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Scritto Giovedì 19 aprile 2018 alle 08:25

Olginate: lo ‘sbirro’ Langè parla di droga con i genitori, venerdì spettacolo per tutti

“L’ho provata per curiosità, ma non sono mica un tossico… Siamo ragazzi dai, non succede niente… Non andremo di certo in galera per due canne!”. E invece no, “perché la droga ti fotte: è da sfigati e non ha niente a che fare con la felicità”. È vero, si trova ovunque, tanto che ormai la sua diffusione sembra quasi normale, comunque una cosa più che gestibile: altro che tachicardia e ipertensione, altro che problemi psichiatrici, altro che dipendenze… Altro che “allarme sociale”.

A destra la presidente di Scuolaboriamo Ivana Bassani

Un tema tanto delicato quanto urgente quello affrontato nella serata di ieri, mercoledì 18 aprile, presso l’Aula Magna della Scuola Media di Olginate grazie alla presenza di Angelo Langè, lo “sbirro” anti-droga in prima linea sulle strade di Milano. Nato a Bergamo 51 anni fa, con la maggiore età si è arruolato in Polizia, prestando inizialmente servizio nelle volanti della Questura per poi iniziare a contrastare il crimine – e in modo particolare lo spaccio – direttamente sulla piazza. La sua attività è stata raccontata al cinema attraverso il documentario “Cocaina” e il film-verità “Sbirri” con Raoul Bova, nonché con le pagine del suo libro “Vite in Polvere”. Grazie all’omonimo progetto sviluppato da Scuolaboriamo in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Olginate, Garlate e Valgreghentino, Langè ha così incontrato i genitori degli studenti, prima di interfacciarsi direttamente con i ragazzi e lasciare poi spazio a una lettura scenica del suo volume con l’attore lecchese Alberto Bonacina, in programma per venerdì sera a partire dalle ore 21.00 presso il Teatro Jolly, in uno spettacolo aperto a tutti e ad ingresso libero. Un incontro, quello di ieri, fortemente voluto dall’Associazione Scuolaboriamo, “per fornire ai genitori tutti gli strumenti necessari per uscire dal torpore, per non farsi trovare impreparati e capire come dialogare con i propri figli in un’età già di per sé complessa, in cui non è facile affrontare certi temi”.

Angelo Langè

“Già ai tempi delle scuole medie iniziano a formarsi i “gruppi”, tutti con le proprie dinamiche interne, difficili da notare dall’esterno: i ragazzi, naturalmente, percepiscono il bisogno di sentirsi protagonisti, in un modo o nell’altro. Magari con una sigaretta, che però poi sembra non bastare più” ha esordito Angelo Langè, rivolgendosi sempre alla platea con grande schiettezza nel tono e nel linguaggio. “Anche io, da adolescente, faticavo a capire il “concetto” della droga. Dove sta la verità?, mi chiedevo. Ma davvero il passaggio dalle canne all’eroina è così breve? Quali sono le conseguenze (al di là degli aspetti penali) del suo utilizzo? Soltanto una volta entrato in Polizia ho iniziato a pensarci da un punto di vista diverso: negli anni ’90, a Milano, la droga costituiva un vero e proprio allarme sociale, troppo spesso affrontato con un atteggiamento noncurante di indifferente “accettazione”, di tolleranza, perché tanto sembrava una cosa normale…”.
E poi, perché preoccuparsi, fintantoché si è “tutti insieme, in gruppo”, finché “non succede niente”? “Chiaramente è una questione di scelte – ha proseguito Langè – ma è inutile negarlo, in certi casi, quando si sente l’urgenza di adeguarsi agli altri, di essere protagonisti, è davvero difficile comportarsi in maniera razionale. Poi ci si sente dire frasi come “l’ho solo provata così, per festeggiare il mio compleanno, ma non sono un tossico”. Tutte cazzate. La droga – e mi limito a parlare di hashish e marijuana – provoca certamente un’euforia momentanea, alla quale subentra però, solitamente, uno stato depressivo, che chiaramente spinge il consumatore a volerne di più, per provare a rimediare. È studiato scientificamente ma no, i ragazzi non ci credono. A loro sembra assurdo che possa causare anche problemi fisici quali tachicardia e ipertensione, o persino vere e proprie patologie psichiatriche in grado di sfociare in situazioni drammatiche”.

Ma la Polizia dov’è? Perché talvolta sembra “fare finta di niente”?
“Noi ci accorgiamo di quello che succede, anche perché spesso, nelle città, gli spacciatori sono proprio sotto ai nostri occhi” ha chiarito l’ospite dell’Istituto Comprensivo. “Le trafile per arrivare ad un arresto, però, sono sempre lunghe e complesse. Ogni caso è a sé e chiaramente non si può paragonare la detenzione di qualche grammo di hashish “ad uso personale” con quella di chili di marijuana (per non parlare di eroina o di ecstasy): prima di passare alle manette, è possibile anche effettuare una “segnalazione” al Prefetto, incaricato di prendere i provvedimenti del caso”.
Come affermano con convinzione anche alcuni ex spacciatori “intervistati” nel documentario di Rai 3 “Cocaina”, “la droga ti fotte, non ha niente a che fare con la felicità; non è vero che si può provare comunque, anche senza rischiare di andare in galera, perché non è assolutamente nulla di “stupefacente”, nemmeno se provata con gli amici, in compagnia”. Un messaggio forte, insomma, ulteriormente amplificato da quello lanciato da Raoul Bova attraverso la storia di Marco, per il quale “una volta (con l’ecstasy, ndr.) è stata anche l’ultima”. Un messaggio che Angelo Langè – con l’aiuto di Alberto Bonacina – proverà a trasmettere anche ai ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Olginate, per scongiurare il rischio di altre vite “andate in polvere”.
B.P.
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