola, concedendosi anche paragoni con gli "anni d'oro", non oggetto del capo d'imputazione, limitato all'ultima parentesi di vita dell'impresa - dal 2009 alla data del fallimento - dalla trasformazione della "vecchia" spa in srl a quote completamente acquisite dalla precedente proprietà da Pierantonio Valsecchi, soggetto noto in Valle anche per l'esperienza politica, quale sindaco di Barzio. Nello specifico, particolarmente, pregnante è stata la deposizione di un'impiegata che, incalzata da una pioggia di domande, ha spiegato il meccanismo della sottofatturazione messo in atto - stando all'impianto accusatorio - sistematicamente, generando così pagamenti in nero quantificati nel capo d'imputazione in circa 1.800.000 euro. La donna, ha sostenuto infatti, che sull'8 - 10% degli ordini evasi, al momento della predisposizione della bolla in base alla quale poi fatturare, si procedeva a "stornare" alcuni articoli il cui prezzo - al netto della scontistica applicata rispetto al catalogo - veniva poi corrisposto dagli acquirenti direttamente in contante in buste che - a suo dire - venivano affidate al fattorino nel momento della consegna dell'arredo oppure portate direttamente in sede, tanto da clienti privati quanto dai rivenditori che piazzavano sul mercato le cucine o quant'altro a marchio Grattarola. Era lei stessa - sempre secondo la versione reso oggi in Aula - a gestire tale "pratica" dando seguito alle indicazioni ricevute da Marco e Pierantonio Valsecchi, in una proporzione 9 a 1 tra il primo e il secondo. Ed era sempre lei a incassare il più delle volta la quota parte "in black", contando le banconote prima di affidarle prevalentemente al più anziano dei due amministratori che, di volta in volta, le siglava una sorta di "ricevuto", su un foglio di carta che poi tratteneva per sé. "Il consultivo era per rendere conto a terze persone" ha spiegato l'ex dipendente, riferendo la risposta ricevuta dal titolare sul perché le facesse prendere nota e controfirmasse gli incassi non tracciabili. Di tali "appunti" la teste ha sostenuto di avere probabilmente qualche copia a casa, avendo preso - nell'ultimo periodo di lavoro - l'abitudine di fotocopiarli quale forma di autotutela, non essendo più disposta a operare in quel modo. E, secondo un suo collega, sentito quale terzo e ultimo testimone nella mattinata odierna, a riprova dell'esistenza di una sorta di contabilità parallela del presunto nero vi sarebbero anche delle chiavette su cui egli stesso - per come affermato - caricava l'elenco di tutti quei prodotti venduti ma non fatturati.
Segnati due gol, è probabile che, tornando alla metafora calcistica, il prossimo 31 maggio la pubblica accusa allunghi il vantaggio. Prevista infatti la sfilata di ulteriori ex collaboratori dei Valsecchi e del curatore fallimentare. La partita potrebbe però poi riportarsi in equilibrio nell'udienza fissata per luglio, quando la palla passerà alla difesa. Per il risultato finale, in ogni caso, bisognerà attendere ancora.
A.M.
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco