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Scritto Mercoledì 02 maggio 2018 alle 18:20

Lecco, al prete si preferisce l'ufficiale di stato civile. Cecchin: ''l'importante è sposarsi''. Quanto ai beni, ad ognuno i propri

Monsignor Franco Cecchin
“L’importante è che ci si voglia bene: più famiglie abbiamo, più la società è viva”
. E’ una posizione assolutamente diplomatica ma allo stesso tempo schietta e al passo con i tempi, quella di monsignor Franco Cecchin, parroco di Lecco. Non importa se il sì è suggellato dinnanzi a Dio o a un delegato del sindaco, l’importante – sostiene in estrema sintesi il sacerdote – è che ci sia convinzione e “quell’amore reciproco che coinvolge la coppia ma anche la società”: nel 2016 – ultimo anno di cui si dispongono i dati completi – in provincia di Lecco i matrimoni civili hanno superato le unioni all’altare. Il 52% delle coppie convolate a nozze ha preferito una cerimonia laica al classico – quanto a questo punto superato – rito religioso.
“Siamo in una società sempre più secolarizzata. Se si chiede un matrimonio in Chiesa, si ha una consapevolezza precisa. Chi non ha una Fede profonda fa bene a optare per il matrimonio civile” spiega con serenità il prevosto, ricordando come l’unione sia in ogni caso ben “regolamentata”, con diritti garantiti e doveri (la fedeltà e il rispetto reciproco in primis) da non sottovalutare, attribuendo così “un valore anche allo sposarsi solo civilmente”. Certo, poi, le nuove tendenze interne alla comunità vanno analizzate: “questi cambiamenti – prosegue infatti il decano di Lecco – ci devono portare a interagire di più con i giovani, ad ascoltare i loro bisogni e le loro richieste. Ho compiuto 75 anni e quest’anno festeggerò 49 anni di sacerdozio: nella mia esperienza ho capito che la Chiesa ha bisogno di fare meno prediche e di ascoltare di più, per comprendere come le nuove generazioni vivono il valore della Fede”.

La fotografia scattata da Davide Mancino per il Sole 24 ore è però decisamente nitida e non solo in relazione alla “location” scelta per i fiori d’arancio: le famiglie italiane si allontanano sempre più dallo stereotipo – anch’esso decisamente superato – della Mulino Bianco. Se a livello nazionale nel 2016 una nuova coppia su 2 si è formata al cospetto non del prete ma dell’ufficiale di stato civile, una sola su 4 ha scelto la comunione dei beni, con soglia che a Lecco sale al 32%.

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In provincia, poi, quel “sì lo voglio” era già stato detto in almeno una precedente occasione dal 14% delle spose, una percentuale di un paio di punti inferiore rispetto alla media Italiana che “soffre” di profonde divergenze tra Nord (dove il ri-sposarsi è più frequente) e Sud (dove le nozze religiose sembrano “tenere” e un matrimonio nella vita sembra bastare, anche in caso di divorzio). Settentrione e Meridione, infine, cozzano anche quanto a frequenza delle unioni tra persone di nazionalità diversa: a Lecco, nel 2016, quasi una nuova coppia su 5 era composta almeno da un cittadino straniero. Altro segnale di come la nostra società stia cambiando, pur sempre nel segno dell’amore.
A.M.
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