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Scritto Venerdì 09 marzo 2018 alle 18:05

Olginate: 'plagio' tra aziende? Una chiede più di un milione ma l'altra vince la causa

Minuscolo l’oggetto del contendere. Esorbitante la posta in gioco con l’avvocato di parte civile pronto a chiedere, nell’interesse dei propri assistiti, una provvisionale da un milione di euro quale base da cu partire per la quantificazione del danno – a suo giudizio patito dai propri rappresentati - in separata sede. Si è chiuso nei giorni scorsi con l’assoluzione con formula piena dell’imputato il procedimento intentato nei confronti di un imprenditore di Olginate “reo”, secondo una società concorrente, di un aver copiato e immesso illecitamente sul mercato una presunta “invenzione” di quest’ultima: un gancetto in metallo utilizzato nello specifico in agricoltura per “legare” i filari d’uva in maniera tale da facilitare le operazioni di raccolta del frutto e di cura delle piante senza che le stesse vengano danneggiate dalla “pressione” del vento ma, come dimostrato dall’avvocato Stefano Pelizzari, difensore dell’imputato, portando in Aula nel corso del procedimento consulenti e altri soggetti addentro alla materia, venduto anche nel campo dell’edilizia per altro scopo.

L'avvocato Stefano Pelizzari e il plastico portato in Aula dalla parte civile nel corso della prima udienza dibattimentale

“Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni” e “fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale” (ai sensi degli articoli 473 e 517 Ter del Codice penale), i reati contestati al legale rappresentante dell’impresa nostrana trascinato in Tribunale dall’esposto presentato dal Mollificio Bortolussi Srl di Fiume Veneto (Pordenone) ritenendosi titolare esclusivo della produzione di tali ganci, già finiti al centro di ulteriori contenziosi in altre sedi. All’esito dell’istruttoria dibattimentale, celebrata al cospetto del giudice monocratico Enrico Manzi, con tanto di raffronto in Aula tra gli “ami” lecchesi e quelli friulani nonché di presentazione di un plastico in stile Porta a Porta per spiegare empiricamente la portata del contestato brevetto, l’ha spuntata l’avvocato Pelizzari. A fronte infatti della richiesta di condanna a 6 mesi avanzata dalla Procura e di un risarcimento a 6 zeri, con un assegno da un milione da staccare come “anticipo”, preteso dalla parte civile, il penalista lecchese ha ottenuto l’assoluzione. “Perché il fatto non sussiste”.
A.M.
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