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Scritto Martedì 13 febbraio 2018 alle 08:41

Lecco: il programma di LeU spiegato da Rosati partendo dall'esperienza nel mondo del lavoro dei nostri giovani

Lavoro, formazione e scuola. Questi i temi al centro del dibattito che ieri sera alla Camera del lavoro della Cgil ha visto il candidato alla presidenza di Regione Lombardia di Liberi e uguali Onorio Rosati presentarsi ai suoi elettori assieme ai quatto candidati consiglieri per la circoscrizione di Lecco Emanuele Manzoni, Vanda Bono, Federico Amaretti e Silvia Brianti.

Onorio Rosati tra i candidati lecchesi di LeU

Il dibattito ha preso le mosse da un sondaggio condotto dall'ala giovanile del movimento sulla situazione lavorativa dei ragazzi lecchesi tra i 16 e i 29 anni. "Abbiamo raccolto un campione di 500 interviste - ha spiegato Manzoni, candidato più giovane - quella che è emersa è una situazione di 'lavoro grigio' perché non è un lavoro in nero ma neanche un lavoro con tutti i diritti". Parlando di numeri: il 27 per cento degli intervistati studia, il 45 lavora, il 18 studia e lavora, il 7,5 invece né studia né lavora, il 2,5 si occupa di "altro". A passare sotto la lente di ingrandimento i giovani che hanno lavorato con un contratto di stage o tirocinio: il 10 per cento di loro ha avuto una retribuzione equa, il 54 ha lavorato gratis, mentre il 36 "ha preso qualcosa". La percentuale di chi non ha ricevuto nessuna forma di ricompenso durante il periodo in stage sale se la tirocinante è donna: in questo caso due volte su tre non è pagata. Infine, il 60 per cento dei giovani dai 21 a 30 anni ha sperimentato il lavoro nero.

"La situazione emersa è indice della mancanza di investimenti nelle politiche per il lavoro giovanile: siamo formati, sappiamo le lingue, abbiamo viaggiato, facciamo volontariato. Ma veniamo descritti come choosy e fannulloni" ha asserito concludendo il consigliere comunale di Garlate - Il mercato è intelligente: se offriamo al mercato manodopera a basso costo il mercato se la prende; tornare indietro e cercare di recuperare i diritti è difficile. Noi vogliamo indicare la rotta: dobbiamo redistribuire la ricchezza che già c'è ma è per pochi".
A prendere la parola è stato poi Rosati, che ha tenuto l'attenzione puntata sul lavoro, in particolare quello giovanile: "Noi siamo contrari al Jobs act e all'abolizione dell'articolo 18; il tema è come reintrodurre i diritti e far sì che il lavoro sia sicuro. Nella ricerca svolta si parlava del lavoro grigio e degli usi impropri dello stage e del tirocinio, la Regione avrebbe il compito di redigere dei regolamenti che normano queste forme di inserimento lavorativo e di vigilare sull'uso di questo strumento, che invece viene usato come sostituzione di manodopera. Noi stiamo ricevendo un segnale forte che dobbiamo cogliere: i collettivi studenteschi protestano contro l'uso e l'abuso dell'alternanza scuola/lavoro. È un segnale di insoddisfazione, i giovani si accorgono di essere sfruttati, si accorgono che lo strumento viene snaturato. La richiesta degli studenti è di assumere una posizione di contrarietà rispetto a questo strumento".
Un commento del candidato di Leu al Pirellone anche sui dati della ripresa economica, significativi nel nostro territorio: "Il mercato del lavoro ha dei segnali di ripresa, c'è un aumento occupazionale, limitato e relativo a rapporti a tempo determinato. Noi come Regione abbiamo un tasso di abbandono scolastico molto elevato, anche la scuola e gli investimenti pubblici per potenziarla sono di fondamentale importanza. L'80 per cento delle risorse che Regione Lombardia destina alla scuola vanno al 10 per cento degli studenti che frequentano le scuole private".

Da rinnovare secondo Rosati anche la rete dei servizi: "Si deve provare a diffondere sul territorio delle agenzie pubbliche per la formazione e l'inserimento lavorativo, in Lombardia il sistema della Dote lavoro invece prevede l'accreditamento di strutture private accanto a quelle pubbliche. Noi vogliamo che si reintroduca una priorità: il primo punto di contattato di una persona disoccupata o inoccupata deve essere l'ufficio pubblico per  l'impiego e poi al massimo subentrano altri enti. Invece si sono usate risorse in questi anni per aiutare persone con un livello di professionalità e un profilo tale che si sarebbe potute collocare in autonomia". 
Per fare fronte al preoccupante neo-fascismo dilagante, invece, il candidato di Liberi e uguali propone appelli e manifestazioni "che sono importanti ma devono essere accompagnate da politiche del lavoro che diano una risposta politica ai problemi dei cittadini e al risentimento sociale che generano".
Ad intervenire anche il "padrone di casa" Wolfango Pirelli con una lucida analisi sulla situazione del lavoro e della formazione nel lecchese: "Stiamo parlando di una Regione che sui temi del lavoro e della formazione fa scuola in Italia, noi rappresentiamo il punto più alto con il grosso delle attività formative e lavorative. La Lombardia è anche la Regione che ha sperimentato dei modelli che meriterebbero un contrasto radicale: quello del centralismo regionale che ha portato via ai territori, che avevano lavorato bene negli anni precedenti, la possibilità di governo del mercato del lavoro . E poi il modello dei buoni e delle doti: le fasce più deboli invece dovrebbero avere un percorso di sostegno collettivo, non una dote individuale, un modello che ha prodotto diseguaglianza e difficoltà per le persone più deboli".
"Le condizioni del mercato del lavoro non consentono percorsi stabili e strutturati di ingresso nel mondo del lavoro e le aziende non hanno queste richieste - ha proseguito il segretario territoriale della Cgil - La precarietà rischia di diventare il tratto comune del modello produttivo di questa Regione e questo non avviene in una fase di crisi, ma dopo un anno e mezzo di dati assolutamente positivi per questo territorio. Io penso che c'è da una parte la responsabilità delle imprese e dall'altra pesa il processo di innovazione tecnologica che sta cambiando la pelle delle imprese, fortemente finanziato dalle risorse pubbliche. Noi avremmo bisogno - più che di un neo-centralismo regionale che gestisce le doti - di politiche di programmazione economica capaci di influire sul sistema economico".
"Tutto da rifare sulla Buona scuola - ha commentato Amaretti, che in qualità di insegnante in un istituto tecnico tocca ogni giorno con mano ciò di cui si parla - bisogna investire sulle scuole statali". È per i diritti invece che Bono fa un appello: "I diritti non sono naturali, bisogna scriverli e difenderli, altrimenti ci vengono portati via come è successo in questi decenni".
"Dobbiamo pensare ad un mercato del lavoro diverso - ha detto Brianti e lo dice in qualità di Rsu dell'ex Tubettificio europeo - che coinvolga i giovani, le start-up, le cooperative. La Regione questo deve fare. Così come dovrebbe occuparsi della tutela del territorio, mettendo le risorse non a danno fatto ma prima". 
Un cenno in chiusura con Manzoni al centrale tema della migrazione: "Liberi e uguali sul tema dei migranti si è schierata. Sono tre gli approcci che immaginiamo: il primo è quello di mettere in rete le associazioni presenti sul territorio che già lavorano bene per favorire i processi di integrazione; il secondo è quello dell'accoglienza diffusa e il terzo è sorvegliare che gli enti gestori siano seri e preparati". 
M.V.
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