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Scritto Lunedì 16 aprile 2018 alle 08:56

Ex Leuci: la capigruppo ha già deciso, non sosterrà la richiesta di 'vincolare' l'area

L'area ex Leuci
Ha già avuto una prima bocciatura la proposta del comitato "Cittadellaluce" resa pubblica in una conferenza stampa sabato mattina ovvero procedere con la richiesta alla Soprintendenza dei Beni culturali per porre sotto vincolo archeologico-industriale una parte dei fabbricati che insistono nell'area della ex-Leuci. Il comitato aveva infatti proposto all'Amministrazione comunale di sottoscrivere la domanda per rafforzarla, ma - si è già appreso -  l'idea non ha riscosso successo nella Commissione capigruppo che, già il 9 aprile, ha concordato "all'unanimità" - secondo il verbale - con il sindaco, optando per non supportare l'iniziativa.
Ma le novità che riguardano la storica ex fabbrica del centro della città non finiscono qui. Le ultime notizie di cronaca attorno ad un possibile riutilizzo dell'area - a fini industriali, non modificando, mettendo mano al Pgt, la destinazione d'uso - risalgono a gennaio, quando l'imprenditore Stefano Tornadù, che nei mesi precedenti si era detto disponibile a fare una proposta economica tramite la sua azienda Tmc di Teglio alla Lago Srl - la società che possiede l'area in via XI febbraio- ha dichiarato di non essere più interessato al sito perché le operazioni di bonifica dei capannoni dall'amianto sarebbero a suo dire cominciate troppo tardi.
In realtà, come dimostrano gli atti pubblici depositati alla Camera di commercio, l'imprenditore valtellinese era già da tempo della partita. Non attraverso la Tmc, ma tramite una società che nel nome ha le stesse lettere seppure in ordine inverso. Per capirlo bisogna tornare alla Lago Srl: fino alla fine dell'ottobre dello scorso anno la società era in mano a due holding - Relco e Roses - direttamente riconducibili all'imprenditore Giuliano Pisati, proprietario del marchio Leuci.
Il 25 ottobre le cose cambiano. Pisati cede il 96 per cento delle quote della Lago alla Cmt Srl con sede legale a Sondrio. I proprietari di quello che così diventa il nuovo socio di maggioranza dell'impresa che detiene l'area ex Leuci sono due in quel momento: proprio Stefano Tornadù e Cristina Gelpi. Qualcosa però non va.
Dopo meno di due mesi dall'ingresso nella compagine della Lago, prima Tornadù (il 29 dicembre) e poi Gelpi (il 17 gennaio) vendono tutte le loro quote della Cmt a Guido Gorla, domiciliato come la Gelpi a Carugo, il quale da quel momento diventa socio e amministratore unico di quella che è ancora oggi il maggior "azionista" della società che gestisce l'area della ex Leuci. Il resto sono fatti noti: a fine gennaio Tornadù annuncia pubblicamente un presunto passo indietro della Tmc, quando della Cmt non si fa mai menzione.
Il primo febbraio, al Palazzo di Giustizia di Corso Promessi Sposi, per la discussione dell'istanza di sequestro dell'area reiterata dalla Procura dopo il primo no del Gip, in relazione al mancato rispetto delle tempistiche di bonifica dell'amianto imposte dalla nota ordinanza sindacale, si presenta infatti il signor Michelangelo Anelli, legale rappresentante della Lago accompagnato però - per formalmente non "convocato" - dallo stesso Gorla che, intervenendo nella discussione, spiega al Tribunale del Riesame le vicissitudini societarie che hanno portato alla situazione attuale. In presenza di un piano di smaltimento presentato giusto il giorno prima, la richiesta del dr. Del Grosso viene congelata, con la discussione della stessa rinviata al 3 maggio. A brevissimo, ormai, dunque.
M.V.
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