Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie. Accetta
  • Sei il visitatore n° 52.433.211
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Venerdì 13 aprile 2018 alle 08:39

ASST: la prof.ssa Frugoni parla di bambini nel Medioevo e di salute

Non solo scienza e ricerca: nella rappresentazione del protagonismo e della centralità dei bambini negli eventi vita, al centro del convegno organizzato nel pomeriggio di ieri, giovedì 12 aprile, dal Dipartimento Materno Infantile dell’ASST di Lecco, ha trovato spazio anche un interessante intervento a cura di Chiara Frugoni, storica medievalista e scrittrice, autrice del libro “Vivere nel Medioevo. Donne, uomini e soprattutto bambini”.

Chiara Frugoni

Una carriera, quella della professoressa, di grande prestigio, impreziosita dalla pubblicazione di decine di opere oltre che dalla scoperta, datata 2011, del profilo di un diavolo tracciato tra le nuvole in uno degli affreschi attribuiti a Giotto nella Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi, in grado di rimettere in discussione varie pagine di storia dell’arte e di suscitare parecchia curiosità in tutto il mondo. Dopo tanti lavori di natura prettamente specialistica, destinati a trovare posto perlopiù nella sezione “saggistica” degli scaffali delle librerie, recentemente Chiara Frugoni – introdotta nel pomeriggio di ieri dallo storico libraio lecchese Bruno Biagi – ha deciso di dedicare tempo ed energie a un’opera più divulgativa, valorizzata al massimo da un imponente apparato iconografico, che occupa oltre la metà dello spazio nelle 288 pagine del testo. Un libro che, in senso lato, trasmette anche l’idea che “il Medioevo non è poi così lontano da noi”, come ha ammesso l’esperta in apertura, “soprattutto se ancora siamo circondati da persone che, pur non avendo nessun tipo di conoscenza nel campo, continuano ad opporsi strenuamente ai medici e alle loro parole, e penso naturalmente ai vaccini”.

Bruno Biagi

“Nel Medioevo la morte di un neonato era un evento quasi normale, al quale non si dava troppo peso, e che di certo non era trattato alla stregua di una grande tragedia” ha spiegato Chiara Frugoni. “Le preoccupazioni maggiori sorgevano nel momento in cui il piccolo non era stato battezzato, per la paura di un ipotetico Limbo al quale sarebbe stato condannato: è proprio per contrastare questi timori che ai tempi venivano costruiti i cosiddetti “santuari della tregua”, nei quali si credeva che i bambini sarebbero resuscitati per il breve tempo della solenne impartizione del sacramento, per poi rimpiombare nella morte. Il Medioevo, del resto, è stata un’epoca densa di credenze, superstizioni e ideologie, che spesso finivano per mettere in serio pericolo la vita dei più piccoli: penso, per esempio, ai tanti casi di maltrattamenti di fanciulli lasciati morire perché, a causa di alcuni problemi nella crescita, che magari avrebbero anche potuto trovare una soluzione, si pensava fossero stati “scambiati dai diavoli” e pertanto indegni di sopravvivere”.
Tanti, quindi, i pericoli dei quali i bambini erano in balia nel Medioevo: dalla pedofilia agli abusi fisici e psicologici, dagli attacchi degli animali (spesso lasciati liberi di vagare lungo le strade) alle rovinose cadute provocate da trasporti per così dire poco “ortodossi”, ad esempio “a bordo” di “marsupi” legati alla bell’e meglio sulla schiena delle loro madri.


“Gravi problemi erano causati, inoltre, dal freddo nelle abitazioni e dalla perenne mancanza di igiene (basti pensare al fatto che normalmente i bambini passeggiavano per le vie scalzi, almeno fino all’età scolare), nonché dalle rigide fasce nei quali i neonati erano avvolti con la falsa credenza di agevolarne la crescita ossea e di migliorarne fin da subito la postura” ha proseguito la prof.ssa Frugoni. “Per non parlare, poi, delle pessime abitudini alimentari, a cominciare dalla pratica del baliatico, molto frequente anche tra le classi subalterne per favorire – evitando l’allattamento – la possibilità di gravidanze più vicine nel tempo: purtroppo si trattava, in realtà, di un “infanticidio differito”, soprattutto perché spesso capitava che i contratti di affidamento dei neonati alle donne – sempre esterne alla famiglia e solitamente residenti in campagna – venissero improvvisamente interrotti, con la conseguenza che i lattanti iniziavano, da un giorno all’altro, ad essere nutriti di farinate e altri alimenti solidi, con gravi danni per il loro organismo”.
Pesanti, per i bimbi del Medioevo, anche gli effetti di strane (almeno ai nostri occhi) abitudini come quella di stimolarne il pianto attraverso vari metodi nel tentativo di “aprire i polmoni e favorire la respirazione”, così come di violente punizioni corporali inflitte loro negli ambienti scolastici, ma anche in quelli famigliari. A rendere un po’ più roseo un quadro effettivamente abbastanza sconfortante, la diffusione di tanti giochi (non giocattoli, presenti quasi esclusivamente nei ranghi sociali elevati) da praticare all’aria aperta, come la “caccia alle farfalle” tanto documentata anche dalle affascinanti iconografie raccolte nel libro di Chiara Frugoni.
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco