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Scritto Mercoledì 04 aprile 2018 alle 17:38

Comune in sonno tra portineria sguarnita e latitanza dei vigili urbani

Marco Calvetti
Di contraggenio mi vedo costretto ad occuparmi delle piccole cose, per documentare un clima di insoddisfazione che si respira in città. Più incline a scrivere e a parlar di politica che di amministrazione spicciola, provo la stessa irritazione dei lecchesi davanti alla trascuratezza del dettaglio.
Due appunti li ho qui pronti sulla mia scrivania. Primo: venerdì santo alle ore 11,10 sono andato in portineria di palazzo Bovara per ritirare un libro lasciatomi da un assessore.
La trovo chiusa e buia. La stessa sorte è toccata, in rapida successione, a tre lecchesi in cerca d'informazioni.
Abbiamo chiesto lumi a due impiegati che attraversavano il cortile e ci hanno risposto allargando le braccia. E dopo un quarto d'ora, cronometrato, mentre era affiorata anche l'ipotesi di una chiusura pre-pasquale, da una porta ha preso corpo una signora, vestita come una prefica assoldata nei funerali del sud, con un bicchierino di caffè in mano che si è dichiarata come portinaia. Sono trascorsi ancora cinque minuti prima che potessi ritirare la busta, ma nel frattempo ho realizzato che un Comune capoluogo non può permettersi un'immagine di inefficienza e sciatteria tale da scoraggiare un ulteriore approccio.
Appunto numero due: il dì di Pasqua e il Lunedì dell'Angelo Lecco è stata assalita dai turisti di passaggio, a piedi, in auto e soprattutto dalle moto risvegliate dal primo sole di primavera. Una baraonda che metteva di malumore, se sol si pensa quale potenzialità avrebbe Lecco se si decidesse a una svolta turistica come Dio comanda. In questo caos vi assicuro che, in diverse ore del giorno, non ho incontrato un vigile che uno, vuoi per districare i grovigli sul lungolago, vuoi per sedare abbozzi di lite ai semafori.
Per tacere della loro utilità per indicare ai turisti villa Manzoni e villa Gomez, e persino le vie per il lago a qualche viaggiatore disorientato in centro.
Ma dei vigili urbani ci si deve ricordare solo per le contravvenzioni o magari per il dibattito sul loro armamento che tenne banco oltre un anno fa, quando infuriava la questione della sicurezza ?
Sulle pistole è sceso il silenzio o forse sparano a salve per esercitarsi, e intanto Lecco che non brilla certo per la sua ricettività alberghiera mostra di essere incapace di un'ospitale accoglienza.
Marco Calvetti
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