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Scritto Venerdì 12 gennaio 2018 alle 21:57

Lo straniero Formenti, l’anonimo Straniero e la quaglia con reattore di Mauro Piazza e Daniele Nava

Marco Calvetti
Nel secolo scorso il salto della quaglia definiva il passaggio da un partito all'altro o persino da una corrente all'altra. L'accasamento in Forza Italia di Mauro Piazza e Daniele Nava, così rapido e traumatico, lascia intendere che la loro quaglia fosse dotata di un reattore.
La scelta non mi stupisce né scandalizza e anzi provo a giustificarla.
La schizofrenia elettorale, figlia anche di una legge a dir poco bizzarra ha trasformato la competizione in una sarabanda di sigle che si fa fatica a memorizzare, anche se sei costretto per mestiere. Va da sè che tra i cittadini regnano lo sconcerto e il disorientamento con il rischio di quella manifesta disaffezione che è l'anticamera dell'astensionismo.   Insomma nel luna park del 4 marzo non escludo che anche elettori avveduti scelgano la giostra nota come calci in culo.
Eppoi non è che Piazza e Nava abbiano portato a casa la presidenza di un ente prestigioso o un seggio assicurato: se lo devono giocare dentro e fuori il partito, se sapranno conquistare il consenso nonostante l'ultima capriola significa che hanno il polso del cosiddetta gente.
Ho sempre ritenuto che la prova del nove, in politica, sia quella dei voti da mettere in carniere. Un cacciatore che torna senza preda viene considerato un fallito, al netto delle smanie animaliste.
Ma c'è di più. Da sempre sostengo che ciascun rappresentante del popolo, quale che sia il consesso, debba rispondere della sua azione soprattutto nel rapporto con il proprio territorio. Se sei in Regione devi “tenere” per la tua città, per la tua provincia, caricandoti nello zaino, ogni volta che parti per Milano, questioni piccole e grandi e non adagiarti sullo scranno in attesa del generoso 27 del mese.
Sotto questo profilo non ho il minimo dubbio nell'affermare che il consigliere regionale Mauro Piazza batte per cappotto i suoi colleghi.
Semmai ha ecceduto in una sorta di interventismo a tutto campo, mettendo il becco anche laddove non era necessario, ma di sicuro ha interpretato al meglio il suo ruolo e il suo mandato.
L'esponente della Lega Antonello Formenti è, per i lecchesi uno Straniero e il consigliere regionale del PD Raffaele Straniero è, per i lecchesi, un Formenti, cioè un illustre sconosciuto. Poi il voto sarà suggerito da altre motivazioni, non ultima la concomitanza con le elezioni politiche, ma ascolterei volentieri il parere di chi non condivide la logica del mio elementare teorema.
Marco Calvetti
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