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Scritto Lunedì 07 maggio 2018 alle 18:11

La 'Grande Lecco' più che un'utopia mi pare una battaglia persa in partenza

Marco Calvetti
Non ho ancor corrisposto al reiterato e cortese invito dei promotori della "Grande Lecco " in primis il fondatore di Appello per Lecco Corrado Valsecchi perché prima ancora del merito non condivido l'approccio e il metodo.
Loro farebbero bene a rispondermi "chissenefrega" e allora provo a motivare le ragioni di un dissenso che non vuole tuttavia scalfire la generosità degli intenti.
Lecco è il comune capoluogo ma non mi pare che in questi anni abbia esercitato un ruolo e una funzione di coordinamento se non in qualche segmento della pubblica attività.
Piuttosto mi sembra che la città si stia rintanando su se stessa non dando segni di crescita e di sviluppo in specie sul versante turistico che è una delle chiavi del futuro.
Un lago attrezzato, vissuto e frequentato potrebbe essere sì il polo e il porto di convergenza dei centri rivieraschi e della cintura urbana. Ma se fatichiamo a metter lì tre barche o a tirar su un albergo degno di questo nome, con quali carte si possono attrarre e convincere i già scettici sindaci e le amministrazioni limitrofe?
Un passo indietro: ricordo bene il cammino per arrivare a Lecco provincia che coinvolse e convinse 89 su 90 comuni del territorio e che sequela di approvazioni a partire dal Comprensorio alla Provincia di Como, alla Regione fino al Parlamento. Un iter legislativo e istituzionale durato anni e costato un'irripetibile partecipazione democratica.
Il processo della Grande Lecco dovrebbe passare da un referendum e da una legge regionale e io sono pronto a scommettere farebbe la fine di Renzi e del fatidico 4 dicembre 2016.
So bene che numerosi servizi dovrebbero essere consorziati per ovvie ragioni economiche e gestionali, ma da qui a dire che la visione del domani dei nostri comuni passi dalla Grande Lecco ce ne corre.
Annettiamo Malgrate per farci insegnare come si realizza un lungolago decente?
Oppure cominciamo con Garlate e con Pescate, con i primi cittadini di opposte fazioni che la "Grande Lecco " la vedono come il fumo negli occhi?
La prendo un po' all'ingrosso e mi riservo di intervenire più in profondità, ma come si fa a parlare di unione quando ci sono voluti mesi e mesi sul senso di marcia del Ponte Vecchio ?
I consigli comunali dibattano l'argomento utilizzando la provocazione di Appello per Lecco e conferendogli una fisionomia istituzionale altrimenti resta una proposta scolastica e accademica, di quelle che ne puoi inventare una al giorno.
Se non si è riusciti a mettere insieme Ballabio con Morterone, le case con le stalle, come è possibile immaginare che i campanili, le peculiarità, le tradizioni secolari possano stemperarsi in una aggregazione concepita a tavolino?
Lode all'impegno, accompagnata dal giudizio che chi crede realmente a questa fusione fredda deve essere politicamente "fuso".
Marco Calvetti
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