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Scritto Sabato 24 marzo 2018 alle 09:17

Tre ragioni per fondere i comuni e una per dire no: dateci le nostre risorse e non abbiamo bisogno di niente altro

Sono tre i concetti che l’amico e collega Paolo Valsecchi, autore del libro sulla Grande Lecco porta a sostegno della tesi dell’aggregazione: 1) il contributo statale, quantificato in 20 milioni; 2) l’ottimizzazione dei servizi attraverso economie di scala rivenienti dalla centralizzazione dei servizi; 3) il persistere del senso dell’appartenenza al di là del nome sul cartello all’ingresso della “nuova” città.
Partiamo da quest’ultimo punto. Ipotizziamo per un istante che nasca la Grande Lecco, un’unica realtà che raggruppi Mandello, Valmadrera, Malgrate, Civate, Galbiate, Abbadia Lariana, Ballabio, Morterone, Pescate, Vercurago, Garlate, Olginate. Tutte queste realtà saranno cancellate e al loro posto, all’ingresso della nuova città leggeremo “Grande Lecco”. Paolo Valsecchi ci deve spiegare come abitudini, tradizioni, appuntamenti classici, patroni e così via di queste dodici realtà con almeno 100mila abitanti potranno convivere in una sola grande città che, naturalmente, non può festeggiare tanti santi protettori ogni anno. E per quante generazioni queste tradizioni spesso secolari resteranno vive. Ma al di là di ciò chiediamo: quanti cittadini di Mandello, Olginate, Pescate e così via sono disposti a vedersi cancellare per sempre il nome della propria città?
Nella migliore delle ipotesi costoro domanderanno: perché? Perché, risponde l’ottimo collega, così facendo avremo un solo ufficio tributi, un’unica struttura urbanistica, una centrale di lavori pubblici al servizio di tutti. Razionalizzeremo. Ma ne siamo davvero sicuri? Gli esempi, a partire da Lecco, sono tutt’altro che confortanti. Certo mancano personale e risorse e queste mancanze – probabilmente “volute” – spingono all’aggregazione. Ma, e veniamo al primo punto, se unire Morterone a Lecco non appare un grande dramma contando il paesino 37 abitanti che comunque, stante anche la posizione geografica, ha la possibilità di mantenere vive le piccole tradizioni locali, perché per avere risorse dovremmo stringere ancora noi la cinghia, più di quanto già non si faccia, massacrati come siamo da una fiscalità locale necessaria a compensare disavanzi altrui?
Valsecchi cita l’impossibilità per la polizia locale di Lecco di effettuare servizi oltre le 23 e prima delle 7 del mattino per mancanza di uomini. Bene, la poniamo noi una domanda a Valsecchi: ci spiega perché a parità di popolazione Lecco dispone di 48 agenti di polizia locale comandante incluso e San Giorgio a Cremano (NA) 70 oltre il comandante? E Torre Annunziata che di abitanti non arriva a 43mila ha 65 operativi?  Tocca a San Giorgio a Cremano fare la cura dimagrante o ancora a Lecco e al suo territorio rinunciare alle proprie origini e radici per ottenere un contributo statale al fine di riequilibrare la bilancia?
 Ma su tutto, a nostro parere, domina un aspetto incontrovertibile: oggi funzionano meglio le piccole realtà, dove il cittadino si sente parte di un insieme e gli amministratori si sentono costantemente sotto giudizio, dove brogli e favoritismi difficilmente passano inosservati e la cura della propria casa fa il paio con quella del proprio paese. 
Cari Valsecchi, “grande” e “piccolo”, ci sono tanti altri strumenti per migliorare i servizi centralizzando funzioni organizzative – dalla finanza ai tributi alla gestione del territorio – senza per questo smontare la storia delle nostre contrade. Voi parlate di 20 milioni di contributi statali. Bene Andrea Massironi, sindaco di Merate, non può utilizzare 9 milioni di soldi dei cittadini a causa dei vincoli imposti dal patto di stabilità. Se potesse spendere quel denaro che è dei meratesi potrebbe investire e aiutare così l’economia locale a riprendersi, potrebbe assumere personale (Merate con quasi 15mila abitanti ha 65 dipendenti comunali, Taurianova (RC) con 600 abitanti in più ne ha 101) o ridurre la fiscalità locale a partire dall’Imu. Svendere la nostra storia per una manciata di soldi, gran parte dei quali già nostri è folle anche il solo pensarlo. Cornuti sì, mazziati però anche no, caro Paolo Valsecchi.
Un suggerimento: scriva il bravo cronista un altro libro mostrando la realtà dei nostri comuni, l’indice di produttività dei dipendenti comunali, la quantità di risorse locali scippate dal Governo centrale, il tasso di riciclo dei rifiuti, la spesa media pro capite e così via. Forse sì che quel libro andrà a ruba.
Claudio Brambilla
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