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Scritto Giovedì 08 marzo 2018 alle 19:23

Aerosol: annunciato un presunto aumento di capitale ma non servirà per i lavoratori che ormai vogliono 'staccare la spina'

"Io come faccio a pagare il prossimo affitto?"
"Abbiamo perso la pazienza"
"Basta, adesso la facciamo fallire noi"

Urla, frasi stizzite, un gran vociare. Così è stato salutato il riassunto della seduta odierna del tavolo tecnico convocato presso l'unità di crisi della Provincia in relazione alla situazione della Aerosol di Valmadrera, tracciato dai sindacalisti Nicola Cesana, Massimo Ferni e Celeste Sacchi poco dopo le 17, all'esito di due ore serrate di confronto, del tutto o quasi infruttifero.
A riprova del fatto che la situazione ormai sia assolutamente tesa la presenza - dinnanzi alla sede di Corso Matteotti - di Carabinieri e agenti di Polizia coordinati dalla dottoressa Fiorella Antonilli, in numero mai raggiunto in occasione delle precedenti riunioni, quando si erano registrati veloci passaggi di operanti in divisa o meno e uomini della Polizia Locale.
E non hanno fatto nulla per nascondere la loro preoccupazione divenuta disperazione i sessanta dipendenti ancora formalmente in forza alla Aerosol, con una spiccata componente femminile tutt'altro che mansueta. "Siamo incazzate" tagliano corto, nel giorno di quella che dovrebbe essere la loro festa. La bandiere di CGIL, CISL e UIL al posto della mimosa per il loro 8 marzo 2018. Chi ha 5 mensilità arretrate da percepire ha poco da sfogliar verza.

"L'azienda non è in grado di riprendere l'attività" ha esordito Cesana, riferendo come l'amministratore unico dell'impresa - il dottor Giovanni Bartoli, rappresentante anche della Seconda Investimenti che controlla al 100% la società di Valmadrera ed è a sua volta controllata da una realtà estera - abbia sostenuto di essere in grado di riavviare le macchine in due settimane, una tempistica apparentemente irreale. "Stiamo parlando di un sogno. Una valutazione del genere la dice lunga sulle capacità di stimare le necessità della Aerosol" ha rimarcato infatti il sindacalista, non avendo tra l'altro contezza nemmeno della spesa da sostenere per adempiere a tutte le prescrizioni imposte da Arpa e Vigili del Fuoco quale clausola per poter autorizzare la ripresa del lavoro. "Da quanto sappiamo in queste settimane non ci sono stati interventi. Bartoli sostiene di aver pagato delle fatture ma probabilmente a copertura di debiti pregressi con gli stessi soggetti esterni che ora dovrebbero farsi carico delle opere a livello strutturale. Solo qualche intervento minore è stato compiuto".

E finché non si otterrà in nulla osta di Arpa - che di fatto ha imposto la sospensione della produzione fino alla messa a norma - l'amministratore (divenuto tale dopo le dimissioni dell'intero consiglio di amministrazione, a cominciare dal dottor Saggiomo, per mesi interlocutore apprezzato da sindacalisti e lavoratori) non parrebbe intenzionato nemmeno a pagare gli stipendi alle maestranze. Nel corso dell'incontro del 14 febbraio erano state scalettate due scadenze: un primo versamento di una mensilità subito l'indomani ed un secondo versamento dopo 15 giorni dal ritorno al lavoro dei dipendenti, prefigurato come imminente. Solo il primo impegno è stato rispettato. "Ancora oggi ci è stato proposto il pagamento dopo due settimane dalla ripresa. Abbiamo risposto di no: lo vogliamo la settimana prossima. Se il 12 non arriveranno gli stipendi, abbiamo detto che non sarete più disponibili a prestare attività lavorativa" ha proseguito Cesana, parlando a operai e impiegati, ripetendo il contenuto del "mandato" ricevuto dagli stessi.
"Per quanto riguarda gli assetti societari, ci è stata comunicata da Bartoli una cosa nuova: ci sono due tavoli di trattativa aperti. Uno quello conosciuto, uno con un ipotetico investitore del campo farmaceutico ma non ci è stato fatto il nome. Non è nemmeno stato in grado di definire il programma da attuare per un affitto di ramo d'azienda o per la cessione della stessa. Non c'è disponibilità per un accordo con altro soggetto. Bartoli vuole un impegno formale di acquisizione subito, per rilevare Aerosol interamente".
Dinnanzi ai rappresentanti sindacali, della provincia, del comune di Valmadrera e di Confindustria, l'amministratore unico di Aerosol avrebbe poi annunciato l'avvenuto aumento di capitale: "dice che c'è stato ma non sappiamo dove è" ha affermato Cesana, sostenendo di non aver visto alcuna pezza giustificativa a sostegno di quanto asserito dalla controparte. Una sola certezza: la somma - ipoteticamente introitata, di cui non è stata fornita nemmeno una cifra - "non verrà utilizzata per pagare gli stipendi".

"Il tavolo non sta portando da nessuna parte: abbiamo la necessità di vedervi tutti per decidere come andare avanti" la chiosa dei delegati di FILCTEM - FEMCA - UILTEC che non hanno fatto menzione dell'ipotesi di mandare avanti un'istanza di fallimento, prossimo passo che, invece, sembrerebbero determinati a compiere i dipendenti. "Chiediamo a chi ha messo i soldi - che noi non abbiamo visto - di mettere 100.000 euro in più per pagare almeno un'altra mensilità. Senza lavoratori l'azienda non va di sicuro avanti" l'ultimo appello.
Mercoledì 14 alle 16 la prossima assemblea.

"Ci sono intere famiglie che mangiano con il nostro lavoro in Aerosol"
"Io vivo da sola, come tiro avanti?"
"Con voi o con un avvocato è ora di agire, adesso basta".
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A.M.
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