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Scritto Lunedì 12 febbraio 2018 alle 09:23

Lecco perduta/101: l'addio in sordina dell'Alpina Stoppani

Sono già trascorsi vent’anni dall’addio in sordina della Società Alpina Operaia “Antonio Stoppani”, fondata nel 1883. Il nuovo sodalizio era sorto da una scissione all’interno del CAI di Lecco, ritenuto troppo borghese ed intellettuale per raccogliere appassionati nella montagna di richiamo popolare. La sezione del Club Alpino Italiano era stata fondata nel 1874; vedeva in primo piano notabili non solo cittadini, come il noto geologo e poi politico Mario Cermenati. Nel maggio 1883 un gruppo di giovani lecchesi, trovatisi sulla vetta del Resegone, decise di costituire una società alpinistica popolare. Qualche giorno dopo venne  preparato l’atto costituito del nuovo sodalizio che assumeva la denominazione di Compagnia Alpina fra gli operai di Lecco, divenuta un anno dopo Società Alpina Operaia di Lecco e mandamento. E’ stato nel 1898 che fu deliberata all’unanimità l’aggiunta del nome di Antonio Stoppani. Arnaldo Ruggiero, nel volume 3° “Piccolo mondo antico”, dedica un apposito capitolo all’Alpina Stoppani, ricordando che la nascita della stessa fu una “scossa” nell’ambiente sociale cittadino modesto e piatto, quando non esistevano ancora società come la Canottieri Lecco o la Ginnastica Ghislanzoni. La stampa locale, rendendo nota la cessata attività della centenaria società alpinistica, scrisse “Cala, purtroppo, dopo oltre un secolo, il silenzio sulla società fondata nel maggio 1883 da un gruppo di operai lecchesi. Primo presidente è stato Luigi Pirotta, seguito da Michele Panza, Giovanni Gilardi, Innocente Bonfanti, Arturo Affunti e diversi altri; l’ultimo presidente è stato Giovanni Giovenzana”.



La Società Alpina Operaia Antonio Stoppani, nella storica sede di via Mascari, davanti alla chiesa di Santa Marta

Giovanni Giovenzana dichiarò: “E’ grande tristezza aver chiuso la Stoppani, ma ormai la società languiva. Ero entrato bambino, portato da mio padre Luigi. Ricordo la sede di allora, in casa Todeschini, sul corso oggi Martiri della Liberazione, nel cortile antistante la caserma dei Carabinieri. Poi ci fu la sede al Cervo d’Oro, in alto a via Cavour; per un lungo periodo la sede è stata in via Mascari, davanti alla chiesa di Santa Marta, dove la sala ospitava nelle serate festive, balli popolari; fu poi la volta di viale della Costituzione, in casa Giovenzana, in locali attigui al bar Nuovo ed ai due cinema di allora Nuovo e Mignon”. L’Alpina Stoppani aveva inaugurato il vessillo sociale il 1° agosto 1886; padrino il senatore Mario Martelli, milanese, che aveva un bel palazzo a Maggianico. Il 50° dell’Alpina aveva visto la collocazione di una lapide sulla facciata della Capanna Stoppani, con il testo di Giovanni Bertacchi, il poeta delle Alpi, nativo di Chiavenna. La società ebbe il rifugio Riva, sotto la parete Fasana, nel territorio comunale di Primaluna ed anche un ristoro a Campo de’ Boi. Fra i soci della prima ora c’era stato Giovanni Battista Torri Tarelli, uno dei cinque fratelli garibaldini. Manifestazioni importanti si tennero a Lecco per ricordare anniversari vari nella storia dell’Alpina. Quello del 70°, a fine aprile 1953, vide a Lecco rappresentanti di società di ogni parte d’Italia e venne organizzato un percorso che consentiva agli ospiti di raggiungere le maggiori vette del territorio lecchese. La Stoppani arrivò ad avere oltre 300 soci, come al traguardo del 90°, nel 1973. Si distinse nelle prime edizioni dell’Assalto al Resegone, organizzato dalla SEL. Nel discorso commemorativo del 90°, tenuto dall’avvocato Arnaldo Ruggiero, l’oratore sottolineò che nell’Alpina Stoppani era passati tanti generosi pionieri dell’alpinismo e dell’escursionismo lecchese, che avevano fatto conoscere sentieri e vette di montagne vicine e lontane.
A.B.
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